Alessandro Fullin un artista pop trimestrale

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Alessandro-Fullin“Melania Bridge, studiosa di botanica impegnata nella compilazione di un importante erbario con tutte le specie tropicali, accetta l’invito di Irina Lariovna, un’illustre collega che ha scelto di vivere in una villa fatiscente immersa in un labirinto dove prosperano indisturbate piante rare e molto aggressive.

Un incubo vegetale dalla complessa e conturbante bellezza che striscia nell’anima di chi vi si addentra. In questo luogo così singolare, permeato di romantica nostalgia, Irina abita con due sole persone: la signorina Prugineim, ossuta governante dall’acconciatura scolpita e il sesso indefinito, ed Esteban, giovane giardiniere dolce e servizievole di eccezionale avvenenza”.

Questa è la trama di Panico Botanico il nuovo romanzo di Alessandro Fullin. Siamo andati alla presentazione romana del libro, dove l’autore ha avuto un’ospite straordinaria: Geppi Cucciari.

Un’accoppiata davvero esplosiva, che ha trasformato la presentazione in un momento di comicità senza eguali, senza però distrarci dal vero motivo per cui eravamo lì: Panico Botanico. Abbiamo chiesto ad Alessandro Fullin di parlarci del libro e della sua visione della cultura Pop e abbiamo scoperto con immenso piacere che lui si sente in tutto e per tutto un artista Pop. Non poteva non essere Pop anche la chiacchierata che ci siamo fatti  con lui.

Vi avvertiamo che il libro, che dovrete assolutamente avere, non lo troverete mai nello scaffale giusto, ma in fondo la sua forza è anche quella di non essere etichettato in nessun modo … esattamente come l’autore.

Come nasce Panico Botanico?

Nasce perché dovevo pagare l’IVA. Mi scadeva il trimestre iva e lo dovevo pagare così ho scritto questo nuovo romanzetto per pagarlo.

Perché il titolo Panico Botanico?

Il titolo è molto bello e sta creando un gran caos nelle librerie che lo stanno mettendo negli scaffali più assurdi. Invece che in letteratura lo mettono in giardinaggio. I commessi non sanno mai dove metterlo perché è un titolo talmente assurdo che si trovano davvero in difficoltà e la cosa mi diverte moltissimo.  Ricevo ogni giorno messaggi di amici che mi segnalano dove lo hanno visto esposto, è stato messo tra i libri di auto analisi come trattato sulla fobia delle piante.

Sei un artista completo e, fortunatamente, molto surreale e quindi sei vicino alla cultura Pop. Cos’è per te la cultura Pop?

È la mia cultura. Sono nato nel 1964 quando Warhol espose le sue prime tele a Venezia grazie a Leo Castelli, famosissimo gallerista americano, ma triestino d’origine, che portò i nuoiorchesi, rompendo completamente tutto quello che gli europei avevano compreso fino a  quel momento e l’Europa per la prima volta dovette cedere lo scettro agli americani. Io ero li, a 100 chilometri, e secondo me questa cosa ti resta dentro.

La cultura pop spesso è considerata una cultura non seria, quasi bassa. Quanto c’è di serio nel pop(olare), nella comicità?

È come usi le forme. Tu puoi prendere le forme pop e tutto sta a come le usi. Se non le sai usare bene rischi di fare qualcosa che non abbia valore. Io come scrittore uso i genere popolari, per questo dico che sono uno scrittore Pop, i fotoromanzi, i gialli, ma non quelli dei maestri quelli dell’edicola con quegli intrecci li, il romanzo rosa e li mescola e ne faccio una cosa che ha un altro senso, ma la radice è proprio quella Pop.

 

 

 

 

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.