Intervista a Christian Bachini l’espatriato di Pechino Express

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Christian Bachini

Christian Bachini voleva diventare un attore di film d’azione in Cina e c’è riuscito. A Pechino Express gareggia negli #espatriati. Lo abbiamo voluto conoscere meglio

A poche ore dall’inizio della quarta puntata di Pechino Express abbiamo incontrato il pratese Christian Bachini della coppia degli #espatriati.

La storia di Christian è una storia molto Pop.

Lui qui da noi, prima dello show, era uno “sconosciuto”, ma dal 2009 in Cina, dove vive e lavora, è la prima star italiana di film d’arti marziali.

Al di là di quella “milionata” di cinesi sparsi nel mondo e dei suoi amici pratesi, che sicuramente lo conoscono come quello che lavora in Cina, come dicevamo il suo nome non diceva molto al pubblico italiano, ma a parte l’esperienza di Pechino Express a breve girerà qui in Italia un film come regista e interprete, prodotto e interpretato da Luca Argentero, che lo vedrà impegnato in funamboleschi inseguimenti nel centro di Roma.

Ecco cosa ci siamo detti!

Tu vivi e lavori in Cina, ma a differenza di molti non ti occupi di Import/Export, ma sei una super star del Cinema. Come si arriva da Prato a diventare una stella a Shangai?

Quando ero piccolo con mio padre vidi “Supercop” con Jakie Chan e mentre lo vedevo pensavo che io avrei voluto fare quel lavoro.

La passione per le arti marziali e per i film di azione da “Die Hard” a quelli di Bruce Lee, ovviamente, pensai di poterla unire andando in Cina o in oriente, rimasi affascinato non solo dall’attore, ma anche dai luoghi dove si svolgeva la storia.

Decisi di allenarmi e studiare recitazione per prepararmi per realizzare il mio sogno e mi sono imposto 23 anni come limite massimo per farlo e per trasferirmi. E cosi ho fatto.

Probabilmente la Chinatown pratese ha reso meno difficile l’impatto che ho avuto una volta arrivato lì. Ero in qualche modo abituato a vedere le lanterne rosse fuori dai negozi le scritte e sentire parlar cinese, vivere nella città con la più grande comunità cinese in Italia è stata una fortunata coincidenza per me.

Dato che i tuoi film qui da noi non escono quando torni a Prato sarai accolto sicuramente con affetto dai tuoi amici e da Star dalla Chinatown pratese. La cosa ha un suo risvolto comico non trovi?

Si assolutamente. I miei film qui non hanno distribuzione e sono una “persona normale”se non nella due strade di Prato dove vivono i cinesi che ancora vedono i loro film, che sono molto autoreferenziali fatta eccezione per qualche Blockbuster o per Jackie Chan che è una star mondiale. Lavorando lì mi sono guadagnato anche la fiducia di molti di loro che amano parlare con me che faccio un po’ da ponte tra le nostre culture. Sono l’Italiano di cui si fidano.

E come sei finito a Pechino Express?

È arrivato un po’ per caso. Mi ha contattato la casa di produzione e mi ha parlato del programma che io non conoscevo perché vivendo lì non ho più contatti con la televisione occidentale non solo quella italiana. Essendo un adventure game mi ha incuriosito, ammetto che se fosse stato un reality nona avrei accettato perché non è un genere che amo. Ho saputo che fino alla passata edizione si svolgeva in Asia, se si fosse svolto lì non ci sarebbe stata gara, ho chiesto consigli a chi a Roma o a Prato conosce il programma e tutti mi hanno detto “vai tranquillo è molto divertente” e ho deciso di buttarmi. Anche la location mi ha incuriosito da fan dei fumetti bonelliani e di tutto il filone italiano ambientato in sud America ero curioso di scoprire questo continente che non avevo ancora mai visitato.

Come ti sei trovato con i compagni di avventura che avevano dalla loro la fama, penso alle coppie famose, e anche la preparazione “mentale” al programma sapendo almeno in parte quello che li aspettava?

Si quello è vero io ero a digiuno di tutto, ma mi sono trovato benissimo. Di carattere sono molto socievole e tra noi si è creato uno spirito di gioco senza troppa competizione. Ogni tanto dalla produzione ci ricordavano che non dovevamo aiutarci troppo. Mi è piaciuto conoscere i vip italiani e scoprirli al di la dello schermo essendo io abituato a lavorare con i colleghi cinesi.

Costantino com’è stato come “padrone di casa”?

Costantino è così come lo vedi. È molto divertente e alla mano. Ci spronava e aveva un ottimo rapporto con tutti.

Parlaci del tuo progetto con Luca Argentero.

Stiamo aspettando un copione con l’aggiunta della parte di commedia italiana. Adattamento che ha curato David Ceccarelli, anche lui pratese. Posso dire che sarà una sorta di Arma Letale con una parte noir e pulp mischiato a una parte più comedy. Due poliziotti agli antipodi. Luca romano un po’ coattello e io dell’Interpol che parla poco e mena tanto. Ci tengo molto perché sarebbe il primo film italiano, perché è prodotto in Italia, con cast misto che troverebbe distribuzione in 3000 sale cinesi.

Pechino Express si vede in tv e si legge sui social qual è il tuo rapporto con i social in Cina?

Il mondo social come lo vivete qui in Cina non esiste. Ho dovuto iniziare ad usare Facebook e Twitter e non ho molti followers perché qui nessuno mi conosceva e i miei fan non hanno modo di accederci perché lì sono tutti censurati. In Cina noi attori usiamo un social network che è un misto tra Facebook e Twitter, ma essere una star lì significa avere il tuo mondo lì.

 

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.