Tokyo Love Hotel: un luogo di amore, sesso e… tragicommedia? [RECENSIONE]

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Tokyo Love Hotel – La recensione del film del bad boy del cinema giapponese Hiroki Ryuichi

Il Tokyo Love Hotel dell’omonimo film è un luogo di incontro, prettamente sessuale, a volte sentimentale, soprattutto personale. Nel lungometraggio viene mostrata una giornata – e una notte – di avvenimenti riguardanti vari personaggi, soprattutto coppie, e come quel particolare giorno modificherà le loro vite.

All’Atlas, un “love hotel” (il cosiddetto motel a ore) di Kabukichō, il più famoso quartiere a luci rosse del Giappone, c’è spazio per il sesso – non si disdegnano scene esplicite seppur censurate come d’uso nel Sol Levante – ma anche per i sentimenti, i confronti, i litigi, i riavvicinamenti, tanto dei clienti quanti dei dipendenti, in situazioni diverse: l’attesa della caduta in prescrizione di un reato, una relazione extraconiugale da tenere nascosta, la scoperta del tradimento della persona amata.

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Tokyo Love Hotel

Tutto sembra essere raccontato attraverso gli occhi di Toru, il direttore dell’albergo che vorrebbe in realtà lavorare in un hotel a cinque stelle, ma Tokyo Love Hotel è un film corale in cui il motel e il “protagonista” fungono semplicemente da perno. Così come funge da perno l’atto sessuale, visto sempre come un momento tragicomico, di esposizione del proprio io più interiore e nascosto, perverso o ridicolo che sia. Non si tratta però di un film disturbante, bensì di una storia amara, sull’infelicita della vita e dei traguardi non raggiunti e sulla disperata ricerca della libertà per riuscire ad ottenerli. Libertà dalla legge, da una relazione, da un lavoro, da legami sentimentali e fraterni.

La regia del bad boy Hiroki Ryuichi coniuga tutta la sua esperienza nei film soft e poi hard core per poi approdare nei film per tutti, sempre a tema sessuale/sentimentale. La macchina da presa utilizza spesso campi totali, ci fa entrare nelle camere dell’albergo a ore in punta di piedi, a metà tra lo spiare voyeuristico e il delicato intromettersi nella vita altrui. L’atmosfera ricorda molto quella degli anime giapponesi, con una canzone metaforica all’inizio e alla fine, ad avviare e chiudere la vicenda – o meglio, le vicende – eseguita da una dei personaggi, cantautrice in erba. C’è esasperazione nei dialoghi, c’è attenzione nei gesti e nei particolari, vi è un ritmo troppo lento e dilatato: se il film fosse durato mezz’ora di meno, e molte sequenze – come quella intimistica molto espressiva della vasca – la metà del tempo, la pellicola ne avrebbe sicuramente giovato in termini di pesantezza drammaturgica. Nel complesso un’opera interessante, ma che andava aggiustata e “rattoppata” per divenire perfettamente su misura.

Tokyo Love Hotel, dopo il successo al Far East Film Festival, esce nelle sale italiane il 30 Giugno 2016 distribuito dalla Tucker Film.

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