Il caso Spotlight: recensione in anteprima del film di Tom McCarthy

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il caso spotlight

Il caso Spotlight è un film che tratta un tema estremamente delicato, quello della pedofilia nell’ambito della Chiesa, per di più tratto da una storia vera, con puntualità e rispetto.

Lo fa attraverso la sceneggiatura senza fronzoli di Josh Singer, con quel pizzico di emotività per dar corpo ai giornalisti fautori dell’inchiesta, in modo che non siano meri esecutori e che risultino “freddi” allo spettatore. Lo fa attraverso la regia, pulita e puntuale, di Tom McCarthy (che ha collaborato alla sceneggiatura). Lo fa attraverso il montaggio e la fotografia, perfettamente compiuti, di Masanobu TakayanagiTom McArdle rispettivamente.

il caso spotlight
Il team Spotlight (McAdams, Ruffalo, D’Arcy James) all’opera in una scena del film

La pellicola, presentata fuori concorso alla 72ª Mostra di Venezia e uscita negli Usa a Novembre, si concentra sul reale “scandalo” venuto a galla dopo l’inchiesta messa in atto nel 2001 dal team Spotlight – capitanato da Walter Robinson (Michael Keaton) e composto da Michael Rezendes (Mark Ruffalo), Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Matty Carroll (Brian D’Arcy James) – all’interno del quotidiano di Boston, sull’arcivescovo Bernard Francis Law (Len Cariou), accusato di aver coperto molteplici casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie.

L’indagine, voluta dal nuovo direttore del giornale Marty Baron (un sorprendente Liev Schreiber), ha vinto il Premio Pulitzer nel 2003, affrontando però una difficile gestazione: sia per l’inimicarsi automatico assieme al resto del team e a Ben Bradlee Jr. (John Slattery) della Chiesa Cattolica, storicamente ben inserita nella comunità di Boston; sia per l’attentato all’11 Settembre, che costrinse il team a mettere temporaneamente da parte il caso in funzione della tragedia appena accaduta. Attraverso la pellicola vengono così affrontati temi come la religione e la fede, costringendo i protagonisti – e di conseguenza gli spettatori – a interrogarsi sulla propria posizione in merito. Non manca ovviamente il piglio giornalistico d’assalto, in nome della verità, profondamente americano. Gli attori sono tutti perfettamente in parte, anche se spiccano i sempre poliedrici Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Stanley Tucci (che rappresenta la “legge che aiuta”, al contrario del personaggio di Billy Crudup).

il caso spotlight
Michael Keaton e il vero Walter Robinson

C’è un “però”, come spesso accade in questo tipo di film. Ovvero il rischio di diventare un po’ troppo “documentaristico” nel mostrare “il caso Spotlight”, che alla fine è la storia da raccontare, più delle vicissitudini personali del Boston Globe e delle personalità coinvolte. Nonostante la bravura attoriale, il casting riuscito e una regia sempre precisa, la storia risulta un po’ fredda, meccanica, pur nell’empatia naturale che scatena in seguito all’argomento trattato.

Il film, candidato a 6 premi Oscar, sarà nelle nostre sale dal 18 Febbraio 2016 su distribuzione BIM.