Recensione Maria per Roma: dove la guardi è bella… o forse no? – #RomaFF11

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Recensione Maria per Roma: dove la guardi è bella… o forse no? L’opera prima di e con Karen Di Porto alla Festa del Cinema di Roma 2016

Un’opera prima è sempre una scommessa, prima di tutto su se stessi e successivamente sull’impatto che si avrà sul pubblico. Maria per Roma, secondo titolo italiano presentato in selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2016 dopo Sole cuore amore di Vicari, è la prima fatica cinematografica di Karen Di Porto.


La Di Porto sceglie di raccontare un po’ se stessa nel personaggio di Maria, un’aspirante attrice romana che sbarca il lunario facendo la key holder (sì, esiste anche questo lavoro, cosa non fa fare la crisi), ovvero l’incaricata da un’agenzia di accogliere i turisti nelle case di lusso in affitto, per dar loro tutte le istruzioni del caso, finendo per affittare anche il proprio monolocale.

Maria per Roma, proprio come enuncia il titolo, è un giro per la Capitale con la protagonista, durante una sua giornata tipo con qualche risvolto inaspettato, tra check-in e provini al limite dell’assurdo, una moderna Cenerentola che cerca di sbarcare il lunario, arrivare a fine giornata e allo stesso tempo non rinunciare ai propri sogni e alle proprie speranze per un futuro migliore. Una donna come tante, che però ha la capacità attraverso l’interpretazione – oltre che la regia – della protagonista, di renderla simpatica e vicina agli spettatori. Merito anche della dolce cagnolina Bea che segue ovunque la sua padrona, e ad un certo punto non può fare le scale o correre poiché soffre di uno scompenso cardiaco e quindi Maria è costretta a portarla in braccio dappertutto.

Il film risulta piacevole, quasi una coccola sul divano mentre fuori fa freddo, sceglie di prendere in esame una giornata come tante, ma rilevante per alcune decisioni e scelte, di cui però non sapremo le conseguenze e l’esodo. La sequenza iniziale del film è molto interessante nel dialogo fra una giovane Maria e il padre Non ti far regalare mai niente da nessuno, per pagare devi sempre avere i tuoi soldi, che poi sono i miei”, filosofia di vita che però va sprecata, poiché purtroppo non ritorna nel corso della pellicola; al contrario si rivede ciclicamente il personaggio di un amico (ma lui forse vorrebbe essere qualcosa di più) di Maria, che ha scelto di abbandonare la carriera di attore pur essendo promettente, perché “aveva bisogno di lavorare”.

Un altro modo rispetto a Vicari per raccontare indirettamente la crisi odierna che colpisce il nostro Paese quindi, meno tragica e più tragicomica; una fotografia di una parte della vita di una persona più che un racconto compiuto con un inizio e una fine. Il cambiamento di chi un tempo “aveva i soldi” come ricorda la madre di Maria nel film, un’opera prima quindi interessante, ma lungi dall’essere potente e coraggiosa come fu Lo chiamavano Jeeg Robot, presentato lo scorso anno alla Festa e da molti avvicinato a Maria per Roma.