Animali Notturni recensione: la vendetta è un quadro che va servito raccontato – #Venezia73

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nocturnal animals

Animali Notturni: recensione del film di Tom Ford con Amy Adams e Jake Gyllenhaal in concorso a #Venezia73 e al cinema dal 17 Novembre

Due corpi nudi distesi e abbracciati di lato su un divano rosso in mezzo al deserto, come su un letto confortevole in una domenica mattina. Un laptop che si chiude su una mail inviata, come uno che si apre per eseguire un’altra operazione. Sono solo alcuni esempi di come Tom Ford, dopo A Single Man, mostri la propria capacità di collegare le sequenze del suo secondo film, Animali Notturni.

Non lo fa in modo presuntuoso, quasi a voler mostrare la propria bravura cinematografica dopo quella stilistica, bensì in maniera funzionale al racconto – e al raccordo: tenere lo spettatore sempre all’erta, in un film drammatico dalle tinte fra il noir e il thriller, per non fargli dimenticare che da un momento all’altro la storia potrebbe prendere una piega inaspettata e sorprenderlo nuovamente, come infatti accade, fino all’epilogo. Non dimentica le sue origini e confeziona una pellicola in cui tutto è bello: dai vestiti impeccabili, al trucco e parrucco inoppugnabile, agli ambienti – soprattutto gli interni – pronti per un catalogo di lusso.

Come “animale notturno” veniva additata la protagonista della vicenda, Susan (Amy Adams), poiché soffre d’insonnia, dal primo marito Tony (Jake Gyllenhaal). La donna, che ha scelto di vivere nel lusso e nell’agiatezza con il nuovo coniuge Walker (Armie Hammer), riceve molti anni dopo essersi separata da Tony il romanzo di quest’ultimo con proprio quel titolo, Nocturnal Animals. Lo spettatore viene così catapultato in una storia nella storia e vede ciò che lei immagina leggendolo, col volto del protagonista che è quello di Tony. Una terribile notte in cui un delinquente (un super trasformista Aaron Taylor-Johnson) e dei compari fermano, rapiscono e uccidono brutalmente la figlia e la moglie del protagonista del romanzo, che assiste impotente al rapimento per poi venire abbandonato nel deserto e scoprire amaramente il tremendo epilogo il giorno dopo. Da lì inizia una ricerca di vendetta assieme al detective Bobby Andes (un Michael Shannon texano fino al midollo) per trovare i colpevoli e avere giustizia, legale o meno che sia. Nel presente, leggendo il romanzo, Susan si ritrova costretta a fare un bilancio delle proprie scelte di vita.

I tre piani narrativi del film – quello di Susan, quello del romanzo di Tony e quello dei flashback sotto forma di ricordo di lei per raccontarci le fasi della loro relazione – ricordano il pluralismo di racconto di The Words, in cui uno scrittore raccontava come era giunto a scrivere il suo romanzo di maggior successo. Parallelamente Tony è sempre stato un uomo “debole”, come viene definito nel film, e il contrasto fra successo pragmatico/agiatezza e arte/poca ambizione sembrano quasi uno strascico – molto più dark e pieno di insoddisfazione però – di quel La La Land che ha aperto il Festival. C’è un quarto piano narrativo in Animali Notturni considerando che il film è basato a sua volta su un romanzo di Austin Wright, intitolato guarda caso Tony e Susan, dato che è la loro relazione il nocciolo della questione, oltre al bilancio che Susan ne fa leggendo il romanzo.

Un film complesso e intenso, dalla difficile interpretazione ma dal grande potere di tenere lo spettatore incollato allo schermo dal principio alla fine, Animali Notturni sarà nelle sale italiane dal 17 Novembre 2016 su distribuzione Universal Pictures.