Romina Falconi la fatina con la mannaia

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I no e le false promesse, invece di abbattere Romina Falconi l’hanno trasformata in una pin up dall’aspetto gentile ma dalla lingua tagliente!

Quello di Romina Falconi è un debutto sullo scaffale di quelli sudati e meritati! Non ho detto discografico perché la dolce fatina bionda con la mannaia non è nuova al mercato discografico.

Scopro Romina quando si presenta a Sanremo giovani e il suo ufficio stampa di allora la propone per una segnalazione sul free press per cui scrivo.

Qualche sera dopo cenavo con un amico in un ristorante dove tutti tifavano per lei. Il ristoratore si è scusato per la tv accesa ma ci ha detto che per loro vedere Romina – non sapevo di cenare vicino casa sua – sul palco più ambito per un giovane che vuole vivere della sua musica era un privilegio e un’emozione.

Archiviato Sanremo Romina riappare, dopo avere provato a seguire tante promesse, a X Factor (già Sky) fa la corista per Eros Ramazzotti e poi inizia una collaborazione/amicizia con Immanuel Casto, icona underground della musica a doppi sensi e non solo, che la trasforma anche in una carta di “Squillo”, il gioco di carte cult tra gli appassionati di giochi con le carte. Lo so, la premessa è lunga, ma Romina andava presentata.

Le tracce del cd raccontano una Romina che boicotta il buonismo e diventa una cantastorie elettropop politicamente scorretta: chi lo ha detto che il romanticismo è zuccheroso?

Nel cd ci sono tracce del suo passato, c’è Immanuel Casto, c’è la sua Roma e le persone che le hanno insegnato a vivere e a vedere il mondo senza pregiudizi e in tutte le sue declinazioni. Romina da anni è un’icona per la comunità gay italiana perché ha sempre marciato a fianco dei suoi amici e delle sue amiche gay e, cosa che non fanno in tanti, affianco delle persone trans il perché ve lo faccio dire direttamente da lei.

Dopo varie esperienze professionali, tra cui essere una carta da gioco … ma ne parliamo meglio dopo, finalmente un cd tutto tuo. Che emozione si prova?

Habemus Discum!!” Scherzi a parte, sono felicissima perché l’ho desiderato e rincorso tantissimo. Dopo molti no, molte false promesse, oggi sapere di essere su uno scaffale mi riempie di gioia.

Dicevo che sei una carta da gioco per “Squillo”, il gioco ideato da Immanuel Casto con il quale da anni hai portato avanti non solo delle collaborazioni artistichema anche una grande amicizia, da quello che si percepisce. Com’è nato il vostro rapporto?

È nato tutto per “colpa” del nostro manager Manuel Levantasci, che ha pensato a me per collaborare a “Crash”, il brano di Immanuel. Insieme, visto il numero altissimo di visualizzazioni, abbiamo funzionato e dividendo il palco, collaborando, siamo diventati grandissimi amici. Dico sempre che ormai lui è il mio Albano.

Hai parlato di no e di false promesse. Esperienze che dovrebbero far desistere e invece tu, testarda e ostinata, sei pronta a dare mannaiate. Quante e quali sono queste difficoltà?

Purtroppo oggi non ci sono più i soldi di un tempo e si tende molto a non correre rischi. Va Adele, si cerca chi fa Adele, e così via. Bisogna davvero farsi il mazzo e avere il doppio della tenacia di prima.

Dalla tua prima apparizione a Sanremo la comunità gay ha iniziato a seguirti senza mai abbandonarti. Hai partecipato a Gay Pride, sei spesso ospite di serate in giro per l’Italia: come te lo spieghi?

Quando hanno iniziato a invitarmi e intervistarmi per le riviste Glbt italiane, ero al settimo cielo e non perché siano più sensibili o banalità simili, ma perché ho visto un cerchio che si chiudeva.

Sono cresciuta con una vicina di casa transgender e durante l’adolescenza, mentre io stavo cambiando, mi stavo trasformando in una donna, lei stava facendo il suo percorso e mi ha cambiato, mi ha insegnato a stare sui tacchi.

Abbiamo condiviso questi cambiamenti insieme. E quando sono arrivati gli inviti ai Gay Pride mi sono ritrovata in un mondo che conoscevo bene e che trovo diverso da quello che raccontano i bigotti e le persone omofobe o transfobiche.

Ho capito cosa significa cambiare e non guardarsi indietro, andare avanti indossando se stessi, chiudersi porte alle spalle con tutto quello che comporta: dolore, consapevolezza ecc.

Da noi essere Pop significa essere poco interessante, leggera nel suo senso negativo, perché secondo te?

Perché siamo sempre più costretti a fare le pecore. Negli anni ’80 c’erano tanti tipi di donne penso alla grande Mia Martini o Fiorella Mannoia, che è ancora gigante, ma penso anche al punk di Jo Squillo. Oggi c’è troppo buonismo.

Anche quelle che fanno le femministe parlano d’amore e di perdono. Viviamo tempi brutti, non abbiamo certezze, ma non dobbiamo far vedere la magagna.

Se qualcuno mi tradisce o ferisce non posso dire che provo odio o disprezzo, ma essere buonista. Tutta questa omologazione ci sta annullando. Il pop fa paura perché permette di dire ridendo cose cattivissime!

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.