Per il suo quarto film il testimone torna nella sua nativa Palermo, e a questo giro di fronte alla sua lente indagatrice c’è la religione. …Che Dio perdona a tutti è il quarto film di Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, tratto dal suo omonimo romanzo del 2018 e ispirato da un incontro con Papa Francesco. Il film, una produzione Our Films e Piperfilm, è al cinema a partire dal 2 aprile.
Che Dio perdona a tutti: commedia degli errori spirituali
Arturo è un agente immobiliare cinquantenne che vive a Palermo. Eterno “zitellone“, la sua è comunque una vita pienissima divisa fra affari, il torneo di calcetto fra le agenzie cittadine e soprattutto da una immensa, smisurata, smodata passione per la pasticceria, della quale Arturo è diventato un finissimo intenditore e content creator. Tutto questo perlomeno finché non incontra Flora: bellissima, interessantissima e soprattutto una straordinaria pasticciera. Il colpo di fulmine è inevitabile, ma c’è solo un problema: Flora è una fervente cattolica, così come tutta la sua famiglia. È così Arturo, che al divino non ci pensava dal 1982, per non perdere l’amata si imbarcherà inizialmente in una maldestra dissimulazione che, inaspettatamente, si trasformerà in un percorso spirituale pieno di sorprese sotto la guida di uno scanzonato Papa argentino.
Sociologia leggera
Che Dio perdona a tutti è un esempio canonico del modus operandi di Pif che abbiamo imparato ad apprezzare sin dai giorni de Il testimone: un tentativo di gettare genuinamente uno sguardo di matrice sociologica sulle cose incartato in un contenitore leggero e, in questo caso, dolcissimo. Di fronte alla lente di Diliberto in questo caso non c’è infatti il divino quanto il cattolicesimo come fenomeno eminentemente culturale, un humus di simboli e modi di sentire in cui noi italiani siamo immersi in un modo che va molto al di là della fede personale.

Un po’ incostante
E se Che Dio perdona a tutti è un esempio maturo di questo modo di fare cinema, inizia anche a mostrare i limiti. Perché se il film è leggero e ironico, Palermo bella come non mai e i suoi dolci divini, l’elemento commedia degli errori si rivela un po’ ripetitivo nonostante il colpo di scena centrale. Ma soprattutto, ci lascia con una leggera sensazione d’insoddisfazione che lascia spazio a una domanda: cosa succederebbe se Pif applicasse il suo sguardo sociologico con un po’ più di rigore?
Il cast
Pif È Arturo, agente immobiliare la cui unica vera passione è la pasticceria siciliana. Giusy Buscemi interpreta Flora, erede della famiglia pasticciera più importante di Palermo che sta aprendo una realtà propria per poter esprimere il proprio spirito di innovazione. Carlos Hipólito è il (mai nominato ma chiaramente di matrice Bergogliana) Papa: dolce ma scanzonato, riflessivo e ricco di joie de vivre. Francesco Scianna è Tommaso, amico e capo di Arturo, nonché prototipo dell’uomo tradizionale siciliano, con tutte le sue contraddizioni. Nel film anche Tommy Kuti nel ruolodi Sunkaru, un silenzioso migrante accolto temporaneamente da Arturo.
La recensione
Che Dio perdona a tutti è un esempio maturo dell’approccio di Pif al cinema, che tenta di gettare sociologico sulle cose incartandolo in un contenitore leggero. Piacevole, ironico, riflessivo quanto basta e non molto di più.
Voto:
7/10