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Furious, la recensione: Emmy Rossum dà anima e corpo in un thriller teso e femminista

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Furious, la miniserie in partenza su Disney+ dal 27 luglio e che andrà avanti fino al 31 agosto, è un thriller intenso da cui gli uomini escono a pezzi. Anni e anni di costruzione di un potere tossico del maschio, bianco, ricco che insegue il potere costi quel che costi dipinti nel peggiore (o nel migliore) dei modi. Consessi di maschi che decidono le sorti degli altri e che sviliscono la ricerca di un’assassina che uccide maschi, bianchi, ricchi, come la caccia a una folle.

Furious esalta Emmy Rossum

Tutto questo non può che rendere le donne protagoniste letteralmente furiose, anche quando sono rassegnate come nel caso della veterana agente FBI, nera e relegata in un sottoscala a occuparsi di quei casi che non interessano a nessuno, che riguardano tratta di donne, prostituzione e simili, perché non aiutano a ottenere migliori posizioni di potere. La tenacia di Alice Black, tormentata giovane agente FBI, interpretata in modo magnifico da Emmy Rossum, sarà l’unico grimaldello inserito nei consessi maschili per cercare di risolvere il caso di questa serial killer approfondendo le ragioni che la spingo ad agire.

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In mezzo a tanta feccia umana, un solo uomo salva la categoria, interpretato da Scoot McNary. A scrivere la sceneggiatura di questa caccia al gatto col topo al femminile è Elizabeth Meriwether che arriva da New Girl ed è passata anche per una miniserie come Dying for Sex capace di coniugare ironia e dramma.

L’ispirazione è stata il film Black Widow del 1987 da cui è stata sostanzialmente presa la premessa di un’assassina che uccide uomini ricchi e di un’agente FBI che le dà la caccia. Per il resto è stato tutto stravolto e attualizzato, dando un significato ancor più profondo alle motivazioni delle due donne. Meriwether è riuscita a dare spruzzate ironiche anche a una serie profondamente drammatica come questa, regalando ulteriore profondità ai personaggi.

Furious
(Disney)

Non rilassante

Furious non è una miniserie in cui cercare consolazione, non coccola lo spettatore, lo prende a schiaffi più di quanto non facciano le serie tv dell’ultimo periodo. Volendo trovarci un paragone recente, potremmo inserirlo nella scia di Half Man, titoli d’autore, di qualità che parlano della psicologia dei personaggi. La serie si muove in verticale, sprofondando nell’anima dei vari protagonisti, sicuramente non è stato un lavoro facile per i vari attori che hanno dovuto affrontare temi complessi che lasciano tracce profonde semplicemente guardando.

Probabilmente il difetto più grosso di Furious è la sua durata, pur volendo approfondire tutti i personaggi è innegabile che in alcuni momenti centrali la serie rallenta, ripete formule già viste, si dilunga su alcuni aspetti che potevano essere sintetizzati. Non è un difetto enorme soprattutto perché dalla quinta puntata poi tutto accelera alzando la tensione emotiva e fisica. La caratterizzazione degli uomini di potere tra finanza, FBI e polizia se vogliamo andare a cercare il pelo nell’uovo di una miniserie ottima, è un po’ troppo stereotipata con attori che hanno già interpretato ruoli simili in passato e sono incastrati nell’immaginario del politicante/traffichino/corrotto.

Ma sono cose che si perdonano a quelle serie tv che osano andare oltre le richieste degli algoritmi e del mercato.

Summary

Furious non coccola lo spettatore, gli chiede impegno per affrontare insieme un dolore collettivo. Distrugge con sagacia e sarcasmo gli uomini che si credono potenti e spietati ma che ne escono malissimo. Ottima prova di Emmy Rossum

Voto:

8/10
8/10
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