Roma Fiction Fest 2014, arriva Tyrant un family drama politico in medioriente

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tyrantIl Roma Fiction Fest è stato anche il regno delle anteprime, non solo quelle mondiali di American Crime o di How To Get Away With Murder, ma anche per nuove serie in procinto di arrivare sulle televisioni italiane. Il panel Political Drama, in cui è intervenuto Howard Gordon produttore di 24 e Homeland, è stata l’occasione per presentare l’ultima creatura di Gordon Tyrant, andata in onda questa estate su FX e prossimamente su FOX in Italia. La serie ha ottenuto il rinnovo solamente a conclusione della prima stagione e non senza sofferenza, considerando che non ha brillato negli ascolti e nell’accoglienza della critica.

Homeland e 1992 nel panel Political Drama
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Prodotta da Howard Gordon e ideata in collaborazione con Gideon Raff, l’autore dell’originale israeliano di Homeland, Tyrant racconta le vicende di un immaginario paese arabo Abbudin, guidato da una ditattura militare capeggiata dalla famiglia Al-Fayeed. Dopo vent’anni di esilio volontario e dopo essere diventato un pediatra negli Stati Uniti, Bassam “Barry” Al-Fayeed (Adam Rayner) decide di ritornare in patria, approfittando del matrimonio del nipote. La famiglia di origine di Bassam si incontrerà con la sua nuova famiglia americana, la moglie (Jennifer Finnigan) dottoressa anche lei e i due figli adolescenti. Il disagio di Barry per il ritorno a casa è forte e palpabile fin dalle prime scene. Non è solamente la contrarietà verso i metodi brutali e violenti con cui il padre e il fratello portano avanti al regime, ma è palese che Barry nasconda altro, una parte della sua natura che ha voluto dimenticare nella “vita” americana.tyrant

Il ritorno di Barry coincide con l’aggraversi delle condizioni del padre e la successione al trono del fratello Jamal risulta più complicata di quanto lo stesso Barry potesse pensare. Sono in molti, nella cerchia ristretta del potere di Abbudin, a pensare che la presenza di Barry/Bassam sarebbe utile al fianco di Jamal, per mitigarne le intemperanze e gli eccessi di foga, anche per cercare di fronteggiare i tentativi di rivolta popolare. Intanto la moglie e i figli cercano di conoscere meglio il paese e la famiglia Al-Fayeed, in particolare Sammy che ama da subito lo sfarzo di corte e nutre fin dal primo sguardo un interesse, ricambiato, per la guardia di corte Abdul, che lo porterà ad affrontare le differenze culturali in tema di omosessualità tra un paese arabo e gli Stati Uniti.sammy tyrant

A completare il quadro della corte degli Al-Fayeed lo spietato zio e capo dell’esercito, l’ambasciatore americano, la cui influenza nel corso delle puntate sarà molto importante e Fauzi un vecchio amico di Bassam, un giornalista che vorrebbe vedere Abbudin cambiare e che rinfaccia a Bassam di aver abbandonato il suo popolo e la sua terra.

La Primavera araba, le rivolte e la caduta di diversi regni nei territori arabi, hanno sicuramente influenzato la realizzazione di questa serie, il cui tentativo è proprio quello di raccontare una cultura diversa da quella americana, il modo in cui questa si sviluppa e come si confronta con l’occidente. L’idea di usare una nazione finta, come ha spiegato Gordon al Roma Fiction Fest, nasce proprio per evitare di restare troppo legati alla realtà dei fatti accaduti, dando alla storia uno sviluppo proprio. Avendo iniziato le riprese a Gerusalemme, a causa della guerra in atto in quei terriori, la produzione si è dovuta spostare e per la seconda stagione sono ancora in cerca della location adatta.

Un family drama politico in salsa mediorientale. Potremmo riassumere così la trama di Tyrant. Il pilot cerca di mostrare proprio entrambe le componenti, sia le dinamiche familiari di incomprensioni e segreti degli Al-Fayeed, che le difficoltà di gestione di un territorio guidato con la forza e la violenza. E forse è proprio questo il suo limite più grande. Nel tentativo di strafare, non riesce a convincere in entrambi i fronti, non potendo nemmeno contare su un cast particolarmente convincente, forse anche a causa della necessità di far parlare tutti in inglese, che fa perdere naturalezza alla recitazione degli attori arabi. Al tempo stesso abbandonarla dopo la visione del pilot sarebbe un errore. La serie cresce, migliora e prende forza la componente politica, anche a scapito delle altre storyline che finiscono un pò sullo sfondo.

Trailer Tyrant
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