Madonna non si tocca: gli errori del programma di Sky Arte “I mille volti di Madonna”

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La storica di moda Pamela Church Gibson confonde un costume di scena del 1987 con il corpetto di Gaultier realizzato per il “BLOND Ambition” in un documentario di Sky Arte

Ieri, domenica, complice il tedio domenicale – come dicevano i CCCP Fedeli Alla Linea – mi sono messo a cercare qualcosa da rivedere su Sky On Demand e ho trovato nella sezione Arte un documentario dall’invitante titolo “I mille volti di Madonna”.Essendo un madonnaro (si userà ancora questo termine tanto in voga negli anni’80) in fibrillazione per l’imminente inizio, il 9 settembre da Montreal, del “Rebel heart Tour” – che a novembre riporterà la Regina del Pop a Torino dopo quasi 30 anni da quel 4 settembre 1987 immortalato in “Ciao Italia Who’s that girl world tour” – non ho potuto fare a meno di scaricarlo e vederlo.

Mentre lo stavo vedendo, ho sentito una cosa che mi ha lasciato di sasso! Nel capitolo intitolato “i reggiseno a cono” Pamela Church Gibson, presentata come storica della moda, mostra il body usato da Madonna per il primo tour mondiale, quello stesso “Who’s that girl world tour”di cui vi ho parlato qualche riga sopra, del 1987 con cui canta in apertura “Open Your Heart”, e che farà da base a tutti i cambi di abito, molto meno sofisticati a cui poi negli anni a venire ci ha abituati, tranne che per la parte dello show dove indossa un pezzo simile, ma in rosso.

Madonna Who' That Girl tour 1987Fin lì niente di strano peccato che l’esperta di moda racconta che quel pezzo nero con nipples – i copri capezzolo che usano le burlesquer –sia l’iconico corpetto con le coppe a cono che Jean Paul Gaultier realizzò per il “Blond Ambition Tour” del 1990 e non un pezzo di Marlene Stewart che curò i costumi del tour dell’87.

Un’esperta di moda che non sa riconoscere un capo che è diventato l’icona di un decennio, un pezzo che racchiude tutto lo stile di uno tra i più importanti designer della storia della moda contemporanea trovo che sia inaccettabile.

Gli anni ’90 di Madonna si aprono a bomba con quel tour con le accuse di oscenità – usa quel capo in “Like a Virgin” mimando una masturbazione – blasfemia, a Roma in polemica con il Vaticano cancellò il secondo show previsto allo stadio Flaminio.

Madonna Blond Ambition tour 1990 Quello che ho trovato ancora più assurdo è che la signora Church Gibson è così sicura di quello che sta dicendo che cita “A letto con Madonna”, il docufilm del tour “Blond Ambition”, che venne presentato a Cannes con red carpet shock di Madonna che, arrivata in cima alle scale del palazzo del cinema, aprendo la cappa kimono che indossava mostrò l’abito di Jean Paul Gaultier: un reggiseno a cono, appunto, e dei pantaloncini mutanda.

Nel documentario ci sono altri due scivoloni, uno sempre a cura della signora Church Gibson che, mostrando uno dei costumi di scena di Evita dice: “Questo è l’abito che indossa nella scena del ballo all’inizio”.

Peccato che il film si apra con l’annuncio della morte di Evita e il parallelismo tra il funerale di stato faraonico che le è riservato e quello del padre naturale da cui Eva Duarte bambina fu cacciata perché figlia illegittima.

È vero che quell’abito lo indossa per un ballo, ma è sul finale del film ed Eva è ormai la signora Evita Peron.

Terza svista e sul numero dei figli. Lourdess Maria, Rocco, David e Mercy – adottati in Malawi – fanno di Madonna madre di 4 figli e non cinque come viene dichiarato, ma rispetto alla gravità del primo errore questi possono essere tralasciati.

Non credo di sbagliare usando il termine grave. La storia della moda è la storia di un prodotto culturale, artistico e anche commerciale. Se sei una storica di un qualsiasi tema mi aspetto che quello che mi stai dicendo sia vero.

Non capisco come sia sfuggito alla produzione un errore simile.

Forse perché si parlava di Madonna, si poteva essere approssimativi? Forse perché parliamo di moda, possiamo essere superficiali? No, no e no. Io sono un appassionato di cultura pop e per allargare le mie conoscenze leggo, vedo film e documentari, ma vorrei che mi dicessero cose reali e non raffazzonate.

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.