Jamie Lawson live per la prima volta in Italia

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Jamie Lawson in Italia!

Martedì 31 maggio al Santeria Social Club di Milano si è tenuto il primo concerto italiano di Jamie Lawson, romantico cantautore britannico, primo talento ad essere prodotto dalla neonata etichetta di Ed Sheeran, la Gingerbread Man.
Dopo dieci minuti di show il me di dieci anni fa probabilmente avrebbe reagito così:

Ma, siccome non sono più un giovane single ribelle e intollerante, proverò a spiegare perché sono rimasto fino alla fine senza arrecare danno a cose o persone. Vi risparmierò le motivazioni che riguardano la mia evoluzione personale, anche perché non è così interessante come può sembrare, per saltare direttamente a quelle inerenti al concerto.

Il me di dieci anni fa
Il me di dieci anni fa

Il fatto che sia andato a vedere Jamie Lawson con le aspettative praticamente raso terra ha costituito un fattore di giudizio importante. In patria la critica non è andata tanto per il sottile o, almeno, la critica che ne ha parlato, dato che sui principali siti inglesi non c’è traccia di Jamie a parte sul Guardian che l’ha definito uno “sconcertante, noioso talento operaio”. L’uso di “operaio” in senso dispregiativo mi ha sempre urtato, però ciò non toglie che il cantante di Plymouth mi abbia dato proprio questa impressione, ma in senso positivo: ha portato a casa la serata, non ha sbagliato niente, tecnicamente è stato ineccepibile e verso la fine si è anche lasciato andare. Non lo sono riuscito a volere male Jamie Lawson perché mi è sembrato una persona umile. Insomma, alla fine il suo singolo è arrivato al primo posto in UK, sono anni che apre i concerti di Ed Sheeran e quindi è abituato a suonare davanti alle folle, eppure è venuto al Santeria davanti a circa cinquanta persone, si è messo lì con la sua chitarra e la camicia a quadri d’ordinanza e ha cantato le sue canzoni con trasporto, senza risparmiarsi. All’inizio era tesissimo, a tratti spaventato, poi però, vedendo che il pubblico era dalla sua parte, piano piano si è sciolto e addirittura per la penultima canzone si è liberato dell’amplificazione ed è venuto in mezzo a noi a cantare e a strimpellare come se fossimo ad un falò, con tanto di gente seduta intorno.

Amatemi. Per favore.
Amatemi. Per favore.

Poi, certo, il repertorio è quello che è: le canzoni sono quasi indistinguibili le une dalle altre, gli accordi che usa sono sempre gli stessi quattro, i testi sono carichi di melassa, quella che non ti si toglie di dosso neanche con l’acqua ragia e vocalmente non fa del virtuosismo la sua peculiarità. Ci si chiede anche quanto durerà un progetto discografico del genere calcolando che si va a posizionare su un segmento di mercato iper-affollato, quello dei wannabe-ed-sheeran (se ci fate caso nei talent quasi tutti i performer maschili sono così). Però dal vivo è impossibile volere il suo male. Mentre lo ascoltavo mi è venuto da pensare: “Povero. Speriamo che prima o poi trovi un produttore bravo”.

Jamie Lawson mentre aspetta un produttore bravo
Jamie Lawson mentre aspetta un produttore bravo

Diciamo che, se siete dei ventenni alla Dawson Creek e dovete rimorchiare qualcuna che vi piace veramente, non una da una botta e via (per quello ci sono i Negramaro) e non volete fare la figura dei cafoni, Jamie Lawson è il concerto che fa per voi: lo ascolterete, vi sposerete, figlierete e creperete felici, come avviene nel video della sua hit “Wasn’t Expecting That”, canzone numero uno nel Regno Unito.