Pubblicità
Dituttounpop > SERIE TV > Gigolò per caso – La sex guru, una seconda stagione svogliata e sfilacciata – La recensione

Gigolò per caso – La sex guru, una seconda stagione svogliata e sfilacciata – La recensione

Pubblicità

Qualche settimana fa vedendo Christian De Sica a Che Tempo Che Fa Gigolò per Caso – La sex guru, avevo avuto la sensazione che questa seconda stagione aveva qualcosa che non andava. De Sica appariva svogliato, disinteressato rispetto a un qualcosa che non ricordava, girato da tempo come ha detto in trasmissione. Fabio Fazio ha lanciato alcune clip e De Sica si è limitato a commentare quello che vedeva sottolineando il lavoro del regista. E in effetti guardando le puntate quella sensazione è stata confermata.

Gigolò per Caso – La sex guru, una serie svogliata

Gigolò per Caso – La sex guru è un pastrocchio che abusa di scene al rallentatore, di effetti da montaggio per tappare le falle di una sceneggiatura che non è stata mai sviluppata, ammassando una serie di idee senza metterci anima. Ci sono tante piccole gag ma nessuna funziona davvero e sembra tutto costruito solo per far fare le solite battute con il solito tono a Christian De Sica. Una stagione svogliata ma soprattutto sfilacciata in cui le cose succedevano perché dovevano capitare, senza una vera logica.

- Pubblicità -

La prima stagione, pur senza farmi gridare al capolavoro, aveva una sua coerenza e aveva provato a raccontare il rapporto tra un padre e un figlio molto diversi tra loro. Sembrava aver chiaro il pubblico cui si rivolgeva e le scene di “lavoro” di Alfonso strappavano un sorriso anche per le guest star scelte che rimandavano alle commedie del passato. Tutti i personaggi erano inseriti in un modo comunque coerente all’interno della storia. Nella seconda stagione dal prete di Frank Matano alla moglie di Alfonso interpretata da Ambra Angiolini, sembrano tutti delle caricature forzate.

Quando si sbaglia strada

Il personaggio di Sabrina Ferilli, presentata come una sex guru, non è una dominatrice o un’esperta di sessualità, quanto una guru femminista per la liberazione della donna. Praticamente si è scelto di osare soltanto nel sottotitolo e non nella storia. Gli sceneggiatori si sono probabilmente trovati davanti a un bivio se fare una serie provocatoria, internazionale o se puntare al pubblico della tv generalista, abituato alle commedie italiane innocue e hanno scelto la seconda strada. La faida con i Bremer è forzata, poco brillante, manca di una struttura solida, l’ennesima idea ammassata per dare stimoli a una serie che non ne ha più. E dopo quel cringissimo finale forse è meglio finirla qui. 

Summary

Una serie svogliata che ammassa gag senza un vero filo logico e senza osare mai. Peccato

Voto:

5/10
5/10
Pubblicità