Recensione Westworld: tanti robot, eppure così tanta anima

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Recensione Westworld: l’episodio pilota della serie tv per HBO di Nolan, Joy e Abrams racconta il futuro per metterci in guardia sul presente

Stranger Things è stato il fenomeno seriale dell’estate, un telefilm che raccontava gli anni ’80 per ricordarci quanto ci mancano, quanto siamo legati al passato per poter apprezzare il contemporaneo. Westworld utilizza anch’esso il passato – ma combinato col futuro – per metterci in guardia sul presente e ha tutte le carte in regola per essere il tormentone telefilmico dell’autunno 2016.

Jonathan Nolan (fratello del più famoso Christopher) e J.J. Abrams avevano già dimostrato di saper raccontare il rapporto uomo-macchina in Person of Interest, fin troppo innovativa per una rete generalista e conservatrice come CBS. Con HBO, che conferma con questa scelta di non sbagliare un colpo, hanno potuto esprimere tutta la loro originalità narrativa, prendendo spunto dall’omonimo film del 1973 di Michael Crichton (in Italia Il mondo dei robot).

Quello che si racconta in Westworld è un mondo popolato da robot, un parco a tema creato ad uso e consumo dei suoi ospiti, che pagano fior fior di dollaroni per poter vivere “un’autentica esperienza nel vecchio West” tra saloon, bordelli, scazzottate e duelli a colpi di pistola. C’è quindi un incrocio fra il classico (“si stava meglio quando si stava peggio”) e l’iper-tecnologico (“si starà meglio in un futuro non così distante”). E’ interessante, in un’epoca di futuri distopici in ogni genere di narrativa, una storia che vada a ricercare nel passato ciò che non trova nel presente.

Se per il film si era scelto il punto di vista dell’ultimo ospite umano arrivato a Westworld, col volto di Richard Benjamin, il serial mette la lente d’ingrandimento sul più antico robot del parco, Dolores (una meravigliosa Evan Rachel Wood). Lei è una macchina e il suo incontro con i personaggi di James Marsden e Ed Harris sembra essere il fulcro della narrazione, per poi sorprendere lo spettatore con una sequela di plot twist assolutamente inaspettati. Non sono solo i dialoghi ricercati ma anche la regia (dello stesso Nolan nel pilot) e la fotografia così d’impatto a lasciare di stucco: quant’è suggestivo accostare in una sequenza di morte robotica il latte bianchissimo, frutto della natura più pura, quando si beveva direttamente dal contenitore in vetro, al rosso del sangue finto, il più artificiale di tutti, che fuoriesce dalle suddette macchine?

Le sequenze che inframezzavano la storia del film di Crichton per mostrare al pubblico il funzionamento e la ribellione progressiva delle macchine contro i propri creatori vengono qui trasposte nella sigla: un’eleganza unica per raccontare così tanto in così poco.

Westworld è un serial pieno di robot, eppure con una grande anima: la stessa appartiene ai protagonisti più “freddi” della storia, quelli che non dovrebbero provare sentimenti eppure sono i meno crudeli, coloro che chiedono aiuto a se stessi prima ancora che ai propri simili. “L’evoluzione umana è solo una sequenza di errori” dice sapidamente nell’episodio pilota il personaggio di Anthony Hopkins, il creatore del parco.

I gestori dell’attrazione sono “il Male sceso in Terra, mentre l’Inferno è rimasto vuoto”. La lotta intestina fra le storyline del parco – infinite, proprio come in Deadwood, altro serial HBO che raccontava l’Old Wild West – è parallela a quella che avviene ai piani alti, per il controllo del potere. Eppure gli umani non possono prevedere tutto, lo scopriranno a caro prezzo: il telefilm sembra prometterci questo per gli episodi a venire. In fondo sono proprio gli uomini i più meccanici e pianificatori di tutti, i robot sono meri interpreti con un copione da seguire, sono solo stati disegnati – anzi programmati – così. E ora mettono in discussione proprio la loro origine, e per farlo recitano Shakespeare, un altro accostamento assolutamente suggestivo della premiata ditta Nolan-Joy-Abrams.

Certo, 2001: Odissea nello Spazio aveva mostrato qualche anno prima del film che la ribellione delle macchine non era certo cosa nuova, eppure gli sceneggiatori del serial 2016 hanno trovato un modo innovativo e originale per raccontarla. Westworld è l’ennesima dimostrazione che la scienza può fare cose meravigliose ma anche che il confine fra legittimo e superbo è estremamente labile. Ancora una volta, non un concetto nuovo: eppure come ce l’ha mostrato – più che raccontato – Westworld non aveva fatto nessuno. E ne vogliamo ancora, per capire se anche noi “sceglieremo di vedere la bellezza del mondo, piuttosto che l’orrore”.

Westworld, andato in onda in contemporanea con gli Usa la notte del 2 Ottobre e già disponibile su Sky On Demand, andrà in onda dal 3 Ottobre alle 21.10 su Sky Atlantic con l’episodio pilota in lingua originale sottotitolata mentre dal 10 alle 21.10 in versione doppiata seguito dal secondo episodio in lingua originale sottotitolata, e così via.

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