Valentina Ok

0

Cosa metterò per uscire? Che problema per me! Minigonna e scarpe col tacco, ‘ma maglietta e nu’ jeans? Io non lo so quanti vestiti poi mi proverò, ma di sicuro mi deciderò di presentarmi con semplicità.”

Cosi cantava in “Ok” Valentina Ok, la prima cantante della scuola neomelodica napoletana dichiaratamente  e sfacciatamente Trans. Che purtroppo da ieri non è più tra noi.

Valentina, a metà anni ’90, si impose come straordinario personaggio di quel caleidoscopico underground che è Napoli con i suoi miti musicali, che sopra Gaeta sono sconosciuti ai più,  capaci di riempire stadi e vendere copie di cd che neppure Eros Ramazzotti, come raccontò nel 1998 Carlo Freccero in “Napoli che passione”.

Valentina Ok fu molto più di un mito per il popolo Gay e Trans, era adorata e rispettata dalle famiglie napoletane. Era amata anche dai bambini che di lei probabilmente apprezzavano l’ironia e la presenza scenica.

Rosalia Porcaro costruì su di lei il personaggio di Natasha, quella di “Sesso senza amore”, all’interno dell “Ottavo Nano”. E una parodia si sa per qualsiasi artista è segno di grande notorietà.

Valentina nel suo piccolo ha fatto una grande rivoluzione,  non solo ha vissuto seguendo quello che sentiva di essere, ma ha saputo farsi amare e raccontare il pregiudizio usando l’arma più pericolosa e tagliente,  l’ironia che rende liberi.

Un personaggio così TrashPop nell’accezione più alta e culturale del termine non potevamo non salutarla come si fa con le grandi Dive.

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.