Recensione Manchester by the Sea: il lutto raccontato a due voci – #RomaFF11

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recensione manchester by the sea

Recensione Manchester by the Sea: il lutto raccontato a due voci, quelle di uno zio e un nipote uniti dal dolore di una perdita al #RomaFF11

C’è qualcosa di surreale in Manchester by the Sea, il film di Kenneth Lonergan in selezione ufficiale all’undicesima Festa del Cinema di Roma 2016. La storia vede come protagonista Lee Chandler (Casey Affleck), un tuttofare di Boston che conduce un’esistenza apatica e soggetta a frequenti scatti d’ira. Costretto dalla morte del fratello Joe (Kyle Chandler) a tornare nel suo paese natale, Manchester By The Sea, appunto, scopre con sua sorpresa che il fratello lo ha nominato tutore del figlio adolescente, Patrick (Lucas Hedges). Lee torna in un paese immerso nella neve e in un silenzio ovattato, una cittadina da cartolina dove sono sedimentati il lutto e il dolore più profondi, sotterrati nel cuore di Lee e contagiati a tutta la famiglia, quasi come una malattia, un anestetico che si rende necessario per affrontare le tragedie dell’esistenza. Zio e nipote affrontano il lutto insieme sebbene desiderino farlo da soli, in due maniere opposte ma che manifestano la stessa solitudine, lo stesso vuoto nel cuore. Se Lee è incapace di sostenere anche una minima conversazione o un basilare rapporto umano non strettamente necessario, Patrick si rifugia nelle relazioni con gli amici e le ragazze che frequenta senza trasporto, con un’apparente indifferenza per la morte del padre. Ciò che sembra apatia è in realtà, come si scopre nel corso del (lungo) film, un grido d’aiuto che non vuole essere ascoltato, ma che preferisce rimanere chiuso tra le mura, senza offrirsi alla compassione o al conforto di estranei.

Affrontare un tema così difficile senza risultare pesanti e anzi riuscendo, a volte, a strappare una risata, è il grande pregio di questo film, che si prende il tempo che gli serve per tratteggiare due personaggi che non sfogano mai le loro vere frustrazioni, se non in qualche scena drammatica come l’attacco di panico del giovane Patrick. Se si vuole a tutti costi trovare un difetto, forse il più evidente è la lunghezza (due ore e un quarto), risultato di un montaggio che non sacrifica nulla ma che invece aggiunge continuamente, costellando il ritratto di Lee e Patrick con molti dettagli della loro vita dopo il grave lutto subito. Ma a ben pensarci è una scelta coerente con la volontà del film, che è quella di narrare l’elaborazione di una perdita come quella di un fratello e di un padre, per poi allargarsi, fino a diventare un sentito ritratto familiare a due voci, quelle di Lee e Patrick cui si aggiungono quella dell’ex moglie di Lee, Randi (Michelle Williams) e della madre di Patrick, Elise (Gretchen Mol).

La forza del film sta nel riuscire a unire contrasti e opposti senza stridere, ma anzi creando un’armonia atipica. La mole di dolore che i protagonisti esprimono va a dissolversi nella neve che ricopre la cittadina di Manchester e zio e nipote, così opposti tra loro, formano un bel duo, grazie anche al lavoro dei due bravissimi attori che riescono a raggiungere una buona alchimia nonostante la differenza di età. Molto ben scritto, il film rivela una grande umanità, sebbene non sia privo di incongruenze, dovute soprattutto al montaggio: se meglio gestito nella seconda parte del film, deve fare i conti con la scelta, discutibile, di lunghi flashback nella prima parte, necessari per spiegare i retroscena dei protagonisti, ma che spezzano notevolmente la narrazione in maniera forse non del tutto funzionale.

Manchester by the Sea sarà nelle sale italiane a partire dal 1° Dicembre 2016 su distribuzione Universal Pictures.