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Avvocato Ligas e la preoccupante deriva nazional-popolare (ma di qualità) di Sky

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“A noi la qualità c’ha rotto er caxxo!”, una delle frasi simbolo di Boris pronunciata da uno straordinario Francesco Pannofino nei panni di Renè Ferretti, probabilmente sarà risuonata qualche tempo fa nei corridoi dei vertici di Sky, durante le prime riunioni per affrontare l’addio di HBO. La scelta è così ricaduta per il tentativo di spingersi in direzione di una basic cable americana di qualità, che allontani i prodotti puramente d’autore e che possa inseguire il pubblico che si abbona per altre ragioni alla piattaforma. Piuttosto che rimpiazzare HBO meglio andare a riempire il vuoto lasciato orami da anni, dai prodotti Disney. Altrimenti non si spiega come nasca Avvocato Ligas.

La serie tv in sei puntate con Luca Argentero è un prodotto dalla confezione scintillante che strizza l’occhio a Suits e le produzioni americane, ma dal contenuto fiacco, debole e decisamente meno riuscito. Ligas non ha nulla di memorabile, è una serie come tante che andrebbe bene per variare un parco seriale ricco e profondo, ma che non può essere il titolo di punta di una piattaforma come Sky.

Avvocato Ligas
© Images: 2025 Sky Studios Limited – Sky Italia S.r.l.

Avvocato Ligas, qualità nella forma…ma la sostanza?

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Metto subito le cose in chiaro: stiamo parlando di un prodotto di qualità, ben fatto, ben girato e ben recitato, un buon prodotto nella media complessiva di quello che si produce in Italia. Ma se lo andiamo a mettere a confronto con il catalogo di Sky è un titolo mediocre, banale, che tenta di imitare la peggiore e più semplice tv generalista americana ma che non ha il coraggio di disturbare. Ligas vuole restare nella superficie delle cose, nell’apparenza, con un protagonista anti-eroe sulla carta. Come se bastassero due battute ciniche sparse qua e là per definirsi eroe negativo.

Avvocato Ligas è una tipica serie che negli Stati Uniti definirebbero light legal character driven, una serie leggera a sfondo legale e costruita intorno al suo protagonista. Un personaggio che è stato definito come pessimo, ma che alla fine a quella bontà tipica di una serialità che non vuole dar fastidio a chi guarda di sfuggita. Ti getto qualche seme ma se ti sei perso una puntata non c’è problema, peccato che non è una serie da 18/24 puntate ma da sole sei puntate e che la trama orizzontale sia tutta costruita sul protagonista che però risolve tutto e ne esce più buono e positivo di quanto sembrasse all’inizio. Addirittura in odore di santità (spoiler) visto che Petrello lo denuncia all’ordine per aver falsificato una sentenza ma che lui aveva semplicemente scritto una sentenza di assoluzione per il figlio di una donna morente. Un atto di pietà, altro che cinismo.

Il nazional popolare ci invaderà?

Anche alcuni tentativi recenti di Sky di aprirsi a un mondo più nazional popolare, erano però rimasti all’insegna della qualità autoriale dall’adattamento di A casa tutti bene a Petra o Un’estate fa, ma dalla terza e a questo punto ultima stagione di Call My Agent-Italia, passando per Piedone e fino ad arrivare ora a Ligas si sta notando una scarsa attenzione a quello che era uno dei punti di forza della serialità Sky: la scrittura.

La cura del dettaglio visiva non trova più un corrispettivo nella narrazione. Personalmente io amo i light crime e i procedurali scaccia pensieri della tv generalista americana, ma loro sono maestri a farli. E questo tentativo di realizzare delle fiction da tv generalista con una mano di qualità visiva (un po’ come si dà una mano di bianco a coprire i buchi sul muro) è lontana parente della serialità Sky. Un riempitivo e non più una scelta. E la differenza non è poi così sottile.

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