#Termin(us)a la quarta stagione di The Walking Dead. I primi commenti.

1

the-walking-dead-key-artTra prigioni, morti, ferrovie, fermate e migliaia di zombie (a proposito ma quanta gente c’è “non morta” in quella parte del globo?), anche la quarta stagione di The Walking Dead si è conclusa. Tra dubbi, critiche piovute soprattutto sulla seconda metà di stagione, la serie si conferma regina incontrastata degli ascolti negli USA con una media del 6,5 di rating e 13 milioni di spettatori. Calcolando che è trasmessa dal canale cable (piattaforme a pagamento) AMC è un risultato incredibile che va ormai avanti da anni.

I commenti a caldo su questa quarta stagione dagli autori di #dituttounpop, non la classica recensione ma voci diverse su un unico tema. Aspettiamo anche la vostra:

“Un viaggio lunghissimo, fatto camminando attraverso dei binari ferroviari, che per loro stessa definizione non si dovrebbero incontrare mai, ma così non è stato. Su un binario i protagonisti. Sull’altro le loro paure, le incertezze, i loro conflitti interiori e soprattutto la loro volontà nel cercare in tutti i modi di sopravvivere.  L’introspezione, a cui ultimamente ci stiamo abituando nella serialità va bene, ma non può essere il tema centrale per otto episodi consecutivi e soprattutto per un prodotto come The Walking Dead, dal momento che non tutti i protagonisti hanno un ruolo chiave. Senza Rick la serie non funziona. E’ il personaggio più forte che lotta in tutti i modi per salvare quel che resta della sua vecchia famiglia, arrivando ad “azzannare” gli stessi umani, e soprattutto la sua “nuova” famiglia. Il finale di questa quarta stagione, fa ben sperare in un inizio esplosivo della quinta. Mi auguro che si torni nuovamente al racconto e allo stile che aveva caratterizzato le precedenti stagioni.” Samuele Magnante

“L’arrivo al famigerato Terminus, avviene dopo un lungo percorso irto di ostacoli che vede protagonisti, Rick, Michonne, Daryl ed il piccolo Carl, ma una sorpresa piuttosto prevedibile attente i sopravvissuti.  La serie dei record dunque è giunta al capolinea, almeno per questa stagione, e The Walking Dead saluta i suoi tanti fan con un episodio al di sotto delle aspettative, a tratti intenso ed emozionante ma che lascia un retrogusto amarognolo. Il finale di stagione infatti, non regala un vero colpo di scena e continua a far cadere la serie stessa, in un vortice di dialoghi impreziositi da troppi sentimentalismi e frase già dette. The Walking Dead seppur mantiene il suo status di serie cult ed anti-convenzionale, sta cominciando a perdere colpi. Alcune avvisaglie di questa “decadenza”, erano nell’aria fin dalla winter premiere, e se l’idea di raggiungere questo Santuario per tutti ha destato la nostra attenzione (ed anche un po’ di curiosità), speravamo che questo finale concedesse più azione e meno introspezione dei personaggi. È avvenuto invece l’esatto contrario, perché togliendo la parte in cui Rick si difende dagli scagnozzi capitanati da Joe, il resto è stato un lungo peregrinare tra dolore e noia. The Walking Dead quindi si prende una “meritata” vacanza, nella speranza che la quinta stagione possa ritrovare il fascino, la verve ed i brividi che, fino allo scorso novembre riusciva ancora a regalare.” Carlo Lanna

“Forse la stagione più discussa, questa, per The Walking Dead. Personalmente, controtendenza, ho molto poco da contestare quest’anno, come del resto anche negli anni scorsi. La serie si mantiene su ottimi livelli, dando molto più spazio al lato umano dei tanti personaggi protagonisti, mostrando cosa vuol dire cercare di vivere e sopravvivere in un mondo allo sbando, dove le regole che noi adottiamo tutti i giorni nella società civilizzata non esistono più: non ci sono leggi da seguire e l’etica e la morale sembrano non essere mai esistite. Ma sopravvivere non vuol dire solamente “rimanere in vita”, “continuare a respirare”, sopravvivere significa anche riuscire a mantenere la propria umanità, evitando di diventare come quei mostri che si trascinano senza vita in cerca di carne umana e da cui i protagonisti scappano.
Proprio quest’ultimo episodio evidenzia molto bene questo aspetto, dalla carneficina iniziale che riporta Rick su un percorso che aveva scelto di abbandonare per proteggere il figlio, passando dal dialogo tra Michonne e Carl fino alla sequenza finale all’interno del Terminus che, unita al flashback di Rick sugli eventi successivi al finale della scorsa stagione ma precedenti all’inizio di questa, aggiunge un ulteriore significato a ciò che abbiamo visto quest’anno: c’è un tempo per vivere nella tranquillità, senza cedere ai nostri istinti primordiali, e c’è un tempo per reagire, usando la violenza in risposta alla stessa, per riuscire ad andare avanti.
Dopo le tante contestazioni fatte sulla lentezza e sulla troppa introspezione utilizzate quest’anno, questo finale ci lascia con Rick, tornato ai tempi dell’amato “This is not a democracy, anymore“, riunito a Glenn, Maggie e i nuovi personaggi diretti a Washington per scortare un misterioso scienziato che sembra conoscere il segreto per fermare l’epidemia, rinchiusi in un container all’interno di Terminus, che si è scoperto essere una trappola. All’appello mancano solo Carol, Tyreese e la piccola Judith, ancora in viaggio verso il Santuario, e Beth, scomparsa misteriosamente all’interno di una macchina in corsa. Cosa ci possiamo aspettare, quindi, dalla quinta stagione?” Davide Consolandi

“Faccio una doppia piccola premessa: 1 proverò ad essere più breve di chi mi ha preceduto, 2 non sono un grande fan della serie fin dalle sue origini. Ho sempre trovato The Walking Dead eccessivamente ampollosa e pretenziosa, come se dovesse elevare uno degli elementi horror più classici (gli zombie) a una letteratura più colta, riempiendo la serie di filosofia spicciola e artifici registici. Il mio percorso con Walking Dead è stato un continuo alti e bassi, tra puntate fastidose e puntate esaltanti. Ecco, in tutta questa quarta stagione le esaltanti sono state ben poche. La serie è bella, ben fatta, registicamente e da un punto di vista tecnico, ma la storia, il plot l’ho sempre trovato debole. Questa quarta ancora di più. Nella seconda metà non ha fatto altro che girare intondo. Passando da una claustrofobia fisica a una mentale. Non c’era sorpresa, non c’era stupore in tutto quello che succedeva ai nostri personaggi. La frase con cui si conclude questa stagione ne è forse la summa. Avessero detto quell’ultima frase in una qualsiasi altra serie, sarebbero volati gli insulti per la banalità e l’eccessiva enfasi. Ma è il marketing bellezza e The Walking Dead continua a macinare successi in tutto il mondo, trascinati forse dalla curiosità di scoprire cosa succederà dopo.” Riccardo Cristilli

Per andare da A a B passereste prima per C? Se si perchè? e D? Non rischia di offendersi se non gli facciamo nemmeno un saluto? Ma soprattutto, che razza di bio è questa? Siete sicuri di volere una biografia? Mi trovate su Fb/tw/G+/pinterest/instagram/linkedIn come Riccardo Cristilli, il modo più semplice per farvi i fa....ehm conoscermi meglio. Per comunicati, eventi, news sulle serie tv scrivete a r.cristilli@dituttoupop.it
  • Davide

    Grane bel finale