El Abrazo de la Serpiente: un documentario, due storie, un grande racconto [RECENSIONE]

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El Abrazo de la Serpiente: recensione del film di Ciro Guerra dal 4 Agosto 2016 nelle sale italiane

Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2015 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, dove ottenne il premio Art Cinéma, e candidato al Premio Oscar 2016 per il Miglior Film Straniero, El Abrazo de la Serpiente di Ciro Guerra è un viaggio, tanto dolorosamente fisico quanto intensamente metaforico, che i protagonisti compiono in due storie parallele, uguali ma disgiunte in due epoche diverse, per salvarsi, o meglio per (ri)trovare se stessi.

El Abrazo de la Serpiente: i cinema dove vederlo

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El Abrazo de la Serpiente è distribuito in Italia da Movies Inspired dal 4 Agosto 2016 per un periodo di tempo limitato e solamente nei seguenti cinema:

ROMA Giulio Cesare, Lux, Madison
TORINO Classico, Due Giardini
MILANO Apollo
MANTOVA Mignon
BERGAMO Capitol
UDINE Visionario
TRIESTE Fellini

El Abrazo de la Serpiente: la recensione

Karamakate, un potente sciamano dell’Amazzonia, ultimo sopravvissuto del suo popolo, vive nella giungla più profonda, in isolamento volontario. Decenni di solitudine hanno fatto di lui un chullachaqui, il guscio vuoto di un essere umano, privo di ricordi e di emozioni. La sua vita svuotata è sconvolta dall’arrivo di Evan, un etnobotanico americano alla ricerca della yakruna, una pianta sacra dai grandi poteri, in grado di insegnare a sognare. Insieme si imbarcano in un viaggio nel cuore dell’Amazzonia, durante il quale passato, presente e futuro si intrecciano, e durante il quale Karamakate lentamente inizia a riconquistare i suoi ricordi perduti.

La regia di Ciro Guerra segue i protagonisti nella giungla amazzonica, un luogo ancora in larga parte inesplorato, e per questo così affascinante. Il punto di vista è quello degli indigeni nonostante sembri quello dei due scienziati che, a 40 anni di distanza visitano quegli stessi luoghi: il primo per salvarsi dalla malattia, il secondo per trovare la yakruna. Vengono così sviscerati – è proprio il caso di dirlo – i riti, le credenze e le leggende delle persone che abitano questi luoghi incontaminati, selvaggi, eppure con le proprie leggi non scritte, le proprie abitudini, la propria sopravvivenza regolata. Il risultato per lo spettatore è un’esperienza visiva davvero intensa. Il montaggio gioca continuamente tra passato e presente, allacciando le storie dei due scienziati, i primi uomini a viaggiare nell’Amazzonia nord-occidentale alla ricerca di saperi ancestrali. Il viaggio porterà non solo i due scienziati, ma soprattutto Karamakate, a una nuova consapevolezza di se stesso: ricorderà perché ha dimenticato e dimenticherà ciò che è troppo doloroso ricordare.

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C’è un curioso parallelismo anche fra il mondo umano e animale del film: entrambi sanno essere brutali e senza perdono, proprio come il serpente del titolo. El Abrazo de la Serpiente è un documentario che va oltre il suo genere di appartenenza, per raccontare una grande storia dalle tinte epiche, abilmente narrata, puntualmente filmata, ispirata ai diari dei primi esploratori dell’Amazzonia colombiana: l’etnologo tedesco Theodor Koch-Grunberg e il botanico americano Richard Evans Schultes. Il risultato è un racconto appassionato, coinvolgente, che fa riflettere e sensibilizzare con chi è così diverso da noi occidentali, un tema quantomai attuale e importante in questi tempi difficili.