Recensione 3% su Netflix: la serie brasiliana è davvero da non perdere

recensione 3%

Recensione 3% su Netflix: in un mondo dove il merito è il fondamento della civiltà, dov’è il confine tra perfezione e umanità?

Non ne parla nessuno, forse a causa del titolo che sembra la rimanenza di batteria nel cellulare, ma 3% è sorprendente. Nonostante la sfortuna di essere uscita lo stesso giorno di Gilmore Girls, la serie originale Netflix brasiliana combatte con le unghia e con i denti per assicurarsi il titolo di serie più interessante di questo 2016. E ha buone probabilità di vincere.


Scritta da Pedro Aguilera, 3% è tratta da una web serie brasiliana del 2011, anch’essa scritta da Aguilera. E della web serie ha mantenuto l’anima e lo spirito, perché il distacco registico, visivo e di budget che esiste con altre produzioni Netflix è evidente. Eppure, nonostante la regia povera e la scenografia casalinga, 3% si avvale di una scrittura avvincente che è sempre presente, creando un ritmo continuo e mai frammentario, come può capitare ad altre macchine scenografiche da miliardi di dollari che riempiono i vuoti di sceneggiatura con esplosioni ad alto budget. Insomma, 3% è povera, ma si merita di essere considerata alla stregua dei grandi titoli di Netflix. Buffo, per una serie che parla proprio del merito.

“L’unica differenza tra gli esseri umani sta nel merito: c’è chi lo possiede, e chi no”.

Amazzonia, in un futuro indefinito: il 97% della popolazione mondiale vive nell’Entroterra, un fatiscente cumulo di cemento e immondizia. Il restante 3%, invece, vive nell’Offshore (Maralto in originale portoghese – in cui si consiglia di vedere la serie -), un’isola utopica fondata dalla Coppia Fondatrice dove può accedere soltanto l’élite della popolazione, coloro che hanno dimostrato di possedere capacità superiori agli altri. Questo merito viene definito nel Processo, un lungo e crudele test cui tutti i 20enni dell’Entroterra devono sottoporsi, con la consapevolezza che solo il 3% di loro arriverà fino all’Offshore. Nel gruppo di quest’anno, troviamo Michele (Bianca Comparato), che ha più di un motivo per voler superare il Processo…

Chi non ha mai pensato che viviamo in un mondo dove non esiste la meritocrazia? Chi non ha mai detto di essere trattato ingiustamente, di non vedersi riconosciuti i propri meriti? Quanti di noi sono convinti di meritare di più di ciò che possediamo?

3% è una serie che pone la meritocrazia non come valore, ma come fondamento stesso del mondo civile, immaginandone le conseguenze, straordinariamente reali. Perché è assolutamente vero che, se tutti avessimo ciò che realmente meritiamo, scopriremmo di valere molto meno di quel che pensiamo. Ma se l’obiettivo, nella vita, è il raggiungimento della perfezione, rimane spazio per altro? Per l’umanità? Per le naturali debolezze derivate dalle emozioni?

3% unisce un dilemma filosofico come la Città Ideale a uno scenario che per molti versi è associabile a Hunger Games o The Maze Runner, dato che i ragazzi protagonisti sono costretti a lottare l’uno contro l’altro per assicurarsi un posto nel 3%, ma che si mantiene su un piano molto più realistico, effetto raggiunto anche grazie alla già citata “povertà” della scenografia (tutta la serie sembra svolgersi in quello che appare come un gigantesco aeroporto abbandonato). 3%, insomma, è la serie perfetta da recuperare durante le feste, anche perché è stata appena rinnovata per una seconda stagione. Mettetevi alla prova con il Processo e chiedete, in tutta onestà, a voi stessi: “ma io, me lo sarei meritato?”.