David Bowie: Il Duca Bianco è diventato Nero

0
David Bowie
**FILE**David Bowie attends an awards show June 5, 2007 in New York. Bowie has donated $10,000 to a legal defense fund for six black teens charged in an alleged attack on a white classmate in the tiny central Louisiana town of Jena.(AP Photo/Stephen Chernin)

Blackstar: il nuovo singolo di David Bowie

Siamo a Novembre, Natale è arrivato in anticipo: è uscito il nuovo singolo di David Bowie, Blackstar, title track del nuovo disco che uscirà l’8 Gennaio 2016. Quello che mi è parso evidente dopo averlo ascoltato è che questo signore di quasi settant’anni stia giocando proprio un altro campionato, il suo. Neanche a farlo apposta, infatti, qualche giorno fa i riflettori erano puntati su un altro grande evento: il nuovo disco di Adele, 25, preceduto dal singolo, Hello. Ovviamente stiamo parlando di due opere di genere diverso però è chiaro che ci troviamo davanti a due approcci alla musica filosoficamente agli antipodi: da una parte abbiamo un’artista giovane che già al terzo album ha deciso di gettare la spugna, di andare sul sicuro, che dopo quasi cinque anni dal suo ultimo lavoro ha tirato fuori un disco che non si sposta di un millimetro dal precedente, puntando quindi alla pancia del consumatore di musica medio. Dall’altra parte, invece, parliamo di un artista che si pensava aver già dato tutto negli anni settanta e che tuttavia per l’ennesima volta si rinnova, sperimenta e si mette in gioco regalandoci una canzone che è quella perfetta sintesi naturale tra testa e cuore che ha cercato per tutti gli anni novanta. E il disco, che uscirà nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno, seguirà questa scia rivoluzionaria come ha prontamente affermato Tony Visconti, produttore del disco e suo storico produttore del periodo d’oro.

Viene spontaneo mettere a confronto le scelte dei due artisti semplicemente perché sono due dei pochi cantanti rimasti a smuovere le masse a livello di commerciale e mediatico, anche se per motivi e pubblici diversi. E fa strano vedere una ragazza di ventisette anni, che potrebbe approfittare della sua posizione privilegiata per cercare di indirizzare i suoi ascoltatori verso nuovi lidi, arroccarsi nella sua torre d’avorio fortificata, mentre un anziano cantautore usa il suo potere per fare quello che vuole senza preoccuparsi troppo delle conseguenze e portando avanti il suo discorso. Perché a questo punto è palese che Bowie, dal suo disco precedente, The Next Day, piano piano stia creando qualcosa di molto personale. Quello del 2013, infatti, era un disco ottimo, seppure ancora ibrido, dove il rock puro la faceva da padrone, ma dove si intuiva già che in nuce stava succedendo qualcosa di molto più importante. Era evidente che il jazz della bellissima Sue (Or in a Season of Crime) era il primo step verso la ricerca di qualcos’altro. Difatti, sempre Visconti ha dichiarato che il nuovo disco sarà suonato da musicisti jazz perché se avessero usato i soliti collaboratori sarebbero stati rocker che provavano a fare il jazz, invece in questo modo la situazione viene capovolta creando così qualcosa di nuovo e interessante.

Ma il singolo Bowie è molto più che un pezzo jazz, anzi, questa caratteristica si mescola perfettamente, nella prima parte del pezzo, a un’atmosfera cupa e angosciante, resa possibile soprattutto dal sax tenore e dalla sua voce distorta digitalmente. Bowie ci introduce in questo mondo distopico dove lui stesso è turbato, dove l’inquietudine viene sottolineata anche dalla batteria che sembra suonare freneticamente, senza quasi darci punti di riferimento. Ma poi, finalmente, dopo una breve pausa in cui gli archi e i synth tornano su armonie che sembrano spazzare via tutte le nuvole dal cielo per permettere alla luce di tornare a splendere, arriva il rassicurante canto melodico del Duca su una base dolce, quasi da ballata. Ma a ricordarci che questo nuovo mondo, di cui Bowie si fa profeta, non è affatto sicuro, tornano quelle inquietanti voci distorte del primo atto, anche se messe in secondo piano, ma comunque ben distinguibili, per poi lentamente ritornare nell’angoscia delle atmosfere iniziali, stavolta con un ritmo cadenzato della batteria e non più frenetico, forse per indicarci che il processo di cambiamento è iniziato.

Insomma, questo singolo fa il suo lavoro: farci aspettare con trepidazione il resto del disco. Ed è curioso come avidamente pretendiamo che David Bowie ci consegni un lavoro differente dal resto della sua produzione, come chiediamo ancora una volta a uno che ha cambiato per sempre la storia della musica di stupirci di nuovo, mentre permettiamo alle nuove leve di stare lì a rimirarsi nel proprio specchio.

David Bowie – Blackstar