I’m Dying Up Here quanto è dura la vita del comico negli anni ’70; dal 3 gennaio su Sky Atlantic

Stephen Guarino as Sully, Brianne Howey as Kay, Jon Daly as Arnie, Michael Angarano as Eddie, RJ Cyler as Adam, Ari Graynor as Cassie, Andrew Santino as Bill, Melissa Leo as Goldie, Clark Duke as Ron and Erik Griffin as Ralph.

I’m Dying Up Here su Sky Atlantic dal 3 gennaio prodotta da Jim Carrey

E’ stato lo show con il rating più basso di Showtime ma nonostante questo ha ottenuto il rinnovo per una seconda stagione. Potrebbe bastare anche solo questa considerazione per dimostrare la forza di I’m Dying Up Here nuova serie tv drama, regalo di inizio 2018 di Sky Atlantic HD in onda a partire dal 3 gennaio (già disponibile come Primissima per i clienti extra abbonati da più di 3 anni).

Prodotta da Jim Carrey I’m Dying Up Here è una serie tv sul mondo della comicità, su quell’universo degli stand up comedian forse poco conosciuto in Italia, ma dirompente negli Stati Uniti. I locali di stand up sono la fucina da cui da sempre emergono i comici che poi si impongono sulla scena nazionale e internazionale. La capacità di far ridere un pubblico inconsapevole di chi si trova davanti, spesso distratto, magari ubriaco è la palestra migliore per i comici.

E I’m Dying Up Here racconta proprio tutti i pregi e i difetti di un locale di Los Angeles, dove fumo e alcol scorrono a fiumi in quei magici anni ’70 in cui YouTube e i social media non esistevano e la massima aspirazione per i comici era quella di finire al Johnny Carson Show e sperare di essere invitato a sedersi sulla sua poltrona. Dopo l’esibizione in studio infatti Carson invitava chi più lo aveva convinto a unirsi al resto degli ospiti e partecipare alla trasmissione. Sedersi sulla sua poltrona voleva dire avercela fatta.

Ma per uno che riusciva ad ottenere questo onore, altri 20-50 aspiranti comici continuano ogni sera a provare il proprio pezzo, a costruire quindici minuti di spettacolo parlando di attualità, raccontando in chiave comica aneddoti della propria vita personale. Bianchi, neri, latini, donne, uomini, ogni giorno un aspirante comico si alza e spera di potersi esibire prima che il pubblico sia andato a dormire. Non è facile fare o anche solo diventare un comico di successo. Non ci sono scorciatoie e la vita di tutti i giorni finisce per sovrapporsi ad un lavoro che non ripaga, che non regala soddisfazioni se non l’applauso del pubblico. Nonostante questo per poter anche solo coltivare la speranza, ogni notte devono ingoiare tutte le difficoltà della giornata, i soldi che mancano, un lutto travolgente, un rapporto distrutto per mettere il proprio sorriso migliore e provare a far ridere gli altri. Forse il lavoro più difficile al mondo.

A guidare uno dei locali più in voga della città, dove i reclutatori fanno la fila per selezionare i comici migliori e i comici sognano di esibirsi per raggiungere il Tonight Show, è Goldie interpretata da Melissa Leo. Una donna forte, tenace, dura, caratteristiche necessarie per controllare un gruppo di esuberanti e ambiziosi uomini. Ma una donna fragile e sola, che vive per il suo lavoro e per i suoi comici interpretati da volti più o meno noti del cinema e della tv.

Con I’m Dying Up Here si ride come in una comedy e ci si commuove come in un drama. E proprio questa è la sua più grande forza. La capacità di viaggiare tra i generi, di contaminarli, di fonderli in un unico grande esempio di racconto seriale che sfugge dai generi, dall’azione, dallo spazio, dal fantasy e si rifugia nell’arte della parola. I’m Dying Up Here non è ovviamente privo di difetti, in alcuni momenti perde di efficacia, il racconto sbrodola e perde forza ma è capace di riprendersi e dar vita ad un prodotto piacevole e coinvolgente.

I’m Dying Up Here conquista per la forza della sua parola, dei suoi dialoghi, dei suoi monologhi e dei suoi personaggi. Esempio perfetto di una serie tv non adatta al grande pubblico, non adatta a tutti. Una serie di nicchia e per una nicchia, faticosa, impegnativa, che non ti scivola via mentre fai altro ma verso cui ti devi impegnare. Una serie che non ripaga, con cui non puoi farti bello alle feste o in altre occasioni sociali perchè nessuno guarda e difficilmente conosce. E proprio qui sta il bello di I’m Dying Up Here. 

 

PANORAMICA RECENSIONE
Voto
8
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Per andare da A a B passereste prima per C? Se si perchè? e D? Non rischia di offendersi se non gli facciamo nemmeno un saluto? Ma soprattutto, che razza di bio è questa? Siete sicuri di volere una biografia? Mi trovate su Fb/tw/G+/pinterest/instagram/linkedIn come Riccardo Cristilli, il modo più semplice per farvi i fa....ehm conoscermi meglio. Per comunicati, eventi, news sulle serie tv scrivete a riccardo.cristilli@gmail.com o info@dituttounpop.it