Recensione Lion: il lungo ritorno a casa di Saroo – #RomaFF11

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Recensione Lion: il lungo ritorno a casa di Saroo chiude la Festa del Cinema di Roma 2016

A concludere questa undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma 2016 è Lion, il film di Garth Davis basato sul libro autobiografico A Long Way Home di Saroo Brierley. Presentato al Toronto International Film Festival, Lion narra la storia di Saroo, bambino indiano che una notte, dopo aver seguito il fratello maggiore a lavoro in una stazione ferroviaria, si addormenta su un treno risvegliandosi la mattina dopo in viaggio verso la gigantesca Calcutta. Incapace di tornare a casa da solo, Saroo si ritrova a vivere per strada, sfuggendo a numerosi pericoli, fino a quando non viene accolto in un orfanotrofio che lo mette in contatto con una famiglia australiana, i Brierley (Nicole Kidman e David Wenham), che lo adottano nella loro casa in Tasmania.


Lì Saroo (interpretato da Dev Patel) cresce per 20 anni felici, dimenticando le sue origini, la sua famiglia e persino la sua lingua madre. Conosce una ragazza (Rooney Mara) con cui inizia una relazione, e la sua vita sembra procedere verso una tranquilla felicità. Ma una sera, a cena da un amico anche lui di origini indiane, dopo aver assaggiato un dolce tipico della sua terra, Saroo ricorderà il fratello e la madre perduti anni prima e con l’aiuto di un appena inventato Google Maps (siamo nel 2008) comincerà una lunga e a tratti frustrante ricerca per tornare nella sua casa natia…

È difficile tentare di guardare a questo film prescindendo dal piano emotivo: se da una parte è assolutamente vero che la struttura, in termini puramente drammaturgici, appare sfilacciata e piuttosto vuota, la storia narrata si avvale di una potenza emotiva molto forte, visto il grande realismo con cui viene mostrata la vita di Saroo bambino a Calcutta: una fuga continua da uomini e donne che sembrano non volere altro che fargli del male e rubargli quel poco di infanzia rimasta. È vero però che nella seconda parte molte scelte sembrano non portate avanti fino in fondo. La storia, incentrata sul rapporto di Saroo col suo fratello naturale in India e il suo nuovo fratello in Tasmania, anch’egli un bambino adottato ma non in grado di vivere serenamente la sua nuova vita, non riesce a trovare un giusto compromesso tra drammaturgia e realtà. Il film apre molte strade per poi abbandonarle in favore del finale, rendendo vuoto il secondo atto della pellicola che invece avrebbe potuto mostrare l’adattamento di Saroo alla sua nuova famiglia. Forse non c’era una storia da raccontare, dato che in poche battute Saroo viene mostrato felice di essere nuovamente amato da qualcuno, dopo l’inferno che ha attraversato.

Come già detto, il film vive della verità che racconta, ma c’è da chiedersi se un documentario non avrebbe sortito un effetto migliore dal punto di vista drammaturgico. La sensazione è che laddove il film cerchi di fare il film, ossia con scelte tematiche e di sceneggiatura, non riesca ad andare a fuoco, talmente è concentrato a raccontare la storia di un ritorno a casa che poco ha a che vedere con il tema del rapporto fraterno che viene sviluppato sin dalle primissime battute per poi essere abbandonato. Peccato, perché poteva essere un punto di vista interessante attraverso cui narrare la storia, che comunque riesce a emozionare soprattutto in apertura e in chiusura, traballando nel corpo centrale. In ogni caso, la bella regia e fotografia rendono Lion un film gradevole che chiude in bellezza questa #RomaFF11, chiudendo un cerchio iniziato con Moonlight, un altro film che, sebbene tratti un tema diverso, raccontava anche quello la storia di un’infanzia finita troppo presto.

Lion – La strada verso casa uscirà nelle sale italiane il 22 Dicembre 2016 su distribuzione Eagle Picures.