Believe, quando i grandi nomi non sono sinonimo di successo

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Believe (Premium Action dal 12 novembre)Da questa sera (e ogni mercoledì) arriva in prima tv, in prima serata su Premium Action Believe, andata in onda la scorsa primavera sulla NBC e cancellata dopo una sola stagione. Grandi nomi hanno lavorato a questa serie tv, Believe è infatti creata da Alfonso Cuaron con Mark Friedman e la produzione di JJ Abrams, con Cuaron che si è occupato anche della regia del pilot. Ma non sempre i grandi nomi riescono ad ottenere un successo.

Believe su Premium Action
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Al centro delle vicende una ragazzina dotata di poteri sovrannaturali che intraprende una fuga on the road con un condannato a morte per un crimine non commesso. La piccola Bo, fin da quando aveva due anni ha manifestato poteri soprannaturali, come levitazione, telecinesi e predizione del futuro, che non ha mai saputo gestire e capire pienamente. Rimasta orfana, la ragazzina viene cresciuta dai True Believers, un gruppo incaricato di proteggerla da malintenzionati che vogliono utilizzare i suoi poteri per i propri fini. Arrivata all’età di dieci anni, i suoi poteri diventano straripanti e le minacce sempre più insidiose, così il gruppo decide di affidare Bo a Tate, un condannato a morte che però è innocente, unico in grado di farle da protettore.La piccola Bo è interpretata da Jonnhy Sequoyah, mentre Tate è Jake McLaughlin, mentre gli unici volti conosciuti si trovano nei personaggi di contorno tra cui spicca Kyle MacLachlan.

La bibbia tv “Entertainment Weekly” ha detto di Believe: “solo per il pedigree merita la visione, e la puntata-pilota diretta da Cuarón è una delle migliori ore di televisione degli ultimi anni”. E sicuramente non gli si può dar torto, in fondo una puntata pilota non si nega a nessuno, ma questa puntata pilota deve essere in grado di spingere lo spettatore a proseguire il percorso. E Believe in questo fallisce. Tecnicamente e poeticamente ineccepibile, la prima puntata di Believe pecca di emozione, non riesce a coinvolgere lo spettatore, che si trova ad assistere ad un raffinato esercizio di stile senz’anima, spingendo a chiedersi “perchè proseguire?”.

Il pilot di Believe nel suo afflato poetico ricorda le due stagioni della sfortunata Touch con Kiefer Sutherland, con un padre che cerca di proteggere il figlio “speciale” al centro di una cospirazione mondiale, alterando in entrambi i casi momenti poetico-metaforici e d’azione. Believe è un pilot da vedere per gustare la mano del regista di Gravity ma non aggiunge nulla di nuovo al panorama seriale, anzi fin troppo rimanda ad un’altra serie, finendo nel giro di poche puntate nel dimenticatoio. Ma senza rimpianti.

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