#TBT Throwback Thursday in Serie: Alla riscoperta di… Desperate Housewives su Amazon Prime Video

#TBT – Throwback Thursday in serie: Alla (ri)scoperta di… Desperate Housewives

Nuovo appuntamento settimanale con la rubrica di Dituttounpop dedicata alla riscoperta di drama e comedy più o meno “storici” o anche piccole grandi chicche seriali che arrivano in catalogo sui vari servizi streaming e che quindi potrete recuperare con delle belle maratone di binge watching. Stavolta tocca a Desperate Housewives.

Desperate Housewives: la madre di tutte le dramedy

Dopo Castle e Mad Men, rimaniamo nel passato “recente” e torniamo su ABC con Desperate Housewives, la serie cult di Marc Cherry interamente disponibile su Amazon Prime Video. Nell’anno di Lost a pochi giorni di distanza, debuttò sulla stessa rete la comedy che avrebbe cambiato il concetto di comedy al femminile e da cui sarebbe dipeso il mix riuscito di dramma, commedia e mistero, in un modo mai visto prima, tanto sulla tv generalista (qualche anno dopo arriverà sulla stessa rete Ugly Betty) e sul via cavo (come l’anno successivo per Weeds, di cui avevamo parlato nel primo appuntamento di questa rubrica). Desperate andò in onda per otto stagioni dal 2004 al 2012, giocando con i flashback come Lost insegnò a fare lo stesso anno, e affrontando nel mezzo anche il terribile sciopero degli sceneggiatori che ridusse le storyline e il numero di episodi della quarta stagione, che vide anche un importante salto temporale rinnovare il racconto della comedy per non renderlo sempre troppo uguale a se stesso. Un po’ “un Sex and the City versione casalinga” per l’impatto che ebbe in tutto il mondo.

Cherry, come ha raccontato più volte in seguito, si ispirò in modo semi-autobiografico alla madre, avendo scoperto la sua triste vita da casalinga, di cui lui da piccolo non si era accorto perché “l’importante era l’apparenza, che tutto apparisse perfetto”. Così, un po’ come aveva fatto Tim Burton in alcuni suoi lavori come Edward Mani di Forbice (e con cui la serie ha in comune il compositore della colonna sonora Danny Elfman) raccontò in modo caustico, a tratti cattivo e mai visto prima la vita di quattro (poi un po’ di più nel corso delle stagioni) casalinghe di Wisteria Lane, fittizio sobborgo americano che li rappresentava per traslato tutti e ne incarnava la perfezione esterna e il marcio e i segreti che giacevano all’interno delle case ben curate e dei sorrisi di circostanza. Quanto vogliamo davvero sapere dei nostri vicini? recitava una celebre frase della serie e un claim per pubblicizzarla.

La più rappresentativa di questo concetto fu sicuramente Bree Van De Kamp (interpretata da Marcia Cross) regina incontrastata della perfezione e dei “capelli che non si muovono” ma con una grande infelicità interiore. Accanto a lei Susan Mayer (Teri Hatcher), madre divorziata dall’innamoramento facile e lavoratrice da casa, Lynette Scavo (Felicity Huffman), che aveva lasciato il lavoro per restare a casa con i quattro figli, fra cui due terribili gemelli, e Gabrielle Solis (Eva Longoria), annoiata giovane casalinga che ha una relazione con il sexy giardiniere.

Accanto a loro la casalinga “facile” del quartiere, l’agente immobiliare Edie Britt (Nicolette Sheridan) che lasciò alla quinta stagione per problemi sul set, e la narratrice dell’intero serial, Mary Alice Young (Brenda Strong), il cui suicidio è il motore dell’intera vicenda, poiché porta le quattro protagoniste non solo a indagare per scoprire la verità sulla morte dell’amica, ma soprattutto a mettere in discussione se stesse e la propria vita (e i propri segreti, tantissimi lungo tutta la serie nei canoni soap di ABC): tutta la storia viene raccontata dal suo punto di vista, passata a miglior vita.

Nel corso delle stagioni si avvicenderanno a Wisteria Lane altre casalinghe: per breve tempo la casalinga di colore Betty Applewhite (Alfre Woodard) e l’italo-americana Angie Bolen (Drea de Matteo) e per più stagioni l’ex residente del quartiere Katherine Mayfair (Dana Delany, che avrà poi una sua serie Body of Proof su ABC e farà una comparsata in Castle sulla rete per ricongiungersi con il marito televisivo Nathan Fillion, lì protagonista) e l’ex amica di Lynette, Renee Perry (Vanessa Williams, direttamente da Ugly Betty ma un buco nell’acqua perché per nulla con l’appeal e la cattiveria di Wilhelmina Slater).

Ogni casalinga porta con se un mistero stagionale (a parte Vanessa Williams, occasione sprecata), e se nelle ultime due stagioni la serie perde un po’ di smalto riesce a conquistarsi un’ultima stagione e un finale progettato, grazie agli ascolti ancora buoni. La comedy è entrata nella storia della tv per aver affrontato sulla tv generalista e in primetime tematiche considerate anche “scabrose” come il suicidio, l’aborto, oltre al femminismo, il ruolo della donna, la tematica LGBTQ+ molto cara a Cherry, gay dichiarato, e molte altre. Retaggio di una tv che sta pian piano scomparendo, ogni stagione dalla terza alla settima contiene anche un episodio con al centro un disastro annunciato e sede di una morte importante verso metà stagione, quasi a fare da spartiacque fra la fall e la midseason.

Eterne casalinghe disperate

La serie ebbe una promozione sempre attenta e mirata, che prima dell’inizio venne pubblicizzata negli Usa sulle buste della spesa, tecnica azzeccatissima dato che a fare la spesa erano spesso le casalinghe che si sarebbero viste ritratte nella serie. Tanto da avere, come successo qualche anno dopo con show ben più altisonanti come House of Cards che ebbero un riscontro di visione alla Casa Bianca: la allora first lady Laura Bush e la second lady Lynne Cheney si definirono proprio, dopo la visione della comedy, delle “casalinghe disperate”.

Dopo la fine della serie, Marc Cherry, insieme proprio ad una delle casalinghe, Eva Longoria, creò Devious Maids, un’altra mystery dramedy nello stesso stile di Desperate, ma dal punto di vista della servitù (con quindi un cast in gran parte latino, plauso all’epoca, che diventava protagonista e non più figura di contorno): andò in onda dal 2013 al 2016 per quattro stagioni d’estate su Lifetime per poi essere cancellato per bassi ascolti senza un finale. Nel 2019 Cherry ci ha riprovato con Why Women Kill serie antologica di tre possibili omicidi dal punto di vista di tre donne nei confronti dei rispettivi mariti (quanto di Desperate c’è anche qui) in tre epoche diverse su CBS All Access, già rinnovata per una stagione 2.

La sigla

Iconica pur essendo andata su un network generalista (e tagliata in una versione breve per questioni di minutaggio dalla quarta stagione in poi) la sigla di Desperate Housewives attraverso il ruolo della donna nel corso della storia: ideata dallo stesso Cherry con le musiche di Elfman, vinse un Emmy e un Broadcast Music Incorporated Award per la sua realizzazione. Si coglie dai colori, dalla mela simbolo della serie (tanto che ogni stagione ebbe una campagna che vedeva metaforicamente le casalinghe alle prese con qualcosa inerente il loro status) l’identità comedy della serie, con un retrogusto dolceamaro.

Si inizia con Adamo ed Eva, i primi Uomo e Donna secondo la Bibbia, del pittore e incisore tedesco rinascimentale Lucas Cranach il Vecchio, seguiti da dipinti egizi che raffigurano Nefertari; poi arriva il ritratto dei coniugi Arnolfini, del pittore fiammingo Jan van Eyck, seguito dal celebre American Gothic, dell’artista statunitense Grant Wood; il poster di una campagna della Seconda Guerra Mondiale “Am I proud”, con una donna che sorreggeva contenitori e conserve, infine Campbell’s Soup Cans, l’opera di Andy Warhol. Partiamo quindi dall’antichità primordiale di Adamo ed Eva e gli antichi egizi per finire alla casalinga moderna.

Le casalinghe di Wisteria Lane

Teri Hatcher è Susan Mayer
Felicity Huffman è Lynette Scavo
Marcia Cross è Bree Van de Kamp
Eva Longoria è Gabrielle Solis
Nicollette Sheridan è Edie Britt
Alfre Woodard è Betty Applewhite
Dana Delany è Katherine Mayfair
Drea de Matteo è Angie Bolen
Vanessa Williams è Renee Perry
Brenda Strong è Mary Alice Young