Met Gala e l’affaire Madonna

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Madonna e il look incriminato

L’ultima edizione del Met Gala per molti è stata quella dei look più brutti di sempre. Le critiche peggiori le ha avute Madonna. Ho chiesto a due amici un’opinione a riguardo

Il Met Gala è l’evento annuale che il Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute di New York organizza per raccogliere fondi e che è sempre associato all’inaugurazione di una mostra sulla moda. A fare da padrona di casa è Anna Winthour la direttrice di Vogue America, che ha preso in eredità questo ruolo dalle altre direttrici e soprattutto dalla storica ideatrice del Met Diana Vreeland. Dal 1971 ad oggi il Met Ball è diventato l’evento più atteso dell’agenda culturale di New York. Essere nella lista degli invitati equivale ad essere delle super star. Solitamente i look delle celebrities che sfilano sul red carpet celebrano la mostra che si va ad inaugurare. Quest’anno la mostra, curata da Andrew Bolton, era “Manus x Machina: Fashion in an Age of Technology”, una lettura della tecnologia nella moda. Dall’Alta moda nel XIX secolo al Ready to Wear. Un “viaggio” nella dicotomia di questi due settori dove Manus, quindi artigianalità e manualità, sono in contrasto con Machina, quindi industrializzazione e produzione di massa, ma che nella nostra era vivono a stretto contatto. Questa è l’introduzione un po’ istituzionale che non potevo non fare, ma parliamo di quello che a tutti interessa del Met: il Red Carpet.

Una parata di stelle del mondo della moda, del cinema e della musica che si sono date battaglia a colpi di outfit. Solitamente, come dicevo prima, i look in qualche modo richiamano il tema dell’evento, ma stavolta, giocando un po’ sul concetto tecnologia, ci deve essere stato un corto circuito. Quello che ho visto è difficile pure da commentare. Metri e metri di stoffe argento o di gusto metallico, come se la tecnologia fosse solo quello, abiti che sembravano più costumi per un ballo in maschera che da gran soirée.

La rete ha ovviamente decretato il meglio e il peggio e stavolta il peggio è toccato a Madonna che, accompagnata da Riccardo Tisci di Givenchy, era fasciata letteralmente da elastici/cerotti – simili a quelli della kinesiteropia – da un bustino nero senza coppe, un perizoma e sopra un lungo abito/camicia di pizzo nero. Alle critiche la diretta interessata dal suo profilo instagram ha risposto con un lungo messaggio: “We have fought and continue to fight for civil rights and gay rights around the world. When it comes to Women’s rights we are still in the dark ages. My dress at the Met Ball was a political statement as well as a fashion statement. The fact that people actually believe a woman is not allowed to express her sexuality and be adventurous past a certain age is proof that we still live in an age-ist and sexist society. I have never thought in a limited way and I’m not going to start. We cannot effect change unless we are willing to take risks By being fearless and By taking the road leas traveled by. Thats how we change history. If you have a problem with the way I dress it is simply a reflection of your prejudice. I’m not afraid to pave the way for all the girls behind me!! As Nina Simone once said, the definition of freedom is being fearless. I remain Unapologetic and a Rebel ️ in this life and all the others. Join my fight for Gender. Equality!” (Abbiamo lottato e continuiamo a lottare per i diritti civili e i diritti dei gay in tutto il mondo. Quando si tratta di diritti delle donne siamo ancora nel medioevo. Il mio vestito al Met Ball era una dichiarazione politica, nonché una dichiarazione di moda. Il fatto che la gente realmente crede che ad una donna non è permesso esprimere la sua sessualità e di poter essere avventurosa oltre una certa età è la prova che viviamo ancora in una società ageista e sessista. Non ho mai pensato in modo limitato e non ho intenzione di iniziare ora. Non possiamo ottenere un cambiamento a meno che non siamo disposti a correre rischi. Se hai un problema con il mio modo di vestire è semplicemente un riflesso deli pregiudizi. Non ho paura di aprire la strada a tutte le ragazze dietro di me! ️ Come disse una volta Nina Simone, la definizione di libertà è essere senza paura. Rimango una Unapologetic Bitch e una Rebel Heart in questa vita e nelle altre. Unitevi alla mia lotta. Uguaglianza! ”).

Quello di Madonna era solo un brutto vestito o davvero un veicolatore di messaggi? Lady Gaga non aveva il culo di fuori, ma era comunque in Body. Cosa ci ha scandalizzato o abbiamo trovato inopportuno di quel look: la protagonista o il nudo in sé? Sinceramente a caldo non ho amato quel look, ma a mete fredda ho ripensato alcune delle apparizioni di Madonna che ho amato di più. La presentazione a Cannes di “Truth or Dare” ( A letto con Madonna), il periodo “Dita” legato a “Erotica” e “Sex”, alla Madonna di “Like a Prayer” o di “American Life”. Attraverso i suoi look ha sempre cercato di comunicare, di accendere i riflettori su una tematica. Se nel corso degli anni, i suoi anni, ha cercato di abbattere i tabù legati alla sessualità, all’omosessualità, al rapporto con la spiritualità,  e quello con il modello americano tout court ora è la volta dell’esser donna adulta, attiva, consapevole, desiderosa di desiderare ed essere desiderata. Le stesse accuse di essere fuori luogo, di essere fuori tempo, nonstante fosse super vestita, sono state riservate post red carpet dei Grammy Awards a Jane Fonda, rea di aver indossato un abito pantaloni di Balmain non adatto ad una signora della sua età,  e di recente anche Susan Sarandon per aver messo una camicia che rivelava troppo del suo décolleté. Quindi credo che sia davvero il caso di iniziare a farci delle domande!

Ho chiesto a Nicolo Cerioni e Stefano Guerrini che, oltre ad essere miei amici, sono, tra le mille cose che fanno, due eccellenti stylist con gusti e visioni diverse la loro opinione. Entrambi hanno difeso molto di più la scelta di Madonna che quella di tante altre star presenti!

Perché secondo te questo Met Ball Sarà ricordato come quello con uno dei Red Carpet peggiori?

Stefano Guerrini: Non so se quello che abbiamo visto sia il red carpet peggiore del Met Gala. Citando Diana Vreeland ritengo che sia molto più interessante il cattivo gusto che il buon gusto. Il cattivo gusto ti porta a considerare i movimenti del gusto, della società, ti costringe a riflettere, a soffermarti a a pensare.

Il buon gusto, il bello in senso classico ti passa davanti e spesso non lascia traccia. Un esempio banalissimo: tutti si ricordano Cher in Bob Mackie agli Oscar con i cappelli sparati, ma non tantissime altre attrici che sono passate per il red carpet sicuramente vestite meglio. Tutti a osanare le modelle della “Balmain army”, è molto più facile risultare top quando si ha il fisico di Kendall Jenner (in Versace) piuttosto che la fisicità di Nicky Minaji. A me ha divertito di più vedere tutta una serie di personaggi, penso a Katy Perry in Prada con trucco e parrucco che la facevano sembrare una regina di una fiaba gotica vittoriana con qualche riferimento steampunk. Il latex di Byoncè l’ho trovato molto interessante, ovviamente in queste considerazioni subentra il gusto personale.

Nicolo Cerioni: Penso che il Met, che piaccia o no rifletta, lo stato attuale della moda che è tutt’altro che semplice. Al Met, come nella moda, non c’è più un fil rouge non c’è una cosa che va di moda. È l’individualità, lo stile personale ad andare di moda. Non c’è un trend e questo fa riflettere sia come crisi del sistema moda, ma anche come un ritorno alla ricerca del proprio stile.

Parlando dell’Affaire Madonna qual è la tua visione?

Stefano Guerrini: Ci tengo a sottolineare come anche stavolta nel bene e nel male l’immagine di cui si è parlato di più è stata quella di Madonna. Sicuramente non era uno dei suoi outfit meglio riusciti, ho preferito quello Punk sempre Givenchy sempre al Met Ball.

Madonna in passato ha dimostrato di saper vestire bene e di saper essere elegantissima, mi riferisco all’outfit sempre del Met di Stella McCartney, ma non le interessa. Come artista lei vuole dare degli statement, vuole dire qualcosa, vuol far parlar di sé e del messaggio che porta con sé.

Perché una donna di 57 non può far vedere il suo fisico perfetto, perché non può parlare di sesso, perché dopo una certa età le donne devono diventare posate e bon ton? Come artista ha voluto per l’ennesima volta sottolineare i limiti di questa società, ha voluto mostrare i pregiudizi e i taboo legati all’età di una donna. C’è chi dice che Madonna si sia inventato la balla del messaggio per giustificare un vestito brutto.

Dall’attitude che aveva sul tappeto rosso non mi sembra. So già che difendendola o credendo nell’atto mi diranno che non sono obiettivo ecc. Ma lei davvero sposta sempre l’asticella un po’ più avanti e come dicevo prima fa nascre un dibattito fa discutere, non passa come acqua fresca. Mi sembra che questa società non perdoni a Madonna proprio il fatto che ci ricorda il nostro essere in difetto su molti argomenti. Quindi è più facile darle addosso, sport del momento mi sembra di aver capito, anche da parte di chi la stessa Madonna ha aiutato, tutelato e a cui ha permesso di avere una voce.

Nicolo Cerioni: Madonna ha fatto della provocazione la sua cifra stilistica da sempre. Ha sempre usato la sessualità non come una dote per eccitare ma come un’arma un’arma di una post femminista, un’arma per riflettere, un’arma contro l’ipocrisia di chi la guardava perché dovrebbe smettere ora? Ha ragione quando parla di sessismo perché i Rolling Stones sono fighi a 70 anni vestiti da ragazzini e lei viene sbranata? Perché un uomo non ha mai un declino e una donna si? Ha ragione quando parla di political statement, la moda è anche quello pensa alla prima Westwood a Gaultier, a katrine hamnett, a Franco Moschino.

In questo mondo dove le kardashians sono icone di moda ci dimentichiamo spesso che la moda è anche protesta è anche un pensiero, non è solo forma. È anche sostanza.

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.