La Region Salvaje recensione: l’istinto primordiale in tutti noi – #Venezia73

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 La Region Salvaje: recensione del film di Amat Escalante in concorso a #Venezia73

È il battito animale
Batte come non ce n’è
E c’ha un tiro micidiale
Che ti prende
Che ti porta via con se
No che non smette di picchiare
Fino a quando non sarà
Il tuo battito normale
Quell’istinto naturale che c’è in te

Queste parole cantava Raf qualche anno fa. Sembra pensarla allo stesso modo il regista Amat Escalante che, dopo aver vinto la Palma d’Oro per la Miglior Regia al Festival di Cannes 2013 con Heli, approda a Venezia 2016 con la sua ultima opera, La Region Salvaje, pronto ad agguantare un’altra statuetta. Non è però detto che riesca a bissare il successo, poiché questa “regione selvaggia” raccontata nel suo film non convince fino in fondo nei suoi molteplici intenti.

Il suo obiettivo pare infatti essere quello di raccontare varie storie quotidiane in un paesino del Messico che intrecciano uno schema più grande: una ragazza alla ricerca di qualcosa, una coppia che nasconde un tradimento, un infermiere che vive la propria omosessualità. Tutte le vicende diventeranno una sola: a una misteriosa casa nel bosco – sede di qualcosa di Superiore – spetterà il compito di attrarre prima o poi tutti i personaggi, quasi chiamati a compiere il proprio destino.

In un’atmosfera costantemente onirica e attraverso un ritmo eccessivamente statico, la scelta di rappresentare l’istinto primordiale sessuale dell’uomo (e della donna) nello stile di H.P. Lovecraft e di opere a lui ispirate (come i fumetti Neonomicon e Providence) rendono il film tanto interessante quanto un’occasione persa, intervellata da momenti comici che non dovevano essere tali data l’impronta drammatica del film.

Questo poiché La Region Salvaje non riesce ad andare oltre l’aspetto visivo dell’ideologia che rappresenta, fra l’ancestrale e il futuristico – comunque già visto tanto in letteratura quanto al cinema. Piuttosto resta sulla porta, in modo quasi vojeuristico, non la spalanca, non entra prepotentemente nella stanza, proponendone una nuova lettura o un nuovo percorso di riflessione. Fornisce solamente alcuni spunti, che potevano anche risultare interessanti se fossero stati approfonditi non troppo, ma almeno un po’ di più.