Recensione Rogue One: c’è una Nuova Speranza per i film di Star Wars?

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Recensione Rogue One – A Star Wars Story: il primo film delle nuove antologie riesce a convincere, ma in fondo se ne sentiva la necessità?

Ammettiamolo: di Star Wars non ne possiamo più. E lo scrive un 25enne che conserva gelosamente la collezione in VHS della trilogia originale, che sa a memoria e ama la trilogia del 2000 (sì, compreso il bistrattato Jar Jar Binks) e che del capitolo VII non ha cuore di parlare male, anche se vorrebbe tanto farlo.


Basta Star Wars: sia che si sono seguite solo le saghe cinematografiche, sia (e soprattutto) se si è prestato attenzione a ciò che accadeva ai margini, nella costruzione dell’universo espanso. Tra fumetti, videogiochi e serie tv (tra cui le ottime Star Wars: Clone Wars e Star Wars: Rebels, forse le uniche creature decenti da quando la Disney è entrata in campo), la storia della galassia lontana lontana è stata narrata, rivista e rigirata migliaia di volte, indagando ogni anfratto, ogni pianeta, ogni singolo asteroide solitario.

Di questo Rogue One, diretto da Gareth Edwards, non si sentiva l’ombra di necessità. E arriva, infatti, un po’ in sordina, con qualche accenno di trama e una tribolata storia di lavorazione (il famoso rumor su quel 40% di film da rigirare poi è stato smentito, ma che una buona parte del film sia stata aggiunta dopo la fine lavorazione è confermato). Di certo non è stato creato l’hype che ha accompagnato Il Risveglio della Forza, forse per scelta voluta da parte della Disney/Marvel/LucasFilm. Quindi, al buio in sala, si sapeva soltanto uno stralcio di sinossi: tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, la Principessa Leila (o Leia) consegna a un droide i piani della Morte Nera e chiede l’aiuto del Jedi Obi-Wan Kenobi. Ma come sono stati rubati quei piani? Questa è la storia di quel gruppo di ribelli che portò una nuova speranza in seno alla ribellione.

Partiamo da un avvertimento: il doppiaggio italiano è agghiacciante. Se potete, vedete il film in lingua originale. Ciò detto, nella sua totale assenza di utilità, Rogue One riesce a non essere il fiasco che, in tutta onestà, era largamente atteso. Per tutta una serie di motivi: il primo è la potenza tecnologica al servizio del film, che non solo mette in piedi una macchina scenografica tra le più spettacolari della storia di Star Wars (d’altronde Edwards è un’autorità nel campo degli effetti speciali), ma che riporta in vita ben due attori del quarto (e quindi primo) film, mediante CGI. Una scelta che forse farà discutere, ma che per fattura è lodevole, riuscendo a evitare il tanto temuto effetto videogioco. Rogue One ha tutta l’aria di essere un “contentino” per i fan della vecchia guardia, per tutti quelli che quando Kylo Ren si è tolto la maschera hanno avuto un piccolo arresto cardiaco. Si tratta in fondo, della storia che precede di poche ore il vero inizio della saga e riesce quindi a emozionare, anche per il tratteggio ben riuscito dei tre personaggi principali: la guerriera ribelle Jyn Erso (Felicity Jones), il sicario Cassian Andor (Diego Luna) e il droide K2, doppiato in originale da Alan Tudyk. Oltre a riuscire a regalare quadretti comici che portano l’indelebile marchio Disney, i tre ribelli creano una sincera affezione, perché in fondo è a loro che si deve l’inizio di tutto. Questo il film lo sa bene e porta le emozioni dello spettatore proprio verso una direzione nostalgica che però non cede quasi mai al patetismo.

Il secondo motivo sono le Guerre Stellari. Dopo anni di saltelli con le spade laser e di sermoni religiosi sulla Forza (che somiglia fastidiosamente sempre di più a un Dio), ci eravamo dimenticati che il centro di Star Wars sono appunto le star wars: in Rogue One siamo largamente accontentati, con una seconda parte di film che ci porta su uno spettacolare scenario caraibico dove tutto ciò che l’Impero e l’Alleanza Ribelle hanno nell’arsenale della loro flotta viene mandato a schiantarsi nello spazio, con una coreografia di battaglia davvero niente male.

Il terzo è uno spettacolare Darth Vader. Che compare poco, ma riesce a rendersi memorabile in quei brevi minuti in cui è in video, regalando sincera soddisfazione a chi ha temuto, fino all’ultimo, che non comparisse nemmeno l’ombra di una spada laser.

Non è tutto rose e fiori, sia chiaro. Il gruppo di personaggi principali, tolti i tre citati sopra, è un’inutile accozzaglia di macchiette poco strutturate, primo tra tutti Chirrut, l’insopportabile monaco cieco che combatte con un bastone e sa usare la Forza, per motivi a noi sconosciuti. Una figura presa e riciclata da un qualsiasi film di kung-fu degli anni ’70, messo lì senza una solida ragione narrativa, come il suo compagno Baze Malbus, un guerriero di poche parole che sembra indossare una sorta di armatura di Iron Man (d’altronde sempre di Marvel stiamo parlando). Poi dobbiamo fare i conti con un patetismo semplicione di fondo, che però è collegabile a un discorso più ampio: la mancanza di nuovi argomenti per trattare la materia Star Wars.

Sia chiaro: l’idea del film antologico è ragionata, ma viene da chiedersi se nello stesso tempo e con la stessa fatica che gli autori usano per inserirsi in ogni piccola crepa della trama per cercare di cavarne fuori un film, non sarebbe più utile tentare di guardare oltre una macchina come Star Wars, che ha già in programmazione due grossi kolossal per i prossimi anni. Il rischio è creare una sorta di bulimia verso un universo che pur mantenendo intatto il proprio fascino, si è ormai esaurito dal punto di vista narrativo, accartocciandosi inevitabilmente sui soliti temi: la lotta tra il bene e il male, tra il lato oscuro e la Forza, tra la tirannia e la speranza. Temi universali che hanno bisogno di nuova linfa per rendersi memorabili e Rogue One sembra non voler essere altro che un ben riuscito esercizio di stile. Nell’ambito del grande kolossal di intrattenimento per famiglie, Rogue One si mette in lizza per essere un grande successo natalizio, e possiamo farcelo andare bene così. Ma Star Wars è stato molto più di questo, ha rappresentato molto più che un semplice blockbuster. Nonostante Rogue One non sia un brutto film e abbia largamente superato le aspettative di fallimento, il suo destino è quello di essere uno degli innumerevoli film di Star Wars, perduto in questa galassia di titoli e kolossal ad alto budget che rappresentano il marchio di fabbrica della Disney. Che per un film come Rogue One, che è davvero una gradita sorpresa, è un vero peccato.

Rogue One – A Star Wars Story è nei cinema italiani dal 15 Dicembre 2016 su etichetta Disney.