Recensione Una Serie di Sfortunati Eventi: tratta dal film o dai libri?

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Recensione Una Serie di Sfortunati Eventi – La serie, che continua dove il film si era interrotto, trascura i tre protagonisti in favore di Neil Patrick Harris

Recensione Una Serie di Sfortunati eventi – Una premessa doverosa: se non avete mai aperto nemmeno uno dei libri della saga degli orfani Baudelaire, è arrivato il momento di rimediare. I libri di Lemony Snicket (pseudonimo di Daniel Handler, che della serie tv è anche produttore esecutivo e sceneggiatore) non sono dei semplici romanzi per ragazzi. Bestseller in tutto il mondo, giocano su un sottile equilibrio tra ironia crudelissima e humor nero che li rende insieme divertenti e angoscianti, surreali ma incredibilmente logici.


Già una volta, come di certo saprete, si era tentato di portare sullo schermo gli Sfortunati Eventi, con un film del 2004 passato inspiegabilmente in sordina, nonostante fosse un ottimo prodotto. Oltre al cast, eccezionale, (un memorabile Jim Carrey nei panni del Conte Olaf, Meryl Streep come Zia Josephine, Billy Connolly e Timothy Spall come zio Monty e Arthur Poe, la voce narrante di Jude Law, senza contare i tre protagonisti, Emily Browning – Violet – e Liam Aiken – Klaus – e le gemelle Kara e Shelby Hoffman nel ruolo di Sunny), il film era riuscito nel difficile intento di intercettare il tono dei romanzi: dark come i migliori Tim Burton ma comunque divertente senza bisogno di ricorrere a gag, che pure sarebbero state facili con un attore come Jim Carrey.

La serie, uscita venerdì 13 gennaio 2017 su Netflix (qui il catalogo serie tv), ha cercato di riprendere ciò che del film aveva funzionato, ossia quasi tutto, e di riorganizzarlo dilatando le trame per essere più fedeli ai romanzi, dedicando due puntate a ogni capitolo della saga. Una Serie di Sfortunati Eventi funziona, è piacevole e tutto sommato i fan, che siano dei libri o del film, possono ritenersi soddisfatti. Eppure, qualcosa non torna: l’impressione, infatti, è che l’autore della serie (Mark Hudis – That ‘70s Show, True Blood, Nurse Jackie – ) abbia deliberatamente tratto ispirazione più dal film che dai libri, sia per stile di scrittura, sia per scelte di scenografia e regia. Scelta che stupisce parecchio, data la presenza di Handler. Il risultato è che i primi 6 episodi non si distinguono quasi dal film, se non per qualche accorgimento che riguarda soprattutto le costanti incursioni di Lemony Snicket (Patrick Warbunton) e, e questo è il punto più debole della serie, l’attenzione smodata dedicata a Neil Patrick Harris, che veste i panni del Conte Olaf; scelta azzeccata se non fosse che i tre Baudelaire, che sono i protagonisti della storia (interpretati da Malina Weissman, Louis Hynes e la piccola Presley Smith), sono completamente messi in ombra insieme ai loro tratti distintivi, che rappresentano un punto focale nel racconto originale. Inoltre, persino la scelta di cast sembra ricalcare quella del film, specie per Malina Weissman, incredibilmente simile all’allora sedicenne Emily Browning. Per non parlare del telescopio, oggetto centrale nella serie come nel film, ma totalmente assente nei libri.

Insomma, nonostante non sia una brutta serie, purtroppo la sensazione è che fino alla puntata 6 gli sceneggiatori si siano limitati a fare i compiti a casa e infatti la curiosità stava tutta nel vedere come si sarebbe trattata la storia a partire dal quarto capitolo (La Sinistra Segheria). Con enorme sorpresa, tutto funziona molto bene: oltre a un colpo di scena davvero ben giocato, tanto da sorprendere sia chi i libri li conosce, sia chi non li ha mai aperti, il cast si arricchisce di una grande Catherine O’Hara (preceduta nei primi due episodi da una spassosa Joan Cusack) e semina bene il terreno per i capitoli successivi (sentirete presto parlare dei trigemini Pantano, che si sono intravisti sul finale). Una vera gioia per i fan che hanno atteso per anni di vedere sullo schermo come continuano le tristi avventure degli orfani Baudelaire. Speriamo che Netflix aggiusti il tiro e dia più spazio a questi sfortunati ragazzi, che se lo meritano davvero.

Recensione Una Serie di Sfortunati Eventi: il trailer