Cesare Cremonini Un grande artista non muore. Non per noi: il toccante post su Facebook

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Cesare Cremonini Un grande artista non muore

“Gli artisti sono nostri, le persone sono di chi li accompagna ogni giorno. I primi sono immortali. Ai secondi, beh…ci somigliamo tutti parecchio.”

Cesare Cremonini Un grande artista non muore. Non per noi. Il suo toccante ricordo sui grandi scomparsi della musica

Ognuno di noi ha un’artista preferito o ha un genere che predilige rispetto un altro. Che tu sia un grande fan o un semplice “simpatizzante”, siamo tutti consci però dell’immensità artistica di un grande interprete. Cresciamo, viviamo e tal volta soffriamo con sempre in sottofondo una colonna sonora associandone automaticamente determinati stati d’animo e ricordi.

Solo recentemente abbiamo assistito alla dipartita di due grandissimi; ma David Bowie e Lemmy Kilmister sono solo gli ultimi di una serie di grandissimi che chi per un motivo chi per un altro ci hanno lasciato.

Queste perdite non hanno segnato solo noi, spettatori passivi di questa grande macchina chiamata musica, ma anche personaggi attivi, tant’è che questa mattina Cesare Cremonini ha voluto scrivere un suo personale ricordo su questi artisti sulla propria pagina facebook, affidando ai suoi fan cosa sono stati per lui.

“Un grande artista non muore. Non per noi.

Ora vorrei dirlo con grande sincerità: per chi come me ama la musica e le grandi opere musicali venute alla luce nell’ultimo secolo, l’eroe che le ha composte e cantate non si fa uccidere da niente e da nessuno. Vi porto l’esempio di Lucio Dalla che, in particolare modo per chi è nato e cresciuto a Bologna, è stato un artista al pari dei più grandi di tutti i tempi, un genio anche quando messo a confronto con le icone della musica internazionale, anche messo sulla stessa bilancia dell’immenso David Bowie…”

Un grande artista non muore. Non per noi.

…Sarei ipocrita se vi dicessi che sento la sua mancanza. Per me Dalla è più vivo che mai, oggi, e nella mia playlist quotidiana lo ascolto e riascolto con passione, come facevo anche prima che se ne andasse. Dimentico senza alcun dubbio la sua assurda e improvvisa scomparsa e lo sento fortemente ancora qui, a piedi nudi, sotto la pioggia di via D’Azeglio, a passeggiare tranquillamente tra la gente della mia città. Cantando a squarciagola una tra le tante opere d’arte che ci ha donato. Ho ascoltato e riascoltato in questi anni i Queen e Mercury con la passione sentimentale di un ragazzino innamorato, come li avessi appena scoperti, e mi sono addormentato sugli scogli di accordi di chitarra di Lucio Battisti ogni notte, fin da bambino, quasi fossi stato ospite ogni sera a casa sua in campagna. Amy accarezza nervosamente i suoi capelli tutte le mattine mentre esco dalla doccia e quando sono stanco mi barcolla addosso. Ci sorreggiamo a vicenda. Lennon piange se piango e ride se rido. Lou Reed colora le mie visioni diurne più del sole e delle stagioni che si susseguono, quando viaggio in macchina. David Bowie mi dipinge di nero le unghie, il suo sarcasmo ricopre di brillantina ogni mio venerdì notte, e lo riempie di consigli accattivanti, e giochi di parole, e sfumature, e ribolle il mio sangue e mi spara costellazioni di stelle nella nuca. Sniffa le mie paure e si compiace nel vedermi al tappeto prima di darmi una mano a rialzarmi. Quando voglio. Se mi va. È qui con me.

Così, un grande artista non muore. Non per noi.

È triste e commovente fermarsi a pensare, semmai, a chi lo amava davvero, a chi ora sta guardando gli oggetti che gli appartenevano, una penna appoggiata sul tavolo, il libro non ancora finito, un cellulare in carica sul comodino e un corpo spento sul letto. La macchina pulita, parcheggiata storta nel garage. La chitarra. Puoi immaginare quali sofferenze e gioie abbiano dovuto condividere nell’arco di una vita o un pezzo di essa, e con quale umanità e tenerezza possano aver poi osservato un marito, un padre, un figlio, una moglie o un fratello, lentamente spegnersi, accompagnando una fine troppo precoce e inattesa, a cui non si è mai preparati. Chi li amava seriamente (e amare seriamente è una faccenda complicata se si parla di stare accanto a un artista), si è fatto e si farà coraggio spero anche attraverso l’affetto dei tanti fan orfani del loro eroe che continueranno a sentirlo vivo ascoltandolo. Sarà stato quasi impossibile e doloroso al limite del comprensibile per alcuni di loro perdere quel qualcuno che dietro la notorietà falsa e meschina, che sopravvaluta e delude, nascondeva fragilità umane meravigliose e dolcissime. Ma questi non siamo noi. Per noi è diverso. Questo è il miracolo per cui hanno lottato e lottano tutti gli artisti da sempre. Penso a Freddie Mercury, a Micheal Jackson, a Lucio Dalla, a Lucio Battisti, Amy Winehouse, Lou Reed e tanti, tanti altri uomini e donne venuti dallo spazio che hanno affrontato questo passaggio verso l’immortalità sapendo che la morte un giorno avrebbe spento l’ultima loro opera meravigliosa, la vita. Penso a David Bowie.

Gli artisti sono nostri, le persone sono di chi li accompagna ogni giorno. I primi sono immortali. Ai secondi, beh…ci somigliamo tutti parecchio. Metti su un disco.

Noi possiamo ancora sorridere.

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