La famiglia Fang: la condanna di essere figli d’arte [RECENSIONE]

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La famiglia Fang: recensione della pellicola con Nicole Kidman e Jason Bateman, nelle sale italiane dal 1° Settembre 2016

Dal 1° Settembre 2016 arriva nei cinema italiani il film La Famiglia Fang per la regia di Jason Bateman con Nicole Kidman, Jason Bateman, Christopher Walken e Maryann Plunkett.

Questo film mi ha riportata indietro nel tempo quando, l’anno scorso e per puro piacere da parte della persona che compì il gesto, ricevetti in regalo un libro inaspettato ma fortemente desiderato. Ad arricchire la mia libreria arrivò “C’eravamo tanti amati. Le coppie dell’arte nel Novecento” autore Elena del Drago.

Anche se non siete esperti d’arte è un libro che vi consiglio caldamente di leggere perché nel volume l’autrice racconta il mondo dell’arte attraverso la vita privata di coppie pubbliche composte da quei geni creativi che hanno segnato la storia.
Una su tutte? Frida e Diego, naturalmente.

Mi sono chiesta: come descriverebbe l’autrice Caleb e Camille Fang? Ed eccoci tornati al principio: chi sono i Fang?

Performer radicali e dal fascino sovversivo Caleb e Camille sono molto stimati nel mondo dell’arte contemporanea grazie ai loro lavori capaci di suscitare inquietudine e schock.

I Fang hanno due figli Annie e Baxter che sono cresciuti completamente immersi nell’arte dei loro genitori tanto da diventare parte integrante delle creazioni artistiche. Col tempo però qualcosa cambia irrimediabilmente e Annie e Baxter finiscono col vivere ai lati opposti degli Stati Uniti d’America conducendo vite parallele e affogando ognuno in problemi che ne segnano l’esistenza.

Minimo comun denominatore e in qualche modo il senso artistico che non ha abbandonato i due fratelli. Annie è un’attrice ma sull’orlo del fallimento mentre Baxter è uno scrittore preda del peggior incubo che si possa augurare chiunque decida di fare questo mestiere: il foglio bianco. Ma ci pensa ancora una volta la vita a mescolare le carte. Baxter è vittima di un incidente che gli provoca un trauma cranico e che costringe sia lui che sua sorella Annie a tornare dai loro genitori per la convalescenza. Le vecchie dinamiche familiari tornano prepotentemente a galla e con loro la protagonistra principale della vita dei Fang: l’arte.

Ma d’improvviso accade l’inaspettato, Caleb e Camille scompaiono nel nulla e mentre la polizia pensa si tratti di un crimine, Annie è convinta che i suoi genitori abbiano messo in scena una nuova, eccentrica, “opera d’arte”. Per scoprire la verità Annie e Baxter dovranno scavare nei loro ricordi, collegare i fili di un’infanzia che conduce ad un’età adulta in cui appare evidente che la ricerca dei propri genitori si trasforma presto nella ricerca di se stessi.

Qual è il limite che segna il confine tra vita reale e arte? L’arte è vita o la vita non è altro che un continuo gioco d’arte? E le colpe dei genitori ricadono davvero e sempre sui figli o alla progenie spetta il compito d’impegnarsi in un processo di catarsi perché le azioni dei propri genitori non ricadano rumorosamente nel presente destabilizzando lo sguardo sul futuro?

Tutte queste domande sono una palla che rimbalza tra Annie e Baxter e che rivelano allo spettatore l’arte (rieccola!) di uno dei più antichi e inscindibili legame d’amore tra due esseri umani, quello fraterno. Un’infanzia non convenzionale può trasformarsi in una condanna crescendo eppure coloro che ti hanno costretto a vivere una prima parte della tua vita oltre i limiti dell’eccentricità sono gli stessi che ti hanno regalato la salvezza assicurandoti un/una alleato/a che quella vita la vale e che anzi, da quella stessa vita ti salva: un fratello o una sorella.

Trascinanti e coinvolgenti Christopher Walken nei panni di Caleb Fang e Maryann Plunkett che intrepreta Camille Fang. Ingombranti e importanti, tanto nella vita dei loro figli quanto nel dipanarsi della storia, i due attori restituiscono egregiamente la figura di artisti fuori dalle righe tanto da essere, talvolta, persino fastidiosi nei loro eccessi. Di rimando la Kidman e Bateman, rispettivamente Annie e Baxter, ben interpretano il ruolo di figli sottomessi, in balia delle loro stesse vite e alla ricerca di un riscatto che arriverà in un modo inaspettato e forse anche un po’ troppo crudele.

Sentimenti reali e universali per una storia che parte in sordina ma il cui ritmo diventa incalzante, coinvolgente e trascinante con il rischio che anche allo spettatore debba chiedersi quanto la sua famiglia l’abbia segnato e quanto gli abbia insegnato.

Pugliese doc, divoratrice di libri, affamata di storie. Ricercatrice seriale di domande che le risposte non bastano mai. Scrivo dunque sono, vino preferibilmente bianco, amo il bello dentro il cuore e nel cervello. In ordine sparso mi piace il buon cibo, l'agrodolce nel piatto e nella vita, il mare prima della montagna, gli esseri mitologici che pronunciano ancora parole come: buongiorno, buonasera e grazie. Mi piacciono e non mi piacciono un sacco di altre cose ma è finito lo spazio.