Ma Loute: un freak show francese di inizio Novecento [RECENSIONE]

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Ma Loute: recensione del film di Bruno Dumont con Fabrice Luchini, Juliette Binoche e Valeria Bruni Tedeschi al cinema dal 25 Agosto 2016

Con Ma Loute, presentato in concorso al Festival di Cannes 2016Bruno Dumont confeziona una commedia grottesca che è talmente sopra le righe da quasi urtare lo spettatore, rendendolo inquieto sulla natura umana, dopo l’acclamato P’tit Quinquin nel 2014.

Ma Loute: i cinema dove vederlo

Ma Loute è distribuito in Italia da Movies Inspired dal 25 Agosto 2016 per un periodo di tempo limitato e solamente nei seguenti cinema:

Ma Loute: la recensione

Ma Loute è il titolo del film ma anche il nome di uno dei due protagonisti della storia d’amore, incompiuta, al centro della vicenda. Ma al centro del racconto vi è anche un’indagine sulla misteriosa scomparsa di alcune persone da parte di un commissario di polizia così “gonfio” da dover rotolare giù per le spiagge per poter analizzare le scene del crimine e di un placido assistente sempre pronto a imbeccare il suo superiore. Poi ci sono le famiglie dei due innamorati: i Van Peteghem, ricchi e frivoli in villeggiatura, che trattano male la servitù e sbrigano malamente da soli le faccende, e i Brufort, ex pescatori ora “traghettatori di anime” da una sponda all’altra della baia per i ricchi – di cui sopra – che non vogliono insozzarsi. Entrambi hanno un segreto di famiglia, che verrà snocciolato lungo il film ma che al contrario di quanto ci si aspetti non disturberà più di tanto quell’assurdo, grottesco, perverso mondo che Dumont dipinge. Piuttosto diverrà parte di esso, una sua naturale causa e conseguenza.

Ma Loute è un sempliciotto di poche parole e dal cuore grande, Billie è una ragazza ricca che si veste da ragazzo (ma è tutto così carrolliano che potrebbe ugualmente essere il contrario). I poveri sono chiaramente dipinti in modo positivo rispetto alla futilità capricciosa e alla vuota superficialità dei ricchi e potenti, eppure sono tutti in egual modo dei mostri, dei freaks, imbellettati in costumi, trucco e scenografie talmente iperbolici da risultare affascinanti.

Complice l’ambientazione temporale di inizio Novecento, sul finire della Belle Époque, e quella spaziale nel Nord della Francia, dai paesaggi mozzafiato, tutto risulta sopra le righe – forse fin troppo per essere più divertente che fastidioso. Questo vale anche per la recitazione degli attori – Dumont riunisce un cast di grandi nomi come Fabrice Luchini, Juliette Binoche e Valeria Bruni Tedeschi – anch’essa così esagerata da sembrare più teatrale che cinematografica, nelle movenze, nelle espressioni, nelle posture. Perfino il sonoro risulta tanto eccedente quanto quasi fastidioso e impacciato, come i passi fatti con gli stivali dal commissario e dal capofamiglia dei Van Peteghem. Ma Loute è come una confezione di porcellana, dalle decorazioni eccessive proprio come chi la abita, finemente lavorata ma marcia, sordido risultato di anni di uso… e di polvere.