Recensione The Good Place Stagione 1: la comedy più originale dell’anno, fino alla fine

Infinity catalogo serie tv Ascolti USA Lunedì

Recensione The Good Place Stagione 1: la comedy più originale dell’anno, fino alla fine.

E’ sempre più difficile fare una comedy davvero originale in tv, con un’offerta sempre più variegata che arriva da tutte le parti e ritmi produttivi sempre più serrati a cui sottostare. In questa stagione televisiva ci sono state però molte nuove comedy interessanti, ma una in particolare però ha bucato lo schermo: The Good Place su NBC.

Merito del “miracolo” (parola scelta non a caso) è di Michael Schur, dopo la sua esperienza sulla stessa rete con Parks and Recreation dove aveva precorso i tempi portando la politica attraverso la satira seriale (prima di Veep & Co.). L’autore ha nuovamente avuto un’idea originale: raccontare com’è la vita dopo la morte, nel good place del titolo. Ma non poteva essere così semplice, ovviamente: Eleanor (un’adorabile Kristen Bell) viene accolta dall’architetto di quartiere Micheal (Ted Danson) ma ben presto il pubblico scopre che è lì per errore: da viva era una persona orribile che pensava solo a se stessa.

Da qui l’inizio di una catena di eventi per tenere nascosta la cosa che la porteranno a rapportarsi con gli altri deceduti del good place, tra cui il professore di etica Chidi (William Jackson Harper), eterno indeciso nonché sua anima gemella decretata da “lassù”; e la coppia vicina di casa, anime gemelle tra di loro, l’affascinante e vanesia Tahani (Jameela Jamil), organizzatrice di eventi, e Jianyu (Manny Jacinto), un monaco buddista che ha fatto voto di silenzio. Completa il dissacrante quadretto dell’aldilà l’assistente/segretaria di Michael e di tutti gli abitanti del good place, Janet (D’Arcy Carden) che ha la sua controparte cattiva – ovviamente – in Bad Janet. Schur non ha disdegnato nemmeno di chiamare qualche vecchia conoscenza di Parks and Rec: Adam Scott appare infatti in una manciata di episodi nei panni dell’adorabilmente diabolico boss del bad place.

Nulla è come sembra in The Good Place. Il coraggio più grande di questa comedy è stato puntare fin dall’inizio su 13 episodi – per non impegnare per un’intera stagione i due grandi nomi coinvolti e per non annacquare troppo la storia come spesso capita sulla tv in chiaro. Non solo: The Good Place ha serializzato moltissimo la storia, con continui colpi di scena e cliffhanger degni del miglior Lost per portare lo spettatore a voler vedere l’episodio successivo e, caso clamoroso data la comune disaffezione del pubblico, gli ascolti sono andati bene e ci sono tutti i presupposti per l’ordine di una seconda stagione, non ancora arrivato ufficialmente da NBC.

Punti forti di The Good Place sono quindi la comicità dissacrante, le trovate geniali, i continui plot twist che non si sono risparmiati nemmeno nel finale, un’ottima scrittura e ottimi attori, a dimostrazione che ci vogliono entrambi per sapere far ridere con intelligenza e allo stesso tempo di gusto. Un’aldilà così geniale non l’avevate mai visto, davvero. Fino alla fine. E oltre.