The Neon Demon tra stupore e presa di coscienza: la bellezza è l’unica cosa [RECENSIONE]

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The Neon Demon, il nuovo film di Nicolas Winding Refn presentato in concorso al Festival di Cannes 2016, è stato accolto con pareri molto contrastanti dalla critica, qualcuno è addirittura uscito prima della fine dalla sala. Questo perché si tratta di un lungometraggio dal forte impatto, non solo visivo come già aveva abituato coi suoi precedenti lavori, ma con alcune scene davvero coraggiose sia da parte di Refn che delle attrici protagoniste.

L’ultima fatica cinematografica del regista danese è forse la sua opera più completa, impropriamente diremmo la più matura, più propriamente diremmo la più ricca. Di significati, di chiavi di lettura, di inventive, di stilemi. 117 minuti che sono un lungo prologo all’esplosione finale. Non c’è azione scenica rispetto alla violenza bangkokiana di Solo Dio Perdona o al moto perpetuo della notte losangelina di Drive, ma piuttosto un’accanimento psicologico nei confronti dei personaggi e quindi dello spettatore. Un trambusto interiore con effetti nell’aspetto esteriore. Un continuo sali-scendi che il pubblico sente dritto nel proprio stomaco e che pretende di non farsi digerire facilmente, ma richiede tempo per essere metabolizzato, inglobato, accettato, rifiutato, risputato fuori.

the neon demon recensioneL’argomento è quantomai abusato: la bellezza, ma qui ne viene fatta un’autopsia così profonda, così variegata, da risultare accattivante, inedita. La bellezza intesa come spirituale, candida, innocente (ma pericolosa) incarnata dalla protagonista Jesse, a cui presta volto e fisico Elle Fanning: la classica ragazza di campagna (della Georgia, in questo caso) che arriva nella grande città (Los Angeles) piena di speranze per sfondare nel mondo della moda “perché un vicino le ha detto una volta che era proprio carina”. La bellezza finta, artificiale, costruita del personaggio di Bella Heathcote. La bellezza sessuale, la paura della penetrazione rappresentata da Keanu Reeves, il gestore del motel dove alloggia Jesse. La bellezza vissuta per procura, per riflesso, per estensione dalla truccatrice interpretata da Jena Malone. La bellezza interiore, ma ipocrita, espressa dal personaggio di Karl Glusman, il fotografo amatoriale che vorrebbe essere il ragazzo di Jesse. La bellezza disperata, agognata dal personaggio di Abbey Lee. La bellezza vista come l’unica cosa davvero importante al mondo dal fashion designer Alessandro Nivola.

Il “demone del neon” del titolo è la bellezza stessa, è Elle Fanning, è Jesse, è la figura a triangolo formata a sua volta da tre triangoli interni che campeggia anche sul poster del film. Un’immagine che non può non portare alla mente l’organo riproduttivo femminile, sede del sesso ma anche della bellezza, del desiderio, del piacere, tutti sentimenti incarnati – e rigettati fuori – anche dal film di Refn. Forse non tutti i suoi molteplici intenti sono riusciti appieno, ma il viaggio interiore ed esteriore è così totalizzante da saziare a dovere.

the neon demon recensioneThe Neon Demon non è un horror, com’è stato impropriamente pubblicizzato, piuttosto un thriller. Ma contiene anche tanti altri generi, senza farne emergere precisamente nessuno, e questo è stranamente un vanto. E’ la Sofia Coppola di Bling Ring che incontra il Cronenberg di Maps to the Stars: se in quest’ultimo lungometraggio si raccontava il mondo dello showbiz in un modo assolutamente spiazzante e disturbante, altrettanto accade nel film di Refn con l’universo della moda, mai sviscerato in maniera tanto disgustosa quanto eccitante. Bon appetit.

The Neon Demon arriva nelle sale italiane l’8 Giugno 2016 grazie alla distribuzione congiunta di Koch Media e Lucisano Media Group.