Her Private Hell di Nicolas Winding Refn è un’opera d’arte contemporanea. Una definizione bifronte, da un lato è indiscutibilmente un’opera d’arte creativa, visivamente impattante e coinvolgente, dall’altro lato è però difficile da decifrare, soggetta a interpretazioni e con la necessità di avere una sorta di linea guida interpretativa da parte dell’autore, come spesso capita davanti ai quadri d’arte contemporanea.
Il film è in sala dal 1° ottobre distribuito da MUBI ma bisogna dirlo con chiarezza che non è un film per tutti, che è necessario comprendere che si spenderanno dei soldi per andare a vedere qualcosa che è tutto concentrato nella mente del suo autore e regista, che la mette in scena a suo modo e non fa nulla per andare incontro allo spettatore. Her Private Hell è un film da circolo d’essai, da poche sale sparse nelle città più grandi, da festival.


Her Private Hell racconta la storia di una ragazza, una giovane attrice (Sophie Thatcher) che sta girando un film col padre regista e la matrigna, una sua amica che ha sposato il padre. Lei vorrebbe riavvicinarsi all’inafferrabile padre visionario, lui vorrebbe che le due donne ritrovassero la sintonia perduta. In tutto questo la città futurista più vicina al mondo dei videogame che a quello reale, è immersa in una finta nebbia che rende tutto ancor più imponderabile, un costante senso di insicurezza e precarietà in cui è immersa l’esistenza. In parallelo, in un tempo apparentemente indefinito, in uno spazio ugualmente incomprensibile, si sviluppa la storia di un soldato americano (Charles Melton) che ha perso la figlia.
Il film è immerso in un mondo onirico, tutti i personaggi sono esagerazioni di caratteristiche della realtà. Her Private Hell è costruito come un continuo sommarsi di stati di coscienza, di emozioni e sensazioni tra paura, euforia e gioia. Tutto esiste, nulla sembra reale. Her Private Hell è un’esperienza che dividerà lo spettatore, c’è chi ne apprezzerà la capacità visionaria, chi invece lo odierà per la difficoltà di seguire una trama lineare con personaggi che spuntano, scompaiono e hanno comportamenti difficili da decifrare. Tutto il film è recitato costantemente sottotono, come una continua cantilena ipnotica. Her Private Hell potrebbe essere tranquillamente proiettato a ciclo continuo in un museo d’arte contemporaneo come esempio di opera visiva, visionaria, innovativa. Refn gioca con le luci, con i colori, crea una città fatta di neon colorati che è contemporaneamente reale e irreale.
