Baustelle “L’amore e la violenza”: la recensione

“L’amore e la violenza”: il nuovo album dei Baustelle dal gusto oscenamente Pop

Dopo tre anni dal crepuscolare “Fantasma” i Baustelle sono tornati con un album sfacciatamente pop.

Di quel pop alla Viola Valentino, di quel Pop senza pretese, di quel Pop che io amo.

Ovviamente essendo “loro”, il Pop lo hanno usato nella sua accezione più vera, hanno mascherato messaggi che sono sciabolate contro il conformismo, liriche ricche di significato, che come sempre scardinano le certezze e l’anima di chi ascolta.

Amanda Lear“, primo singolo estratto, ha conquistato tutti un po’ perché, come l’icona di cui porta il nome, è: surreale, sensuale, divertente e piena di contraddizioni. Le altre tracce non sono da meno e parlano dell’amore, lo analizzano, ne mostrano il lato oscuro.

Se in questo momento dovessero chiedermi il mio pezzo preferito direi “Eurofestival“, ma poi si passa al brano successivo è tutto va rimesso in discussione.

Ogni album dei Baustelle è un condensato di citazioni e figure “alte” e in questo quella più “colta” – forse – è “L’era dell’acquario”, in cui i riferimenti agli anni di piombo, in parallelo con la situazione attuale, sono importanti per la generazione dei diciottenni che quel periodo lo conosce troppo poco e forse ne ha elaborato solo il fallimento delle ideologie, anziché il senso di liberazione e di voglia di cambiamento che lo aveva mosso.

C’è, per mia immensa gioia, un abbondare di sintetizzatori che rendono questo nuovo lavoro della band, un album alla Battiato anche per l’apparente allegria delle tracce che, come il Maestro Battiato ci ha insegnato, nascondono messaggi da decifrare e che non ci lasceranno indifferenti.

Ogni brano è una piccola sceneggiatura. Riesci a immaginare i protagonisti a muoverti con loro e vivere la loro storia.

Le voci di Rachele Bastreghi e Francesco Bianconi hanno colori retrò, minimal e intellettuali. Sanno conferire tantissimo charme ai pezzi. Sono ipnotiche e severe.

I Baustelle confermano di album in album che la loro vena creativa pulsa abbondantemente.