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Gli oceani sono i veri continenti, storia cubana di chi va e di chi resta – La recensione

Primo lungometraggio di Tommaso Santambrogio, che ne ha anche scritto la sceneggiatura, film d’apertura in Concorso alle Giornate degli Autori, Gli oceani sono i veri continenti è una produzione Rosamont con Rai Cinema, in coproduzione con Cacha Films, in sala dal 31 agosto distribuito da Fandango.

Nelle parole del regista: “La prima volta che sono stato a Cuba avevo otto anni. Mi ricordo che, mentre mi avvicinavo ai controlli dell’aeroporto, assistetti a un abbraccio disperato e inseparabile tra un padre e una figlia, la quale evidentemente aveva trovato il modo di lasciare l’isola e non ci avrebbe fatto più ritorno. Era un addio, una separazione, struggente e ingiusta quanto terribilmente quotidiana e comune nella società cubana, che oggi sta attraversando la più grave crisi migratoria della sua storia. Gli oceani sono i veri continenti deve la sua origine a questa immagine“. Da non perdere, per chiunque abbia sperimentato un addio o o anche solo un arrivederci.

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Gli oceani sono i veri continenti, la trama

Sullo sfondo di una Cuba decadente e in un bianco e nero lacerato dalla pioggia caraibica, i giovani Alex e Edith, l’anziana Milagros e i bambini Frank e Alain vivono la loro vita, fatta di piccoli gesti quotidiani, racconti del passato e sogni di futuro, poco o nulla vissuta in un presente che sembra fuggire.

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Nel contesto di San Antonio De Los Baños, dove sembra che il tempo si sia fermato, si sviluppano le tre rispettive narrazioni e i loro mondi. In un affresco di contemporaneità che prende vita tramite la memoria dei personaggi aleggia però lo spettro della separazione, vera grande piaga della società contemporanea cubana.

Gli oceani sono i veri continenti, la recensione

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A metà tra un documentario e un film drammatico, Gli oceani sono i veri continenti racconta in maniera posata, riflessiva, lenta e meditabonda e per questo ancora più pregnante cosa significa vivere in una nazione come quella di Cuba, da sempre fatta di gente che resta e da gente che se ne va. In mezzo, un solco doloroso. Questa spaccatura si presenta in ogni età, e trasuda dal territorio come sangue. È impossibile sfuggirgli.

Per l’anziana Milagros non esiste vita al di fuori dell’attesa del marito, scomparso durante la missione cubana in Angola. Per Alex e Edith, giovani velleitari e innamorati, si avvicina la separazione. La ragazza è stata presa per una serie di spettacoli di marionette in giro per l’Europa (Italia compresa), lui invece non vede come possibile l’allontanamento da San Antonio. Infine, i due amichetti per la pelle, Frank e Alain, che sognano di diventare ricchi giocatori di baseball e si allenano duramente nonostante la giovane età, ma non possono ribellarsi al volere delle famiglie.

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Non c’è pornografia del dolore, non c’è insistenza sui disagi materiali, che spesso avvengono o vengono discussi fuori camera o sono considerati un non detto reso per immagini. Le riprese, la fotografia, la lentezza già citata contribuiscono a rendere questa pellicola materica, cubista, polverosa. Un film per persone pazienti, che però merita lo sforzo e lo ripaga in poesia.

Il cast

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In un rimescolio costante tra la drammatizzazione e il documentarismo, gli attori hanno lo stesso nome dei personaggi che interpretano. Così, Frank Ernesto Lam interpreta il piccolo Frank, con la passione per il baseball e per le scorribande con l’amico del cuore. Alexander Diego interpreta Alex, giovane con la passione per il teatro e Edith Ybarra Clara è Edith, che fa parte di coloro che sono riusciti ad andarsene.

Gli oceani sono i veri continenti

La recensione

Non c’è pornografia del dolore, non c’è insistenza sui disagi materiali, che spesso avvengono o vengono discussi fuori camera o sono considerati un non detto reso per immagini. Le riprese, la fotografia, la lentezza già citata contribuiscono a rendere questa pellicola materica, cubista, polverosa. Un film per persone pazienti, che però merita lo sforzo e lo ripaga in poesia.

Voto:

8/10
8/10
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