La battaglia dei sessi: la rencesione

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Correva l’anno 1973 e sul campo da tennis tra Bobby Riggs e Billi Jean King venne giocata la partita che avrebbe cambiato per sempre le regole del gioco.
La Battaglia dei sessi

Bobby Riggs per sua stessa ammissione era un “porco maschilista” e decise di sfidare la numero uno del tennis femminile Billi Jean King per dimostrare che nonostante lui avesse ormai 50 anni l’avrebbe sconfitta senza troppa fatica.

La vera “colpa” della King era quella di pretendere che le atlete donne avessero lo stesso trattamento economico degli uomini negli ingaggi e nei premi dei tornei.

Erano gli anni delle grandi battaglie civili del post ’68 della liberazione sessuale e le tematiche femminili non piacevano ai maschi conservatori che vedevano il loro ruolo di padroni del mondo messo in discussione.

Il film di Jonathan Dayton e Valerie Faris, registi del meraviglioso “Miss little Sunshine”, ci fa conoscere La King, la lotta personale tra la consapevolezza di essere lesbica – in un mondo dove non si poteva essere omosessuali – la carriera da campionessa con tutte le pressioni del caso e il suo attivismo come femminista che voleva che le cose cambiassero per lei e per tutte in qualsiasi ambito non solo nello sport.

Questa partita rimane un evento storico perché non solo la King stracciò letteralmente Riggs, ma permise di iniziare un processo di cambiamenti. Qualche anno dopo La King fece coming out e sotto la presidenza Obama fu scelta come delegata per i giochi di Sochi: in modo non dichiarato mandare un’atleta omosessuale in un paese che vieta la propaganda omosessuale-  ovvero parlare di omosessualità o dichiararsi – era un bel messaggio di sfida.

Dopo di lei fu Martina Navratilova a dichiararsi lesbica e da qual momento per moltissime donne lesbiche iniziarono ad esistere icone a cui riferirsi non solo prendendole dalla letteratura, spesso tragica, ma nella vita reale.

Donne in carriera, donne che non avevano paura di mostrarsi. Il film racconta questo ed è un film al femminile che ridicolizza e condanna, sempre con molto spirito camp, quell’ottusità che oggi sembra tornata molto di moda anche grazie ad un cambio di presidenza negli Stati Uniti.

Nell’anteprima nazionale i registi hanno dichiarato di aver deciso questo film proprio mentre in America era forte il dibattito elettorale e per la prima volta la battaglia dei sessi si stava giocando per diventare il primo inquilino o per la prima volta la prima inquilina della Casa Bianca.

Purtroppo questo round non l’ha vinto una donna ma ormai la battaglia è tornata nel vivo.