Recensione Guardiani della Galassia Vol. 2: più spaziali e più cazzuti che mai

Recensione Guardiani della Galassia Vol. 2: più spaziali e più cazzuti che mai nel sequel Disney dal 25 aprile al cinema.

I Guardiani della Galassia sono stati i primi, ai tempi della Fase 2, a dare una svolta e una boccata d’aria fresca al Marvel Cinematic Universe, ovvero renderlo ancora più dissacrante e cazzuto, una linea narrativa ben ereditata da Ant-Man.


“Nuova” per modo di dire, dato che la principale caratteristica – e critica – fatta alla Marvel cinematografica è proprio il suo aspetto scanzonato, che non si prende mai troppo sul serio. Nella Fase 3 del MCU, dopo il Doctor Strange di Benedict Cumberbatch più serioso e psichedelico, tornano Star Merd… ops Lord e soci, per capire se è stata la fortuna del principiante o meno ad aver salvato la Galassia una volta, e per bissare l’impresa… spaziale.

New and improved guardians of the galaxy. In Guardiani della Galassia Vol. 2 ritroviamo Peter Quill (Chris Pratt), Gamora (Zoe Saldana), Drax (Dave Bautista), Rocket (Bradley Cooper) e Baby Groot (Vin Diesel). Accanto a loro Yondu (Michael Rooker), Nebula (Karen Gillan) e Kraglin (Sean Gunn) insieme alle new entry Ego (Kurt Russell), il pianeta vivente incarnato nel corpo di un semi-umano che porterà un nuovo punto di vista con cui la squadra dovrà confrontarsi, e Mantis (Pom Klementieff), un essere orripilante (parola di Drax) incredibilmente empatico con tutti, solamente toccandoli, al servizio di Ego. Lo spazio maggiore dedicato in questo sequel ai personaggi di Yondu e Nebula sono funzionali ad esplorare l’assetto familiare di Quill e Gamora, solamente accennato nel primo film: se in Guardiani della Galassia la squadra diventava la famiglia per questi cinque antieroi, ora gli stessi devono capire se per loro è abbastanza e fare definitivamente pace con il proprio passato.

Non si esce vivi dagli anni ’80. Nella formula oramai rodata di revival e quant’altro di questo periodo il film pesca sapientemente dagli anni ’80 come aveva fatto la prima pellicola. Guardiani della Galassia Vol. 2 ricalca la struttura e i motivi che avevano decretato il successo del primo: la trascinante colonna sonora (e l’Awesome Mix Vol. 2 ovviamente) e l’umorismo terra terra e dissacratorio. Quest’ultimo prende in giro gli stessi comics e i loro eroi – vedi l’emblematica scena iniziale in cui la battaglia è sullo sfondo sfocata mentre in primo piano Baby Groot che cerca di godersi il momento. Questo sequel si permette addirittura di ripescare miti degli anni ’80 – ci sono i cameo di Sylvester Stallone e David Hasselhoff. Una sorta di strizzatina d’occhio a Pixels, per fargli capire come andava fatto meglio.

Il regista James Gunn – già confermato anche per il terzo capitolo che chiuderà la storia dei Guardiani – confeziona un sequel che si fa forza sugli aspetti vincenti del primo, ma forse vive un po’ troppo di rendita in questo. L’intrattenimento che questi nuovi e migliorati Guardiani della Galassia forniscono è però così maledettamente piacevole che non si può non perdonargli alcune ripetizioni e cadute di stile rispetto al primo capitolo. La ciliegina sulla torta – anzi sull’albero in questo caso – è Baby Groot e il suo “sbocciare” dopo il sacrificio alla fine del primo film.

Scene post credits venite a me. Nota a margine: forse l’avrete già letto da qualche parte, ma le scene post credits questa volta saranno ben cinque, quindi rimanete proprio fino alla fine! A nostro parere avrebbero dovuto pubblicizzare meno questo aspetto, lasciando la sorpresa a chi fosse rimasto in sala fino alla fine, dato che oramai lo sanno anche i muri che nei film Marvel funziona così. Perciò mi raccomando, godetevelo tutto come avete fatto col primo!

Guardiani della Galassia Vol. 2 di James Gunn sarà nelle sale italiane dal 25 Aprile 2017 su distribuzione The Walt Disney Company Italia.