Recensione Afterimage: il martirio artistico di Wladyslaw Strzeminski – #RomaFF11

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Recensione Afterimage: il martirio di Wladyslaw Strzeminski nell’opera postuma di Andrzej Wajda al #RomaFF11

L’ultima opera del regista Andrzej Wajda, morto pochi giorni fa proprio alla vigilia dell’incontro che lo avrebbe visto protagonista all’undicesima Festa del Cinema di Roma 2016, è un toccante biopic sulla figura di Wladyslaw Strzeminski, fondamentale pittore polacco ripreso negli anni tra il 1949 e il 1952, anno della sua morte. Afterimage, questo il titolo (in Italia uscirà come Immagini Residue), racconta l’umiliazione che Strzeminski subisce a opera del Partito Comunista appena salito al potere in Polonia, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Mentre la città di Lodz si riempie di immagini di Stalin e si tenta in ogni modo di standardizzare l’arte, rendendola esclusivamente strumento di propaganda del partito, Strzeminski è professore amatissimo di storia dell’arte presso le Belle Arti, dove conduce le sue ricerche in campo pittorico (sua è la definizione dell’unismo, teoria che vede un’unità organica di trama, colore e composizione) e sta mettendo a punto il suo saggio La Teoria della Visione, in cui enuncia le sue idee sulla visione pittorica e sull’immagine residua (afterimage, appunto). La sua caparbietà nel non volersi piegare al Partito si scontra con la necessità fisiologica di mangiare, possibilità negatagli dal suo ritrovarsi disoccupato e senza tessere alimentari, e di prendersi cura della figlia, portandolo a un’umiliazione umana e fisica sempre più intensa.

Le immagini residue sono un termine preso in prestito all’ottica e che indicano quelle immagini che rimangono impresse sulla retina dopo aver fissato a lungo un oggetto e averne poi distolto lo sguardo. Quelle immagini, afferma Strzeminski, sono il nostro modo unico di vedere il mondo e di riportarlo, quindi, sulla tela. Un inno all’unicità artistica e umana, in netto contrasto ovviamente con la teoria del Partito, che tollera l’arte solo se utile alla causa socialista. Wajda tratteggia un film che si sofferma sulla lenta caduta dell’artista privato delle idee e degli strumenti del suo lavoro, non limitandosi a raccontare una storia, ma indagando sul significato stesso di opera d’arte, di artista e di arte come lavoro, tema centrale in un mondo dove “se non lavori, non mangi”. Il suo Strzeminski (interpretato da Boguslaw Linda) è un uomo stoico che si staglia davanti al corso della storia con la forza e la saggezza di un profeta, consapevole del suo ruolo e dell’importanza dell’arte per non cadere vittime di un non-pensiero, di una mancanza di umanità che sta divorando il suo mondo.

Il film ha molti pregi, segni tutti della grande maturità del regista scomparso, e vibra di palpabile ammirazione per la figura di Strzeminski. C’è da dire, tristemente, che la damnatio memoriae operata dal Partito nei confronti dell’artista ha avuto gli esiti sperati: poche sono le informazioni disponibili sul pittore, considerato in patria il massimo esponente della pittura polacca del novecento. Il film quindi si presenta come un ottimo spunto per scoprire le opere e la vita di un uomo diventato un martire per un’arte libera, capace di esprimere uno sguardo unico sul mondo, di destabilizzare e in grado di leggere la realtà.

Afterimage sarà il rappresentante della Polonia nella categoria Miglior Film Straniero agli Oscar 2017.