Recensione Moonlight: La sorprendente forza di un film che viola un tabù – #RomaFF11

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Recensione Moonlight

Recensione Moonlight di Barry Jenkins: La sorprendente forza di un film che viola un tabù, unendo temi distanti che si amalgamano con naturalezza.

Ad aprire l’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma 2016 è Moonlight di Barry Jenkins (Medicine for Melancholy, 2008), un film tripartito che racconta la vita di Chiron, bambino prima, adolescente e uomo poi, nato nel ghetto afro-americano di Miami, che combatte una doppia battaglia, interiore ed esteriore: abbandonato dal padre e cresciuto da una madre assente e tossicodipendente, Chiron affronta anche la crescente consapevolezza della sua omosessualità, un tabù che nessuno, nemmeno lui stesso, è disposto ad accettare.

Moonlight è un film che vive di situazioni, incastonato nel contesto che racconta, perché svincolato dal suo ambiente il film risulterebbe essere molto banale. Vengono in mente altri film, come La Vie d’Adele (Abdellatif Kechiche, 2013) o C.O.G (Kyle Patrick Alvarez, 2013), entrambi film sulla scoperta e sull’accettazione della propria omosessualità. La differenza, sorprendentemente non di poco conto, è il colore della pelle del protagonista, la decisione con cui il personaggio di Chiron, molto ben scritto, viene offerto al pubblico. Un ragazzo nero, cresciuto nel ghetto, omosessuale. Questi tre elementi si amalgamano con la naturalezza della vita stessa, ed è quello che il film vuole essere, né più né meno: la storia una vita, complicata e sofferta.

Punto di forza del film è la regia, concitata e grezza, e la scelta dei tre attori che interpretano Chiron (Alex R. Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes), in grado di tratteggiare un personaggio che cresce pur rimanendo sempre lo stesso, incastrato in una vita senza vie di fuga se non quelle, fugaci, regalatagli da Juan, una sorta di “padre” putativo (Mahershala Ali), e dal migliore amico Kevin (anche lui interpretato da più attori, Jaden Piner, Jharrel Jerome e Andrè Holland), per il quale Chiron prova un sentimento che lo accompagna per tutta la vita. I tre attori sono bravi a mantenere un filo psicologico che unisce tre fisicità diverse, raccontando in tre atti la storia di un uomo che si nasconde in sé stesso perché la vita, semplicemente, da lui ha preteso troppo.

Un film da apprezzare specie per la scelta, coraggiosa, di non alzare mai il tono, mantenendosi pacato per meglio poter raccontare lo scorrere della vita di Chiron. Ed è in questa pacatezza che si trovano alcune scene che dimostrano una grande maturità registica, come il “battesimo” del mare in cui Juan insegna a Chiron bambino a nuotare, oppure la lotta di Chiron e Kevin, ancora bambini, su un campo da calcio, dove la possibile omosessualità di Chiron viene suggerita solo con un sapiente uso della macchina da presa.