Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il documentario che ricostruisce in modo dettagliato e fedele, la vicenda di Giulio Regeni ricercatore italiano, il cui corpo viene ritrovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016. Grazie al contributo della famiglia Regeni e dell’avvocata Ballerini, le tappe del sequestro e di tutta la situazione sono raccontate in dettaglio. Il film documentario su Giulio Regeni sarà al cinema il 2-3-4 febbraio a 10 anni dalla morte, prossimamente sarà su Sky che ha collaborato alla realizzazione del film.
La narrazione si sviluppa attraverso il processo e le deposizioni dei testimoni a giudizio, dando voce ai protagonisti della vicenda e facendo emergere responsabilità, omissioni e verità negate. Per la prima volta sono i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, a raccontare in prima persona questa vicenda: un padre e una madre che, nella loro ricerca di verità, hanno sfidato il governo egiziano. Scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango.
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo ha recentemente vinto il Nastro d’Argento della legalità. Inoltre dal 18 gennaio al 4 febbraio, nella sala espositiva del Comune di Fiumicello, sarà allestita la mostra “10 anni in giallo: un’onda d’urto” che ripercorre 10 anni con Giulio, attraverso immagini, disegni, oggetti e video.
Chi era Giulio Regeni?
Nato a Trieste, il 15 gennaio 1988, residente a Fiumicello Villa Vicentina, in provincia di Udine, dove cresce in una famiglia di “grandi viaggiatori”. Frequenta il Collegio del Mondo
Unito negli Stati Uniti, dove ottiene il baccalaureato, poi laurea in Arabic e Politics a Leeds,
Master in “Development studies” a Cambridge e dal 2014 dottorando a Cambridge.
Nel 2015, all’età di 27 anni, si trasferisce al Cairo per il dottorato di ricerca sui sindacati
egiziani, all’interno di uno studio storico economico più ampio.
Quello che avrebbe dovuto essere un progetto di ricerca accademica si trasforma in una tragedia che rivela i meccanismi di controllo e repressione del regime egiziano.

Il ritrovamento del corpo
Il 3 febbraio Giulio Regeni viene ritrovato senza vita ai bordi di una strada statale, lontano dal centro della città. Il suo corpo porta i segni evidenti di orribili torture. L’autopsia parla di giorni e giorni di sevizie, di contusioni e abrasioni in tutto il corpo, lividi estesi compatibili con lesioni da calci, pugni e bastoni. Più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti; bruciature e ferite da taglio su tutto il corpo. Quando la madre andrà a riconoscerlo dichiarerà: “ho visto sul suo volto tutto il male del mondo”.
