Emerald Fennell è una regista che sicuramente sa far parlare di sé: il suo adattamento di Cime Tempestose è al cinema da una settimana e ha scatenato fiumi d’inchiostro digitale. Con un cast chiacchieratissimo, una colonna sonora firmata da Charlie XCX e la sensibilità viscerale che abbiamo imparato ad aspettarci dalla regista inglese, il film uscito il 12 febbraio ha sicuramente catturato l’attenzione del pubblico. Ma è tutto fumo oppure sotto c’è veramente qualcosa di succoso? Se non lo avete ancora visto, vale la pena indagare insieme.
Cime tempestose: un amore travolgente
Cathy è nata a Cime Tempestose, una tenuta in rovina nella campagna inglese dove vive con il padre — un nobile decaduto alcolizzato e ludopatico — la dama di compagnia Nelly e i pochi servitori rimasti. La sua vita cambia per sempre quando suo padre incontra Heathcliff, un trovatello orfano e muto, e decide di accoglierlo in casa. I due attraversano insieme l’infanzia ed l’adolescenza, sviluppando un legame indissolubile e un’attrazione che non osano confessare a nessuno.
Quando il facoltoso signor Linton, un ricco mercante scapolo, acquista la tenuta accanto a Cime Tempestose, il suo interesse per Cathy potrebbe essere l’unica possibilità per la ragazza di sollevarsi dalla rovina della sua famiglia. Ma l’attrazione fra lei e Heathcliff è troppo potente perché i due riescano a separarsi davvero…
Chiacchiere online vs realtà
Visto che Cime Tempestose è nelle sale da circa una settimana, e la discussione online è a dir poco polarizzata. Da una parte, c’è chi lo critica perché non è un adattamento fedele del romanzo di Emily Brontë; dall’altra, lo difende a spada tratta proprio perché attualizza il materiale di partenza avvicinandolo a estetiche e sensibilità più pop e contemporanee. Quello che si perde in questa discussione è però il chiedersi se e quanto il film funzioni o meno di per se stesso, a prescindere dal materiale originale. La risposta, onestamente, è nì.

Anche l’occhio vuole la sua parte
Se si può dire una cosa innegabile su Emerald Fennel è che è una regista con un fortissimo senso dell’iconismo. Le immagini che si rincorrono sullo schermo di Cime Tempestose sono tutte di fortissimo impatto: composizioni ricche, nervose, ricche di tensione. Il che sarebbe fantastico se non fosse che il film finisce per perdersi completamente nella propria pittorialità: sembra di guardare una serie di video musicali, una collezione di moodboard tenute insieme da un melodramma un po’ troppo insistito e una sensibilità un po’ semplicistica. Un grande peccato, perché se i personaggi avessero mostrato emozioni e interazioni più o meno umane, saremmo potuti essere davanti a un classico contemporaneo. Può comunque valere la pena di essere visto, a patto di sapere di stare entrando in sala per mero appagamento estetico.
Il cast
Margot Robbie è Catherine “Cathy” Earnshaw, ultima discendente di una famiglia gentilizia ormai caduta in disgrazia. Jacob Elordi è Heathcliff, trovatello che viene preso in casa dagli Earnshaw e cresce per diventare un fedele tuttofare. Hong Chau è Nelly, dama di compagnia di Cathy con la quale ha un rapporto tumultuoso, mentre Martin Clunes è il signor Earnshaw, lord di Cime Tempestose che sta trascinando la sua famiglia nella rovina. Shazad Latif è Edgar Linton, un ricco mercante di tessuti che si trasferisce nella tenuta vicina, mentre Alison Oliver è la sua protetta Isabella, una ragazzina frivola che cela un lato nascosto.
La recensione
Visivamente ricchissimo quanto drammaturgicamente povero, l’adattamento di Fennell si perde nelle dinamiche fra i personaggi, lasciandoci con un’esperienza altalenante.
Voto:
6/10