Cinquanta Sfumature di Nero, quando al cinema è meglio non andare

Ascolti Tv Mercoledì 26 Settembre

Recensione Cinquanta Sfumature di Nero: dal 9 febbraio nelle sale italiane… ma forse è meglio non andare

Recensione Cinquanta Sfumature di Nero – Vorrei avere la stessa incisività di Ungaretti quando con la breve “M’illumino d’immenso” riuscì a descrivere l’infinita grandezza del creato.

Poche e semplici parole per esprimere un tutto di proporzioni straordinarie.
Il mio è certamente un paragone esagerato visto che il soggetto di questa recensione non è moralmente alto come quello di Ungaretti eppure ha in sé qualcosa di altrettanto imponente e smisurato: un senso orrìfico di eccezionale rarità.

Ieri sera ho assistito all’anteprima stampa di Cinquanta Sfumature di Nero adattamento cinematografico del romanzo di E.L.James. Potrei chiudere così, appellarmi al quinto emendamento, invocare il silenzio stampa, tacere per sempre come recita il rito del matrimonio.
Invece no, parlo.
Perché ho la presuntuosa ambizione di salvare chiunque legga questa recensione dall’incauto gesto di spendere i propri soldi per la visione di questo film.

Recensione Cinquanta Sfumature di NeroAl termine della proiezione sono andata indietro con la memoria alla ricerca di un film che mi abbia provocato la stessa sensazione di rifiuto, che mi abbia fatto tirare un sospiro di sollievo una volta riaccese le luci in sala alla ricerca della porta più vicina per fuggire via, che mi abbia fatta tremare al pensiero che no, non è finita qui. Perché il prossimo anno in sala troveremo il terzo capitolo ad aspettarci.
Inutile dirvi che la mia ricerca è stata vana.

Le cinquanta sfumature di nero seguono le altrettanto cinquanta sfumature ma di grigio e ritroviamo nostro signore del sesso Christian Grey (Jamie Dornan) intento a riconquistare la sua Anastasia Steele per gli amici Ana (Dakota Johnson). Cominciamo col dire che Mr. Grey non dovrà faticare poi tanto e Ana cederà piuttosto in fretta alle lusinghe dell’imprenditore miliardario che sembra però aver abbandonato le vesti del cattivo ragazzo per indossare calzamaglia e mantello, saltare in groppa al bianco cavallo, e trasformarsi nel più classico dei principi azzurro.

Certo, tormenti interiori a Mr. Grey non mancano ma tutto questo magnetismo da bello e maledetto è evaporato trasformando l’anaffettivo Grey in un uomo perdutamente innamorato e la stanza rossa in un salone da ballo con tanto di vestiti eleganti, calici di bollicine e vezzose maschere a coprire il volto degli invitati che ricordano le atmosfere di Eyes Wide Shut di cui, non preoccupatevi, dimenticherete ogni possibile riferimento nell’arco di un nano secondo col proseguo del film.

Tra dichiarazioni d’amore eterno e picchi di noia da guiness Christian e Ana non rinunciano alle buone e vecchie abitudini e tra un salto nella stanza rossa, palline vaginali, bende, catene alle caviglie e la richiesta, al termine di una cena al ristorante, di spogliarsi della propria biancheria con successivo momento hot in ascensore, le scene di sesso non mancano.

Visto che ricordarsi di lei è tutt’altro che semplice, prima che lo dimentichi, vi segnalo la presenza di una Kim Basinger irriconoscibile che vi farà rimpiangere 9 settimane e ½. Il suo ruolo è piuttosto marginale quindi mantenete la calma e respirate a fondo. Sparirà dalla scena prima che abbiate capito di chi si tratta.

Torniamo ad Ana, la donna del giorno, il personaggio femminile dell’anno, con cui è davvero difficile riuscire ad empatizzare. Questa ragazza dall’apparente innocenza giustificata dalla bellezza diafana la crediamo preda del volere di Mr. Grey che invece è il burattino della situazione.
Ana soffre di gattamortismo, diciamocelo senza troppi giri di parole. Tiene Grey sotto scacco facendogli credere che sia lui a condurre il gioco invece è lei che con i suoi continui si-no-ci devo pensare-ed è un attimo che ti dico di si ancora, tira i fili. Mr. Grey non è altro che una pedina verso cui Ana è capace di guidare la nostra antipatia lasciandoci credere di avere davanti un uomo talmente egocentrico da impedirle di andare in viaggio di lavoro a New York con il suo capo.
Ma in realtà è sempre lei a decidere che piega prenderanno gli eventi.

Il personaggio di Anastasia Steele è controverso. Un attimo prima ti trovi a disapprovare il suo atteggiamento di accondiscendenza verso Grey che la ricopre di regali eccessivi e senza senso a cui sarebbe più elegante rispondere con un “no grazie, non sono in vendita” e un attimo dopo pensi che non sia giusto che Jack Hyde, il capo di Ana, metta in discussione il ruolo della stessa all’interno della casa editrice per cui lavora dando per certo che lei non si trovi lì per meriti personali ma solo perché è la donna del boss.
La somma è presto fatta. Ana è la donna di Grey capo della baracca, aggiungi favori sessuali, mescola con il desiderio della ragazza di lavorare nel mondo dell’editoria, e avrai come risultato Anastasia Steele seduta a quella scrivania. Questa granitica certezza Hyde, che sembra essere a conoscenza delle tendenze sessuali di Grey, la palesa nel momento in cui tenta un approccio della peggior specie con Ana rassicurandola, udite udite, che lui è in grado di farle toccare il cielo con un dito come nessuno mai, Grey compreso.

Conclusione? Lui si becca un calcio nelle parti basse, lei fugge, lui viene fatto fuori dalla casa editrice per volere di Christian paladino della giustizia e guarda caso lei si ritrova a ricoprire il ruolo del suo ex-capo. Intanto in sala risate come se piovesse. Perché se questo fosse un film comico state certi che avrebbe centrato il bersaglio visto i tanti momenti di ilarità che regala.

Personaggio che ci sottrae alla sonnolenza della visione e di cui naturalmente poco si approfondiscono le sfaccettature è Leila, ex sottomessa di Mr. Grey che torna alla ribalta con l’intento di far fuori Ana e forse anche Christian ma che cede subito la pistola al suo, ormai ex, padrone inginocchiandosi davanti a lui. Sorvolando sull’enorme pena e tristezza che la scena provoca sarebbe stato interessante comprendere meglio le ragioni di questa sudditanza non solo fisica ma anche psicologica tale da contemplare un possibile omicidio.

Volendo concludere una riflessione che anelava alla brevità e si è invece trasformata nel Cantico dei Cantici, vi suggerisco di evitare come la peste l’idea che questa perla cinematografica possa in qualche modo essere d’ispirazione per un San Valentino alternativo.
Se cercate idee le potete trovare nella vostra testa, fate lavorare l’immaginazione e ne ricaverete certamente maggior beneficio per voi stessi e per la vostra vita di coppia che in alternativa potrebbe non sopravvivere al contraccolpo della visione.
Se siete single il discorso non cambia. Concedetevi altro e di meglio al grido di, me lo merito.

Ma se proprio Cinquanta Sfumature di Nero vi attrae come il miele sul grana fatevi furbi e optate per le più economiche visioni pomeridiane.
Per un film arraffazonato e qualche sbadiglio è anche troppo.

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