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A Knight of the Seven Kingdoms, Peter Claffey: “Lo stress per i provini ma all’incontro con Dexter c’è stata subito intesa”

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Peter Claffey è inconfondibile, appena si è palesato nella stanza delle roundtable di A Knight of the Seven Kingdoms era subito chiaro a tutti che avevamo davanti Ser Duncan the Tall il protagonista della serie tv prequel di Game of Thrones da oggi 19 gennaio 2026 su HBO Max. Chioma rossa liscia tipicamente irlandese, occhi chiari penetrati e una naturale voglia di divertirsi e di mettere tutti a proprio agio, Claffey si è lasciato andare raccontando l’ansia dei provini, l’incontro con Dexter (Egg) e soprattutto la paura positiva per quello che arriverà dopo.

Peter Claffey e il successo

Se questa cosa dovesse diventare enorme e le persone iniziassero a guardarti, io non vorrei altro che mantenere un atteggiamento umile. Vorrei rendere orgoglioso mio nonno, i miei genitori, la mia famiglia. Continuare a essere la stessa persona. Non prendermi mai troppo sul serio” sono state le sue parole, un ragazzo umile anche sul set in cui quasi non si rendeva conto di poter avere delle pretese visto che era il protagonista. “Tutti erano ugualmente importanti, anche chi lavorava dietro la macchina da presa. Nulla succede senza il lavoro di tutti gli altri“. Da un lato ha paura di quello che succederà dopo l’uscita della serie e anche per quello è contento della partenza immediata della stagione 2.

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Peter Claffey A Knight of the Seven Kingdoms

Il rapporto con Dexter

Peter Claffey ha ricordato l’ansia iniziale, appena saputo di esser stato preso. “Entrare nel mondo di Game of thrones (di cui è fan da sempre, ndr.) è un onore enorme e ne sono profondamente grato, ma è una spada a doppio taglio. Fa paura, senza dubbio”. Per la buona riuscita della serie tv era fondamentale la sintonia tra Duncan ed Egg, interpretato dal giovane (Dexter Sol Ansell): “Quando entri in una stanza con un bambino, un attore bambino, pensi subito di dover essere una guida, una figura quasi fraterna. Ma con Dexter l’illusione del “bambino di nove anni” svanisce subito. Sembra un attore teatrale cinquantenne, con una maturità incredibile. Ha una saggezza impressionante per la sua età“. Ma la figura paterna o fraterna subentra pensando al ragazzo: “Voglio solo assicurarmi che sia protetto e al sicuro, perché sappiamo cosa è successo a tanti attori bambini nel corso degli anni. Io ho avuto un’infanzia completamente diversa dalla sua. Voglio che resti con i piedi per terra, umile, consapevole di ciò che ha. Ha una famiglia fantastica e un gruppo di persone adorabili intorno a lui“. Prima di Dexter aveva incontrato solo un altro bambino che non è stato scelto perché non ha accettato di rasarsi la testa.

Comicità e preparazione fisica

Claffey ha raccontato come dopo aver terminato la vita da rugbysta ha iniziato subito a scrivere sketch comici “Ho sempre amato esibirmi e amo profondamente la commedia. Commedia americana, commedia irlandese: ridere forte. Prima di entrare a scuola di recitazione ho passato un anno a creare sketch, costruendo anche un piccolo seguito sui social“. Per questo quando ha capito che nella serie la parte comica avrebbe avuto una grossa importanza è stato ancora più convinto di poterlo fare.

Nonostante il fisico imponente ha dovuto prepararsi per lavorare in A Knight of the Seven Kingdoms, in particolare a Belfast hanno lavorato per andare a cavallo: “tantissimo allenamento al combattimento: spade, scudi, angolazioni, tecnica. È stato incredibile. E poi aumentare massa muscolare”.

Bertie Carvel e il personaggio di Baelor

Interpreto Baelor Targaryen, che è il principe ereditario del regno ed è anche il Primo Cavaliere del Re” ha raccontato Bertie Carvel. “Siamo in un’epoca in cui la dinastia Targaryen è, diciamo, nella sua fase tarda: hanno perso la loro arma nucleare, i draghi. Non hanno più quella forza schiacciante con cui hanno conquistato il regno, e quindi direi che sono politicamente instabili. Io e mio fratello stiamo facendo una sorta di viaggio attraverso il regno per assicurarci che il sostegno dei baroni resti saldo, e arriviamo a questo piccolo torneo, in una sorta di luogo sperduto nel Reach. Ed è lì che la nostra storia si intreccia con quella dell’eroe del racconto, Ser Duncan, che come sapete è un hedge knight: non è un grande cavaliere al servizio di una casata importante”.

A Knight of the Seven Kingdoms parla anche del presente: “Trovo toccante che in questa serie ci sia una risonanza con il presente. È una storia per il nostro tempo perché parla di eroismo e coraggio morale. Nonostante gli elementi fantasy è un mondo in cui le cose vanno male, e questo lo rende credibile. C’è un pragmatismo molto forte.

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