Intervista a Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, registi di Mine

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Intervista a Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

Intervista a Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, i due registi 100% made in Italy di Mine, pellicola distribuita da Eagle Pictures con Armie Hammer

Mine è sicuramente uno dei film che attendiamo maggiormente, non solo per la trama e il viaggio introspettivo che affronterà il protagonista nel corso della storia, ma soprattutto perché i registi e sceneggiatori della pellicola sono entrambi italiani, alle prese con una produzione internazionale.

Fabio Guaglione e Fabio Resinaro racconteranno la storia di un soldato (Armie Hammer), il quale mentre sta tornando al campo base dopo una missione, inavvertitamente poggia il piede su una mina antiuomo. Non può più muoversi, altrimenti salterà in aria. In attesa di soccorsi per due giorni e due notti, dovrà sopravvivere non solo ai pericoli del deserto ma anche alla terribile pressione psicologica della tutt’altro che semplice situazione.

Nel cast troviamo Armie Hammer (John Edgar), Tom Cullen (Downton Abbey), Annabelle Wallis (I Tudors), Juliet AubreyGeoff Bell e Clint Dyer.

In attesa dell’uscita della pellicola, nelle sale italiane a partire dal 6 Ottobre 2016 e distribuita da Eagle Pictures, abbiamo avuto il piacere di intervistare il duo registico.

Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, due nomi che negli ultimi anni hanno iniziato a farsi conoscere nel panorama cinematografico con un ottimo riscontro. Buongiorno ragazzi e grazie per essere qui con noi.
Cominciamo con la classica domanda di rito: chi siete ma, soprattutto, come è nata la vostra collaborazione?

Guaglione: Buongiorno a voi. Ad oggi siamo due registi, sceneggiaori, produttori, postproduttori…

Resinaro: Filmmakers, letteralmente. Facciamo i film.

Guaglione: Ci siamo conosciuti al liceo scientifico, dove siamo diventati degli scienziati. Solo che invece che studiare matematica e fisica, scarabocchiavamo fumetti e pensavamo a come realizzare il nostro primo cortometraggio.

Mine è la vostra ultima fatica. Un soldato bloccato nel deserto, con un piede su una mina antiuomo, alle prese con le difficoltà del presente e del suo passato.
Qual è stata la scintilla che ha dato vita alla trama della pellicola?

G: Eravamo reduci da molti progetti cinemaografici su cui avevamo lavorato e non erano andati in porto, eccezion fatta per il microbudget True Love. Avevamo voglia e bisogno di girare un film il prima possibile, quindi cercavamo un’idea che fosse potente ma allo stesso tempo non richiedesse investimenti economici enormi. Sarebbe stato ovvio pensare a un altro di questi film in cui i protagonisti vengono rinchiusi in un posto, per risparmiare su location e riprese… ma dopo Buried – Sepolto, un film tutto ambientato in una bara, era difficile trovare qualcosa di più figo. Per cui abbiamo ragionato in senso opposto, pensando a uno spazio aperto. Un uomo intrappolato in una vastità angosciante. Intrappolato su una mina.

R: L’uomo sulla mina era un’idea che si prestava a più letture. Sia quella della situazione survival, sia quella metaforica di una persona bloccata…

G: All’inizio infatti quando Resinaro mi ha raccontato l’idea, non ero convinto. Mi sembrava uno di quei film basato unicamente sul concept, ma che non avesse nessuna buona storia da raccontare. Poi mi ha spiegato come vedeva il livello metaforico diventare parte della storia stessa, ed è lì che ho capito che avremmo dovuto assolutamente dirigere questo film.

Guardando ai vostri lavori passati come Silver Rope, Afterville e True Love sembra che l’elemento comune, al di là del genere, sia una scrittura che punta a stimolare, e forse anche giocare, con l’inconscio degli spettatori. Possiamo dire che è il vostro marchio di fabbrica?

G: Abbiamo già un marchio di fabbrica? Figo.

R: Ci piacciono le storie che portino con sé significati profondi, e il modo migliore di veicolarli è utilizzare i simboli. La storia stessa quindi deve essere composta da simboli potenti che trasmettano sensazioni profonde, consciamente o meno, allo spettatore. Anche a un mero livello estetico, ogni scelta porta con sé un’influenza su chi sta osservando. E da spettatore diventa partecipante.

G: Oltre a interagire con l’inconscio dello spettatore, è interessante giocare con le sue aspettative consce. Ci piace far credere che la storia stia andando in una direzione e poi cambiare rotta all’improvviso, mantenendo però una coerenza generale. Nella scrittura di True Love abbiamo cercato espressamente di tradire le aspettative dello spettatore ogni 5 minuti circa, dandogli però una nuova prospettiva altrettanto soddisfacente. Un meccanismo un po’ alla Lost.

Una collaborazione internazionale quella che ha dato vita a Mine, non la prima ma, per ora, pensiamo si possa definire la più grande. Come è stato lavorare in una produzione Hollywoodiana ma, soprattutto, cosa si prova a collaborare con attori del calibro di Armie Hammer e Annabelle Wallis?

R: In realtà Mine è una co-produzione Italia-Spagna in compartecipazione con gli Stati Uniti. Gli autori erano italiani, il cast era inglese e americano, la crew era spagnola e la postproduzione è stata fatta in Italia. Quello che c’è di Hollywoodiano, ci auspichiamo, è il modo di lavorare…

G: Lo so che sembra retorico e ogni volta che sento o leggo di registi che dicono che è stato fantastico lavorare con i loro attori penso sempre si tratti di PR, ma giuro sulla mia collezione de L’Uomo Ragno che lavorare con Armie è stato meraviglioso. E’ un ragazzo superintelligente e supersveglio, e aveva tantissima voglia di gettarsi in un progetto in cui avrebbe potuto recitare in maniera impegnativa. Quale progetto migliore di Mine, che sostanzialmente è un one-man-show? Per me è un vero talento recitativo e sul set era una macchina da guerra della professionalità. Inoltre, cosa fondamentale per me, sempre di buon umore e gentile con tutti. Anche Annabelle era sempre contagiosa con il suo brio e totalmente alla mano con noi. Non è una cosa da sottovalutare, questi due attori affermati nel panorama internazionale si sono fidati di andare su un’isola e lasciarsi dirigere da questi due giovani registi italiani sconosciuti…

Qualche giorno fa è uscito il full trailer [visibile QUI] di Mine, con diverse scene inedite. Una in particolare ha colpito la nostra attenzione, dove vediamo il protagonista al centro di una sequenza che mostra diverse immagini del suo passato mentre lo ascoltiamo recitare una promessa alquanto particolare. Potete stuzzicare ancora un po’ la nostra curiosità con una risposta vaga e poco esauriente, del tutto priva di spoiler?

R: Diciamo solo che… non è una promessa, è un giuramento.

G: Spoiler!

A poco più di un mese dall’uscita di Mine, come state vivendo questo periodo di attesa?

G: Su Facebook. (Ride NdR) Sto seguendo i feedback del pubblico. E’ surreale e interessantissimo leggere i commenti del pubblico dopo anni e anni di duro lavoro… E l’uscita è ancora abbastanza lontana per tenere lontani nervosismi e ansie da prestazione. C’è ancora troppo da fare in queste settimane per essere nervosi.

R: Io lo sto passando scrivendo il prossimo film.

G: Spoiler!

Ultima domanda di rito: state lavorando a nuovi progetti di cui potete anticiparci qualcosa?

G: Sempre. Non ci si ferma mai. Con la nostra casa di produzione, Mercurio Domina, vogliamo continuare a realizzare contenuti originali che spacchino. Al momento non possiamo fare nessuna anticipazione ma forse qualche annuncio non è lontano. Dipende anche da come andrà Mine.

R: Ecco appunto. Facciamolo andare bene, mi raccomando. Se vogliamo sempre più prodotti come Lo Chiamavano Jeeg Robot, Gomorra, Smetto Quando Voglio, Veloce come il VentoMine… tutti al cinema.

Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, grazie per essere stati con noi. Ci vedremo il 6 ottobre al cinema con Mine.

Beh, che dire... Amo le Serie tv, il Cinema e il Design... ah, anche mangiare, ma questo è un altro discorso. Scrivevo, scrivo e penso che continuerò comunque a farlo nonostante il tempo tiranno. Sono ovunque, in ogni sezione c'è del mio, come una pianta infestante in pratica. In passato, come molti colleghi presenti su dituttounpop, ho preso parte al progetto editoriale "Un anno con il Serial Club". Membro fondatore della #bandadellapellicola Non siate timidi e per comunicati, eventi, news scrivetemi! l.lemma@dituttounpop.it