Laurence Anyways: l’importante è essere se stessi, comunque [RECENSIONE]

0
Laurence Anyways

Laurence Anyways: recensione del film di Xavier Dolan dal 16 Giugno 2016 nelle sale italiane

Il successo in Italia del regista prodigio Xavier Dolan si conferma con l’arrivo postumo di Laurence Anyways. Il film, datato infatti 2012, arriva dopo le acclamazioni di quest’anno per Juste le fin du monde e per Mommy due anni fa. Proprio con quest’ultimo Laurence Anyways e il desiderio di una donna… ha in comune una delle attrici protagoniste, Suzanne Clément: in Mommy sommessa moglie e soprattutto madre, qui è una donna aperta al cambiamento, in primis quello del proprio fidanzato, il Laurence del titolo, interpretato da Melvil Poupaud.

Laurence Anyways: i cinema dove vederlo

Laurence Anyways è distribuito in Italia da Movies Inspired dal 16 Giugno 2016 per un periodo di tempo limitato e solamente nei seguenti cinema, rimasti in programmazione: Torino – Classico, Genova – America, Roma – Farnese.

Laurence Anyways elenco cinema

Laurence Anyways: la recensione

In una storia quanto mai attuale – visto il tema del recente gayvillage romano “Who is afraid of gender?” – negli anni ’90 lo scrittore e professore di letteratura protagonista decide nel giorno del suo 30^ compleanno di rivelare di voler essere una donna, dentro e fuori. La sua fidanzata Fred (Clément), la sua famiglia e i suoi amici hanno reazioni contrarie e contrastanti alla notizia. Parte così una narrazione raccontata a posteriori, un susseguirsi di dieci anni anni di rifiuti, accettazione, rassegnazione, compromessi, dichiarazioni. Centrale è lo sdoganamento del rapporto fra i due innamorati, senza peli sulla lingua, senza filtri, senza bisogno di edulcorazioni. Ma vi è anche un’ autopsia del rapporto di Laurence con le donne di riferimento della propria vita: oltre a Fred, l’apparentemente fredda madre Julienne e colei che è stata la sua “seconda madre” Mamy Rose.

Laurence Anyways

Impossibile non far pervenire alla mente un paragone con The Danish Girl (qui la nostra recensione), dato che il punto di vista di entrambe le vicende – una fittizia, una ispirata a fatti reali – è tanto quello degli “uomini” protagonisti, quanto delle “donne” che sono rimaste loro accanto nonostante tutto. Se la vicenda coniugale dei Wegener tendeva troppo spesso nei toni del patetico nonostante le ottime interpretazioni, qui la crudezza e crudeltà della vita rappresentata da Dolan nei propri film si conferma tale. Non solo: sono presenti invettive registiche di ripresa, fotografia e scenografia molto più originali e metaforiche rispetto allo scialbo guizzo creativo di Tom Hooper. Il finale di Dolan inoltre chiude brillantemente il sapore agrodolce dell’intero lungometraggio, a conferma che la vita sa essere tanto generosa nei ricordi quanto – e forse soprattutto – tiranna nel presente che si sta vivendo.