24 fotogrammi. Storia aneddotica del cinema – Intervista a Francesco Clerici

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“Ho iniziato a collezionarli, ne ho fatto una specie di archivio di stramberie ed eventi più o meno divertenti o evocativi”. Francesco Clerici ci spiega il suo 24 fotogrammi. Storia aneddotica del cinema.

Un secondo di un film, 24 fotogrammi, 24 storie che gravitano intorno al cinema. 24 storie che parlano di geni, registi per caso, filosofi del cinema, tecnici della cinepresa, ma anche di ognuno di noi”.

Questa è la descrizione ufficiale di 24 fotogrammi. Storia aneddotica del cinema, libro scritto dal regista Francesco Clerici nel 2011, edito da Secondavista Edizioni. A distanza di 3 anni dalla prima pubblicazione, ieri sera nella suggestiva location del parco di Monza, il giovane autore ha tenuto una speciale presentazione della sua opera, dismostrando di fatto il buon successo che continua ad avere questo libro.Noi di dituttounpop non abbiamo perso l’occasione di fargli qualche domanda in merito nonchè cercare di “scucirgli” qualche anticipazione sulle sue prossimo opere.

– Raccontare il cinema sotto forma di aneddoti è un’idea originale, com’è nata l’ispirazione per 24 fotogrammi?
Insegnando ai ragazzi linguaggio cinematografico e parlando di cinema nei cineforum, mi sono accorto che quello che si ricorda più facilmente di un evento è l’aneddoto. Stuzzica l’attenzione e la curiosità, la memoria. Così ho iniziato a collezionarli, ne ho fatto una specie di archivio di stramberie ed eventi più o meno divertenti o evocativi. Un archivio di storie all’interno della storia del cinema.  Poi ho selezionato quelle che per forma narrativa avevano embrionalmente potenzialità da racconto.

– Sei stato tu a rivolgerti a una casa editrice o ti hanno contattato loro?
Anche questo è un aneddoto, in un certo senso.In pratica io avevo scritto un racconto (si intitolava Il fumo) che aveva partecipato e vinto qualche festival (non pensare chissà cosa: vincere un festivalino dei tanti non vuol dire assolutamente niente). Massimiliano De Santis, l’editore di Secondavista Edizioni, era alla forsennata ricerca di materiale e scrittori che potessero interessargli. Si è in qualche modo imbattuto ne Il fumo, su internet, ha trovato la mia e-mail, mi ha scritto e mi ha chiesto se avevo altro da mandargli. Io non avevo granché, a parte l’elenco delle storie che raccontavo ai cineforum e alle lezioni. Gli ho detto che stavo terminando una serie di racconti su aneddoti cinematografici, una miscela di realtà e finzione sempre ispirata da storie verissime. In realtà avevo solo iniziato a buttare giù qualche riga su due aneddoti e avevo un racconto finito. Insomma ho bluffato: lui mi ha  chiesto di mandargliene “qualcuno”. Nei giorni seguenti ne ho scritti tre, glieli ho mandati, e gli sono piaciuti. Da lì poi è partito il tutto. Quando sono arrivato a dodici aveva deciso di pubblicarmi ma era convinto che esistessero già anche gli altri dodici: lì ho dovuto dire la verità. Non ne avevo più, ma avevo già “i soggetti”. Mi sono preso un mese di ferie, sono andato all’estero in un posto sperduto e ho scritto gli altri dodici più la parte finale (la sezione “backstage”).

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– Hai fatto molte ricerche per scrivere questi racconti? Facci un esempio.
Su alcuni personaggi per interesse personale avevo già letto molto materiale (è il caso di Buster Keaton su cui ho fatto la mia tesi universitaria, di Herzog, di Wilder o di Tati, per esempio). Ho letto poi testi molto eterogenei per avere uno sguardo da più punti di vista sulla stessa “persona” (proprio come persona, non tanto come “regista”, o “attore”): interviste, biografie, autobiografie, saggi, ma anche –quando possibile- testi di narrativa. Per esempio Osvaldo Soriano per Charlie Chaplin e Stan Laurel, o Bruce Chatwin per Werner Herzog.

– Cosa ti ha portato a scegliere i personaggi di cui parli nel volume 24 fotogrammi ?
Più che scegliere i personaggi ho scelto le storie (vere) che mi sembravano funzionare meglio come racconto singolarmente e come tassello di un mosaico in un senso più complessivo. Ci sono molti rimandi e riferimenti tra una e l’altra. Tutti hanno a che fare con alcune tematiche che ritornano, per esempio lo sconforto, l’apparenza, la malinconia, la semplicità umana che sta dietro al mito del “genio”.

– Molti di questi personaggi sono sconosciuti alla massa, come Ernest B. Schoedsack o Joseph Antoine Ferdinand Plateau. Se avessi scelto personaggi più attuali e conosciuti, pensi avresti avuto una commercializzazione maggiore?
Il vero motivo per cui ho scritto questo libro (e per cui l’ho scritto in questo modo, con l’uso delle note in modo “narrativo” e spesso ironico, con l’appendice finale “backstage” dove in forma di racconto affresco le biografie dei “personaggi in gioco”) è: stimolare la curiosità. Credo che un buon modo per farlo sia alternare il conosciuto allo sconosciuto. Il conosciuto funge un po’ da esca e apre le porte. Con questo non voglio dire che i racconti su Chaplin, Hitchcock, Walt Disney o Stanlio siano semplici esche. Anzi. Però un giusto equilibrio era in un certo senso importante. Come lo era tra fatti verissimi ed eventi romanzati. Molti cinefili conoscono tutti i personaggi in gioco, altri poco appassionati non ne conoscono quasi nessuno. La sfida era cercare di raggiungere entrambi i pubblici.

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– Il libro risale al 2011 ed ancora oggi lo presenti a vari eventi, questo vuol dire che continua ad avere un buon successo?
Mi piace pensare che sia un long-selling (si dice così?). Spesso lo presento ancora in cinema, cineforum, cinecircoli. E così alcuni (che non lo hanno letto) lo scambiano per un saggio. Invece per me è narrativa al 100%, anche se i personaggi di cui parlo sono continuamente scoperti da nuove generazioni tra l’altro, per cui in teoria nuove leve potrebbero appassionarsi alle storie col tempo…ci spero insomma… In generale quando sono partito pensavo che avrei venduto poche centinaia di copie, invece sta andando molto al di là di ogni mia aspettativa.

– Qual’è, tra tutti i 24 fotogrammi , l’aneddoto che preferisci?
Sentimentalmente sono legato a quello su Buster Keaton e Totò, che è forse quello più inconcludente invece a livello narrativo. A pranzo due giorni fa mi hanno ricordato ridendo molto il racconto su Hitchcock che prova a intrattenere (e a trattenere) alcuni sconosciuti in ascensore testando possibili soggetti per eventuali film….Quindi stavolta è questo il mio preferito.

– Hai in cantiere un nuovo progetto, o il tuo cammino editoriale finisce qui? (Se si, puoi fornirci qualche anticipazione?)
In realtà il cammino è già proseguito nel frattempo con una serie di racconti pubblicati in un catalogo d’arte di Velasco Vitali (Velasco Vitali: 416 città fantasma nel mondo, Skira, Triennale di Milano, 2013). Ho un altro libro di racconti già pronto, un romanzo su un vecchio che gioca a ping pong lasciato a metà, un libro di racconti per bambini (su una foca) all’inizio, e altre idee qua e là… ma forse sto bluffando di nuovo….

*intervista a cura di Luca Lemma e Davide Consolandi

Il libro è acquistabile (cosa che consigliamo vivamente) sia in versione cartacea sia ebook a QUESTO indirizzo.

Beh, che dire... Amo le Serie tv, il Cinema e il Design... ah, anche mangiare, ma questo è un altro discorso. Scrivevo, scrivo e penso che continuerò comunque a farlo nonostante il tempo tiranno. Sono ovunque, in ogni sezione c'è del mio, come una pianta infestante in pratica. In passato, come molti colleghi presenti su dituttounpop, ho preso parte al progetto editoriale "Un anno con il Serial Club". Membro fondatore della #bandadellapellicola Non siate timidi e per comunicati, eventi, news scrivetemi! l.lemma@dituttounpop.it