Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative – intervista ai vincitori del Premio Andersen 2014

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Il Premio Andersen è uno dei più importanti premi assegnati in Italia a letture per ragazzi. Quest’anno è stato assegnata per la prima volta la categoria “Miglior Libro a Fumetti” e il vincitore è stata la Graphic Novel “Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative” scritta da Assia Petricelli e illustrata da Sergio Riccardi. L’opera tratta di 15 donne, più o meno note, che, in periodi storici e luoghi diversi, hanno segnato la storia. Durante una delle presentazioni del libro abbiamo incontrato i due autori che ci hanno concesso un’intervista in esclusiva.

D: C’è stata qualche opera che vi ha influenzato o da cui avete preso ispirazione, per trattare l’argomento delle donne e della emancipazione femminile?
R: (SR)Nei fumetti non molto, anzi le donne nei fumetti sono spesso rappresentate con canoni che rispecchiano quelli di un pubblico maschile, l’ ispirazione anzi, è stata sul discostarsi il più possibile da questi canoni, forse a livello di Graphic Novel ultimamente c’è qualche fumetto che parla o tratta di donne in maniera un po’ differente ma sicuramente non ne abbiamo tratto ispirazione. Dal punto di vista stilistico nessuno in particolare che ho seguito o seguo, almeno non consapevolmente; autori bravissimi possono essere Hugo Pratt, Munoz, che ha un tratto secondo me bellissimo oppure Olivares.(AP)Ho fatto parte di diversi collettivi femministi e mi sono formata sopratutto in questo modo non ho fatto studi specifici di genere perchè ho una laurea in lettere e una in indirizzo di spettacolo però sicuramente nel tipo di approccio anche in questo libro ha contato tanto l’esperienza militante nei movimenti delle donne, le  tante letture di scritti di donne come Virginia Woolf o Simone de Beauvoir, che nel libro non abbiamo inserito.

D: Perchè proprio 15 donne? Non di più e non di meno.
R: (AP)Inizialmente ci siamo anche chiesti se non fare un libro su una donna sola, però in realtà quello che volevamo riuscire a realizzare era l’idea di una molteplicità e di una varietà di idea femminile, volevamo offrire l’immagine di donne diverse che fanno cose diverse e vivono in contesti diversi; alla  fine abbiamo pensato che 15 fosse un numero giusto.

D: Molte vicende sono legate al passato, la maggior parte delle donne sono decedute, perchè non inserire anche una donna contemporanea? Magari ventenne o trentenne?
R: (AP)Sai, non penso sia così importante che queste donne abbiano vissuto cento anni fa oppure oggi perchè  l’essenza delle loro storie è universale, era valida cento anni fa ed è valida ancora oggi laddove raccontiamo una storia che parla di libertà, di creatività e di coraggio; e poi di aver scelto delle donne che abbiano concluso la parabola della loro vita è un fatto che ci permetteva di avere una figura completa.(SR) Considera che la contemporaneità è difficile da raccontare, il rischio è che la persona che vive nella nostra stessa epoca la si possa mitizzare o screditare.(AP)..è difficile dare un giudizio più oggettivo e più distaccato possibile. Questo è un libro che vuole più legarsi alla storia rispetto all’attualità. Raccontare di donne che hanno già vissuto determinate esperienze e che sono entrate nella storia fa si che questo libro domani  sarà tranquillamente leggibile, raccontare di un personaggio contemporaneo fa si che un domani quel personaggio sia sparito. (AP) …e anche che l’impatto delle sue attività delle sue idee e di quello che ha prodotto non sia neanche così rilevante come magari poteva sembrare in quel momento. E poi ha anche vantaggio dal punto di vista narrativo, cioè che sono storie con un inizio e una fine.

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D: Che figura hanno gli uomini in questo fumetto?
R: (AP)Purtroppo nella maggior parte delle storie l’uomo ha un ruolo tirannico, è inevitabile perchè comunque l’uomo, storicamente, ha rappresentato il potere e anche una serie di costrizioni per le donne, però siamo stati abbastanza attenti a voler rappresentare anche una possibilità per gli uomini di non essere per forza tiranno o sfruttatore ma anche un uomo che può essere complice di queste donne e quindi di stare accanto ad esse nelle loro scelte, l’uomo che non ha paura della capacità delle donne di autodeterminarsi, di scegliere le strade che vogliono percorrere, nel libro c’è l’esempio del marito di Alfonsina Strada e anche del marito di Marie Curie. (SP) Quando si parla delle questioni di genere si pensa che riguardino solo le donne, ma in realtà riguardano tutti i generi, le donne cambiano e devono cambiare per forza anche gli uomini. Già è successo in questi anni che la donna si è emancipata dal giogo maschile e l’uomo in qualche modo è cambiato. La cosa che volevamo fare con questo libro era parlare molto anche ai maschi, che c’è un modo differente di essere uomo. Non davanti alle donne ma affianco.

D: Voi avete sempre trattato audiolibri con questo libro siete rimasti nel genere del pre-adolescenziale ma con temi più maturi, per il futuro avete in mente di alzare ancora l’asticella verso un pubblico più adulto?
R: (AP)Il prossimo lavoro, a cui stiamo lavorando da un bel pò di tempo, è un’idea che è ancora precedente a questo libro, è per un target adulto e tratta dei temi piuttosto tosti, perchè è un libro che si ambienta a Napoli alla fine degli anni 70 inizio anni 80 e parla anche di lotte operaie, lotta armata..(SR)..abbiamo studiato quel periodo guardando film come “Napoli… serenata calibro 9”, “Roma a mano armata”, etc. Per fare questo libro mi sto riguardando anche i film di Nino D’Angelo per le ambientazioni.

D: Un commento sulla vittoria del Premio Andersen 2014 nella categoria “Miglior Libro a Fumetti”.
R: (SP) Siamo contenti, non ce l’aspettavamo di vincere, ci ha fatto molto piacere anche perchè le altre due opere concorrenti non erano da poco(“La memoria dell’acqua” di Mathieu Reynès e Valérie Vernay e “Jane, la volpe & io” di Isabelle Arsenault e Fanny Britt ndr)(AP)Siam contenti che da quest’anno abbiano deciso di mettere una sezione dedicata al fumetto perchè era una categoria che mancava nel Premio Andersen.