Recensione J’ai tué ma mère: all’origine di tutto, la madre

Recensione J'ai tué ma mère

Recensione J’ai tué ma mère: all’origine di tutto, la madre. Direttamente in home video in Italia per Sound Mirror il film d’esordio di Xavier Dolan

Direttamente in home video in Italia grazie a Sound Mirror quasi dieci anni dopo arriva J’ai tué ma mère, il film d’esordio di Xavier Dolan datato 2009.


Il tema centrale della pellicola tornerà spesso negli altri suoi lavori: all’origine di tutte le gioie e soprattutto dei dolori e dei tormenti dei suoi protagonisti vi è il rapporto con la propria madre, com’è stato evidentemente per il giovanissimo regista canadese. La madre che viene “uccisa” nel titolo è Chantale (Anne Dorval), una donna con cui è impossibile convivere per l’adolescente Hubert Minel (interpretato proprio da Dolan).

I due non si comprendono, discutono, non sono d’accordo quasi su nulla. Non si tratta però solo dei problemi tipici dell’età adolescenziale oppure del fatto che lui sia omosessuale o ancora del fatto che sia stato abbandonato dal padre quand’era piccolo, ma c’è qualcosa di più alla radice. Così, in una sorta di lunga seduta psicanalitica – un incrocio fra Freud e il mito di Edipo – Dolan cerca di indagare i motivi del malessere di Hubert (e del proprio).

Mentre il regista mostra allo spettatore la storia di Hubert che è anche la propria, intervallata da brevissimi momenti onirici simbolici e tragicomici, in alcuni “a parte” di matrice teatrale il protagonista racconta i propri sentimenti contrastanti verso la figura genitoriale femminile, colei che gli ha dato la vita e a cui lui vorrebbe toglierla: “Vorrei uccidere mia madre eppure se qualcuno si azzardasse a farle del male, ucciderei anche lui”.

L’altra figura femminile di riferimento per Hubert è l’insegnante Julie Cloutier (Suzanne Clément, che tornerà in Mommy e in Laurence Anyways). Lei, al contrario di Chantale, è aperta e solare, riesce a dialogare con il giovane Minel: “Forse non sono fatto per essere un figlio” “Forse lei non è fatta per essere una madre”.

Unica certezza nella vita di Hubert sembra essere l’amico e fidanzato Antonin (François Arnaud), fedele a lui fino alla fine della vicenda. È proprio il rapporto fra Antonin e la madre Hélène a far scattare quasi un po’ di gelosia in Hubert, per come lui venga accettato e amato incondizionatamente al contrario dell’arrabbiato e sconsolato protagonista.

Un’opera prima interessante, sporca e sperimentale a livello di regia e narrazione, ma proprio per questo encomiabile per l’enfant prodige del cinema canadese, che ha scritto J’ai tué ma mère a soli sedici anni, producendolo in parte con le proprie forze per poterlo presentare al Festival di Cannes.